Addio Mandela: “L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”

2964

È morto Nelson Mandela. Il padre della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica e premio Nobel per la pace nel 1993, scompare all’età di 95 anni. Icona di un intero popolo, Madiba (soprannome che deriva dal suo clan di appartenenza) ha raccolto stanotte l’omaggio della gente. Una folla di persone si è radunata dinanzi alla sua casa: molti in lacrime, qualcuno sorridendo nel ricordo di un uomo venerato ormai quasi come un santo. Un uomo cresciuto nello spietato regime dell’apartheid razzista che ha oppresso il Sudafrica dal 1948 al 1994. Un leader che ha abbracciato e guidato la lotta armata, che ha trascorso 27 anni in carcere ma non ha mai pronunciato la parola vendetta, e che, una volta eletto presidente nel 1994, ha insegnato il perdono a tutto il mondo.

Ci sarebbe molto da scrivere sulla vita dell’uomo diventato simbolo della storia africana moderna, ma forse bastano alcune sue parole: “Le difficoltà piegano alcuni uomini ma ne rafforzano altri. Non esiste ascia sufficientemente affilata da poter tagliare l’anima di un peccatore che continua a provare, armato solo di speranza, con la convinzione che alla fine riuscirà a rialzarsi”.