Ritratti: scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Alessio Arena

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La prima persona a parlarmi in maniera entusiasta di Alessio Arena e delle sue passioni per la scrittura, per i libri, per il cinema, per il teatro e per i viaggi nelle università internazionali è stata la giornalista Teresa Di Fresco. Quando ho chiesto a Teresa che avrei avuto il piacere di conoscerlo di persona mi ha risposto che dovevo aspettare qualche giorno perché si trovava a Londra. Alessio è un personaggio speciale che coltiva molti interessi culturali. Quando non lavora, ama andare a cavallo, anche in contesti di montagna. Inoltre è un appassionato collezionista, in particolare di libri. Legge molto, non solo per studio ma anche per piacere: romanzi, saggi, poesia… cerca di tenersi aggiornato il più possibile sulle nuove pubblicazioni a livello internazionale, anche oltre i suoi ambiti di ricerca. Lo stesso vale per il cinema. Si reca spesso in sala a vedere le nuove proposte e cerca di seguire le produzioni più interessanti, cosa che certamente risulta preziosa anche per il suo lavoro, ma è innanzitutto un piacere. La musica inoltre ha sempre avuto un ruolo centrale nella sua vita. Segue con passione e attenzione il teatro musicale e le nuove produzioni operistiche, anche per interessi accademici. Allo stesso tempo, ascolta molta musica contemporanea, in particolare italiana, statunitense, australiana e inglese. Mi ha confidato che il suo primo grande amore sono stati i Beatles, che restano un suo riferimento costante, ma ascolta anche altri artisti molto diversi tra loro. Ama andare ai concerti e ascoltare musica dal vivo, quando è possibile. Desidero iniziare l’intervista parlando del suo libro appena pubblicato dal titolo “Il Principe è in Casa” (Palermo, 1996), edito da Bulzoni nella collana “Biblioteca di Cultura”. Si tratta del dodicesimo libro di Alessio Arena: un atto unico accompagnato dalla prefazione del regista e storico dello spettacolo Stefano Piacenti e con la copertina e i bozzetti di Mattia Pirandello. Ma andiamo a conoscere Alessio più da vicino…

-Mi puoi parlare del tuo libro “Il Principe è in Casa”, a chi si rivolge?

“Il Principe è in Casa”, edito da Bulzoni, come ho scritto nella quarta di copertina del volume, è un lungo monologo che racconta, in fondo, la storia di una coppia qualunque: il Principe, ultimo esponente di un’immaginaria antica famiglia aristocratica siciliana, e la sua dimora, sopravvissuta alla mafia e al sacco di Palermo. Condivide con il pubblico il suo grande amore per la casa che abita fin da bambino: a tratti madre, a tratti compagna, è tutto ciò che resta della sua vita e della sua famiglia. Il Principe racconta che il figlio, noncurante dei desideri del padre, intende cacciarlo di casa e venderla, mettendo fine di fatto alla vita di entrambi: della dimora e di chi la abita. Il racconto viaggia nel tempo, apre parentesi su pagine oscure della storia della Sicilia, come le stragi mafiose, indugia su amori mancati, su rimorsi e rimpianti, illusioni vecchie e nuove, così come sulla difficoltà a sopravvivere in un mondo che cambia troppo velocemente. La casa è sempre presente. E ascolta, come creatura viva, l’ultima ode del suo innamorato. È un testo pensato per il teatro, per essere portato in scena. Il volume è accompagnato dalla prefazione del regista Stefano Piacenti, dalla copertina e dai bozzetti di Mattia Pirandello.

-Cosa ti ha condotto a scrivere questo libro?

Volevo condividere con i lettori (e gli spettatori) un sogno, un’illusione: mostrar loro, – come se guardassero, di nascosto, attraverso una finestra di quella casa, per un momento – un mondo interiore, una complessità, forse,ormai, dimenticati, ma che in qualche modo possono ancora riguardarci, una volta riscoperte le priorità.

-Cosa ti aspetti dopo la pubblicazione di questo libro?

Spero che il pubblico lo legga cercando nella tenerezza del protagonista, l’immaginario, ma forse più vero che reale, Principe Ruggero, qualcosa delle proprie fragilità, e che questo lo sproni a riscoprire l’importanza della poesia nel nostro quotidiano, oltre che della vera ambizione, che non coincide mai con la vana costruzione di imperi, ma, al contrario, con la ricerca e il compimento di una grande storia d’amore.

-Quando nasce la tua passione per la Cultura, qual è la molla che l’ha fatta scattare?

Ritengo che la cultura vada necessariamente integrata nella nostra vita quotidiana, altrimenti semplicemente non può definirsi tale. Fin da bambino, ho cercato nella conoscenza risposte a piccoli e grandi quesiti. Alla fine, grazie anche a grandi modelli e riferimenti, ho trovato poche risposte, ma molte domande utili a destabilizzarmi e dunque a crescere. È un percorso che non può e non deve conoscere fine. Per tale ragione, bisogna mantenere quella curiosità che sin da piccoli ci spinge a indagare, ad approfondire ogni cosa. Inoltre, credo che il mio lavoro sia innanzitutto un servizio e, in quanto tale, un atto d’amore. C’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarci, qualcuno, diverso da noi, per cui studiare, scrivere, lavorare, qualcuno a cui rivolgersi: in breve, qualcuno per cui vivere.

-Come si diventa scrittore, a parte lo studio e le letture?

