Capo Bianco e l’oro nero: ll no di Greenpeace e della Regione Sicilia

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E’ di nuovo guerra sulle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia. Il fulcro della questione è sempre relativa alle previsioni dell’impatto ambientale a seguito della ricerca dell'”oro nero”. La valutazione dei rischi, presentata da Eni nei riguardi del progetto di un pozzo esplorativo Vela 1, è stata giudicata “incompleta e superficiale”.

A “rischio trivella” sarebbe un fondale a oltre 700 metri di profondità e a 30 chilometri circa delle coste agrigentine, tra Agrigento e Licata, di fronte Capo Bianco.

Ieri, Lega navale Greenpeace, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Siciliana, Comitato Stoppa la Piattaforma, l’Altrasciacca, Italia nostra,  Associazioni di pescatori hanno presentato osservazioni contrarie al progetto del pozzo esplorativo Vela 1. Il documento è stato depositato presso la Commissione di valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare, incaricata di autorizzare le operazioni.

Si rimprovera alla società petrolifera di minimizzazione i rischi e le criticità delle attività di trivellazione esplorative descritte a medio e lungo termine. Una osservazione relativa sia a eventuali incidenti con fuoriuscita di gas sia all’impatto che il pozzo avrebbe, in condizioni normali di funzionamento, sull’ecosistema e sulle attività produttive.

19 pagine dettagliate che denunciano la possibile crisi del settore della pesca nell’area considerata in cui si stimano circa 120/130 pescherecci; le ricadute sulla fauna acquatica, sulla estinzione di specie animali, sulle rotte migratorie degli uccelli. Infine, il documento, pone l’accento su svariate “omissioni e vizi procedurali”, evidenziando mancanza di timbri, firme e autori.

“In conclusione […] – si legge nelle osservazioni – si ritiene che il progetto presentato metta in  grave pericolo l’ambiente e l’economia (della Pesca e del Turismo in primis) del nostro territorio, nonché le risorse e gli ecosistemi del nostro mare, e quindi chiediamo che venga negato il permesso ad operare ricerche di idrocarburi e che vengano revocati in autotutela i permessi già rilasciati”.

 

Foto di Giovanna Castelli