Ribera: Vincenzo Rossello, comitato di zona disagiata dell’ospedale: “Reparto Malattie Infettive, nessun medico vuol venire a Ribera e la politica che fa ?”

218

Si susseguono dichiarazioni importanti da parte di professionisti e medici sull’inidoneità del presidio riberese a dare seguito a quanto discusso, previsto e programmato in fase pandemica. Un’inidoneità sancita, a quanto pare, dall’allocazione del presidio o dal fatto che nessun medico possa mai accettare quel posto.

 

È stato il Dott. Domenico Santangelo, primario del reparto di Oncologia del presidio saccense, a intervenire qualche mese fa sulla mancata attivazione del reparto di Malattie Infettive presso il presidio riberese. Adesso è il turno del Dott. Fabrizio Pulvirenti, già primario del reparto di Malattie Infettive di Ribera.

 

Viene quasi naturale chiedersi cosa spinse, ad esempio, il Dott. Pulvirenti ad accettare quel posto, cosa sia cambiato rispetto ad allora e perché.

 

Oggi ribadiamo la necessità di dare seguito agli importanti interventi di miglioramento strutturale e tecnologico e ribadiamo come, anche nei piccoli ospedali, sia possibile avere reparti di alta specializzazione.

 

La riorganizzazione e la gestione dei percorsi sanitari durante l’emergenza Covid hanno registrato forti polemiche e preoccupazioni sul territorio, con particolare riferimento alla gestione promiscua dei reparti all’interno dei presidi ospedalieri.

 

Nella primavera del 2020, durante la prima ondata della pandemia da COVID-19, la Regione Siciliana e l’ASP di Agrigento, viste le difficoltà nella gestione promiscua degli ospedali agrigentini e dopo diverse sollecitazioni, avviarono il piano di conversione Covid del presidio riberese, trasformandolo in un polo specialistico per i malati di coronavirus e scongiurandone la ormai prossima chiusura, prevista dall’allora piano di riorganizzazione sanitaria che aveva unificato i presidi di Sciacca e Ribera.

 

L’iniziale sollievo delle comunità di Sciacca, Agrigento, Licata e Canicattì si è trasformato, probabilmente, in un forte rimpianto, nella consapevolezza di un’occasione persa.

 

Nel corso del 2020, proprio nel presidio riberese, sono stati programmati e realizzati interventi strutturali e di rifunzionalizzazione finalizzati a dotare l’ospedale di reparti dedicati — terapia intensiva, sub-intensiva e degenza ordinaria — e a permettere l’apertura e l’attivazione dei primi reparti Covid.

 

Nel marzo 2023, con la riduzione dei casi di COVID-19 e la nuova riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, l’ospedale è stato restituito alle attività ordinarie, compreso il ripristino del Pronto Soccorso generalista, in attesa del riconoscimento di ospedale di zona disagiata.

 

In questi anni, le nostre battaglie sono state imperniate sul riconoscimento del presidio riberese come ospedale di zona disagiata, per garantire un servizio di assistenza in emergenza-urgenza attraverso un Pronto Soccorso funzionale e pienamente operativo.

 

Affiancare al presidio di zona disagiata reparti di Malattie Infettive o di Pneumologia e dare seguito al piano di rifunzionalizzazione è di fondamentale importanza per dotare il presidio di reparti di eccellenza e scongiurare eventuali azioni che mirino nuovamente al suo depauperamento o, addirittura, alla sua chiusura.

 

La domanda, a questo punto, va posta alla politica, che ha il compito non solo di tracciare la strada, ma anche di dare seguito alle scelte operate, sempreché quelle scelte siano frutto di una programmazione condivisa e non di decisioni dettate dal momento.

 

Cosa si vuol fare del presidio riberese? Si vuole dare seguito a quanto già stabilito nel piano di rifunzionalizzazione oppure si stanno percorrendo altre strade? Se sì, quali?

 

Lo stallo della nuova rete ospedaliera di certo non aiuta e blocca sul nascere qualsiasi prospettiva di crescita e sviluppo, non solo del presidio riberese, ma dell’intera provincia.

 

Ci sono responsabilità che emergono chiaramente da ciò che è stato fatto e detto in questi anni: ritardi, deroghe, mancata attuazione della rete ospedaliera regionale, oltre a una tendenza ormai incontrovertibile della volontà politica a favorire sempre di più la sanità privata a discapito del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Vincenzo Rossello

Comitato Zona Disagiata