Agrigento: Il prefetto Caccamo sposa e condivide le richieste degli agricoltori, interessando il Ministero dell’Agricoltura

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Il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo fa proprie le richieste degli agricoltori che da tempo lamentano la crisi del comparto e annuncia di interessare il Ministero dell’Agricoltura per l’adozione di interventi mirati ad evitare la scomparsa dei settori produttivi su cui poggia l’economia provinciale. E’ stato questo il messaggio che il rappresentante di governo ha trasmesso ieri mattina ai sindaci nell’aula consiliare “Giglia” del Libero Consorzio Comunale di Agrigento nell’incontro istituzionale richiesto al prefetto dal presidente del Libero Consorzio di Agrigento, Giuseppe Pendolino, e dedicato al difficile momento della crisi agricola provinciale.

L’incontro fa seguito ad un’assemblea nei giorni scorsi con sindaci e le associazioni di categoria del territorio al Libero Consorzio per un importante momento di confronto tra le istituzioni e i rappresentanti del mondo agricolo. Al centro di tutti gli interventi dei sindaci l’insostenibilità dei costi di produzione a fronte di un abbassamento dei prezzi di mercato che, senza un’inversione di tendenza, porterà alla chiusura di moltissime attività.

Il documento dei sindaci, redatto dal Libero Consorzio e consegnato al prefetto Caccamo, affronta tutte e problematiche della filiera. “Si parla di aumenti dei costi di oltre il 300 per cento rispetto a pochi anni fa a fronte di una contrazione di quasi il 50 per cento del prezzo di mercato dell’olio e del grano. Gli aumenti riguardano carburante, fertilizzante, fitofarmaci e mezzi meccanici. Oggi si rischia di far saltare la raccolta delle olive e l’abbandono dei terreni a vocazione cerealicola. A cascata sarà una vera e propria tragedia sociale perchè il danno ricadrà anche sulle aziende del comparto zootecnico, già in crisi per gli incendi dello scorso luglio che hanno devastato pascoli e riserve di foraggio. Le aziende agricole non possono permettersi di rinunciare alla semina. Finiranno per fallire anche le imprese della viticoltura e della frutticoltura, già danneggiate dalla politica dei dazi. Il dramma sarà sociale, le misure contro lo spopolamento delle aree interne rimarranno sulla carta perchè i territori saranno abbandonati”.

Un immediato intervento viene rivolto alla Regione Siciliana affinché chieda al governo nazionale lo stato di grave crisi.