Un salto indietro di millenni, fino alla Caltabellotta del Medioevo quello che hanno potuto effettuare i visitatori della manifestazioni organizzata dall’Amministrazione Comunale di questa splendida cittadina, una ‘”due giorni” per rievocare la sottoscrizione della pace tra Aragonesi-Siciliani ed Angioini, che nel 1302 ha messo fine alla lunga e sanguinosa Guerra del Vespro.
Il 29 agosto, ha avuto luogo nell’antica chiesetta di San Salvatore una conferenza del dott. Domenico Macaluso, Ispettore Onorario di Beni Culturali della Regione Siciliana, introdotta con musica medievale a cura del maestro Giuseppe Severini, storico della musica e liutaio.

Mimmo Macaluso ha esordito con un raffronto tra lo sbarco dei Mille a Marsala nel 1860 e quello degli Aragonesi a Trapani nel 1282, rimarcando che in entrambi i casi la Storia è stata romanzata a discapito della reale successione degli eventi: ‘’dopo avere studiato una Storia ammantata di un’aura di romanticismo – afferma Macaluso – abbiamo sempre immaginato che un drappello di volontari al seguito di Garibaldi, avesse sbaragliato il potente esercito borbonico; anche l’episodio che ha scatenato i Vespri Siciliani, le molestie di un francese ad una donna palermitana, davanti il sagrato della chiesa di Santo Spirito di Palermo e la conseguente reazione dei siciliani, ci è stata prospettata come una reazione spontanea ed inaspettata. Ma la recente storiografia ha evidenziato che entrambi le rivolte furono pianificate in ogni dettaglio; conoscere bene le fasi organizzative delle due sommosse, non sminuisce il valore del popolo siciliano, ma ne aumenta il prestigio e soprattutto contribuisce a riportare gli eventi storici nella loro reale successione dei fatti: se lo sbarco dei Mille ha rappresentato il primum movens dell’Unità d’Italia, la Guerra del Vespro ha avuto influenza sull’assetto di tutto il mondo medievale, in quanto si è trattata di una guerra mondiale combattuta nel suolo siciliano!”
Nel 1268 dopo la sconfitta e la decapitazione di Corradino di Svevia i francesi di Carlo d’Angiò si vendicarono dell’appoggio di Roma, di Napoli e della Sicilia fornito agli Svevi, con una politica fiscale oppressiva, ma soprattutto vessando il popolo con angherie e soprusi: Il pugno forte esercitato da Carlo d’Angiò sui nuovi sudditi, verrà definito da Dante la mala segnoria. I baroni decisero di ribellarsi e l’organizzazione della rivolta fu affidata ad un uomo dalle straordinarie doti di diplomazia, Giovanni da Procida, medico della scuola salernitana, ma anche politico, motivato da un grave oltraggio subìto ad opera dei francesi nei confronti della figlia; l’abile medico iniziò a tessere accordi segretissimi tra il nuovo Papa Niccolò III, Pietro III d’Aragona e l’imperatore di Bisanzio Michele VIII il Paleologo. Il medico salernitano riuscì ad ottenere da Michele VIII dei cospicui finanziamenti per approntare la rivolta: ‘Pietro avrebbe posto la spada, Michele il Paleologo il danaro ed i siciliani il loro sangue’

il ribellamentu del Vespro era stato organizzato tessendo complessi accordi internazionali ed alleanze, cosicché lo scontro combattuto in Sicilia, assunse le caratteristiche di un conflitto mondiale: Filippo III di Francia sosteneva con i Guelfi di Firenze Carlo I d’Angiò, appoggiati anche da Papa Martino; agli angioini si opponevano gli aragonesi di Pietro III, appoggiati dall’imperatore bizantino Michele VIII, da Rodolfo d’Asburgo e da Edoardo I d’Inghilterra; naturalmente ad appoggiare i rivoltosi siciliani erano anche i ghibellini di Genova, il Conte Guido da Montefeltro ed Alfonso X di Castiglia, ostili ai francesi; anche le Repubbliche marinare di Pisa e Venezia, preoccupate dell’espansionismo angioino nel Mediterraneo, anche non intervenendo apertamente, erano a favore della rivolta. Esibendo documenti originali come le prime cronache della rivolta dei Vespri, Mimmo Macaluso, ha mostrato l’elenco dei capi rivolta designati per ogni città della Sicilia, prima ancora dell’inizio della sommossa.
Nel corso della conferenza, alla quale hanno presenziato il sindaco di Caltabellotta Biagio Marciante, l’assessore Maria Castrogiovanni, l’arciprete don Giuseppe Colli, il coordinatore della manifestazione Michele Ruvolo, il prof. Enzo Mulè, il dott. Giuseppe Ruvolo, presidente dell’associazione RiberaLab, il dott. Macaluso ha ricordato non soltanto il valore dei messinesi, che resistettero strenuamente alla furiosa reazione di Carlo d’Angiò con l’assedio di Messina, ma anche la resistenza degli sciacchitani che nel luglio del 1302, nel corso di un conflitto che durava ormai da vent’anni, non soltanto non cedettero all’assedio di Carlo di Valois, ma guidati dallo straordinario condottiero Federico Incisa, fiaccarono l’armata francese costringendo gli aggressori a cercare una onorevole pace che venne firmata a fine agosto nei dintorni di Caltabellotta. Infine Mimmo Macaluso ha ricordato che con l’arrivo di Pietro d’Argona a supporto dei Siciliani, si instaurò una monarchia pattista, che tutelava e conservava le tradizioni del Regno di Sicilia. Tra le nobili famiglie catalane che si insediarono nel nostro territorio, vi fu quella degli Inveges, che proprio a Sciacca generò straordinari personaggi come don Agostino, che assieme a Tommaso Fazello, fu uno dei massimi storici della nostra Isola ed Antonio Inveges, protomedico di Sicilia, anatomista e chirurgo, divenuto in seguito il medico personale di Re Filippo di Spagna.
Le manifestazioni di Caltabellotta, hanno avuto altri momenti interessanti come un concerto di ottoni nella chiesa madre ed il giorno successivo, un corteo storico con figuranti abbigliati con abiti medievali.