Penso che essere scrittore significhi essere narratore del proprio tempo. Uno scrittore deve essere organico alla società in cui vive e deve aver cura di raccontarla con sincerità, ma anche con coraggio e spirito critico. D’altro canto, deve avere cura di scavare nella realtà, scovandone le gemme più preziose e poi trovare tutti gli strumenti per valorizzarle e consegnarle al suo pubblico di lettori, senza naturalmente stravolgerne la natura. Si diventa scrittori, forse, mettendosi in discussione continuamente e trovando il coraggio di fare lo stesso con la realtà, anche quando sembra sconveniente farlo.

-Chi sono i tuoi Autori di riferimento?

Trovare una risposta esaustiva a questa domanda può essere davvero complesso. Senza pretese di completezza, dunque, escludendo la letteratura greca e latina, cui sono molto legato, e altri, numerosi classici di epoche più recenti, tenterò di risponderti con pochi nomi, in ordine sparso, cercando di concentrarmi su autori delle letterature di epoca contemporanea: Dario Fo, Franca Rame, Francis Scott Fitzgerald, Luigi Pirandello, Giacomo Leopardi, Samuel Beckett, Ernest Hemingway, Fëdor Dostoevskij, Emily Dickinson, Eugène Ionesco, Sophia de Mello Breyner Andresen, Lev Tolstoj, José Saramago, JaneAusten, Carol Ann Duffy, Eugenio Montale, Cesare Pavese, Pablo Neruda, Federico García Lorca, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Vitaliano Brancati, Marcel Proust, Gabriele D’Annunzio, Harold Pinter, Luis García Montero, Elsa Morante, Delmira Agustini, Louise Glück, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Carmelo Bene, Julio Cortázar, Tiziano Terzani, Salvatore Quasimodo, Antonio Russello, Alda Merini, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo di Calanovella, Elio Vittorini, Federico De Roberto, Vincenzo Consolo, James Joyce, Eduardo De Filippo, Italo Calvino, Sergej Esénin e Anton Čechov. Sono autori molto diversi tra loro, alcuni anche distanti nel tempo e nello spazio, ma tutti, con molti altri, hanno contribuito in qualche modo a definire chi sono, fino ad oggi, almeno.

-Cosa ci salverà in un mondo così buio?

Si può accendere la luce in molti modi: riscoprendo la bellezza semplice e disinvolta delle piccole cose, imponendosi di non accontentarsi del torpore e della mediocrità, rifiutando ogni forma di disincanto e trovando il coraggio di esprimersi in libertà, pur nel rispetto dell’altro, senza pregiudizi e senza il timore di contraddirsi. Ritengo che questo sia, in particolare, il retaggio della nostra cultura europea, perché tale può essere definita: la possibilità di essere tante cose insieme, di ricordare senza rallentarsi, di selezionare senza scartare, di lasciarsi ispirare senza definirsi, di costruire senza prima necessariamente distruggere, di avere radici solide nel passato, su cui fondare uno slancio deciso e coraggioso verso il futuro.

-La televisione cancella la creatività, è fatta apposta per creare della gente che non pensa?

Non ritengo sensato demonizzare in toto la televisione. Come ogni strumento, può essere utilizzato con consapevolezza per il bene o per il male. Occorre discernere tra ciò che viene proposto di utile, formativo e stimolante e altri contenuti certamente meno sani o significativi. È fondamentale insegnare soprattutto ai più giovani a riconoscere le fonti affidabili e le voci più autorevoli, sviluppando uno spirito critico consapevole e indipendente.

-Perché il potere ha paura della Cultura libera e indipendente?

Studiando si comprende che l’unico vero potere è proprio quello conferito dalla cultura. La conoscenza è potere. E chi ricopre posizioni di responsabilità e se ne dimentica è inevitabilmente destinato a rendersene conto quando è troppo tardi.

-Cosa ti hanno insegnato i viaggi intorno al mondo e le collaborazioni con le grandi Università?

Lavorare in Università all’estero e, in generale, collaborare con studiosi e autori di altri Paesi è estremamente gratificante, oltre che fruttuoso. Confrontarsi con contesi culturali e sociali diversi è fondamentale per ampliare i propri orizzonti e superare ogni tentazione provinciale, manichea e bigotta.

-Quanti libri hai pubblicato?

Ho pubblicato dodici libri, tra i quali sei raccolte di poesie, due testi per il teatro e tre saggi. Alcune mie opere sono state anche tradotte in spagnolo, arabo, in inglese e pubblicate all’estero.

-Alessio Arena e il teatro. Cosa rappresenta il teatro nella tua vita?

Il teatro è un’ottima via di fuga: la possibilità di aprire una finestra su un mondo altro e illudersi di potervi trovare rifugio. Dopotutto, la realtà è sopravvalutata. Noi abbiamo il dovere di stanare la verità dovunque essa si celi. C’è molta più verità nel teatro, come nel cinema e nella letteratura, che in quel mondo “reale” altrui, che troppo spesso vogliono propinarci come l’unica via possibile per esistere.

Alessio il cinema, la radio e la Tv… Quali preferisci tra questi mezzi?

Collaboro, con piacere, da tanti anni con le radio, ma il cinema è senz’altro uno dei miei amori più grandi. Attraverso il cinema infatti possiamo, ancora una volta, sperare di poter arginare ciò che del mondo semplicemente non ci piace e congelare quella proiezione per sempre, rendendola, in fin dei conti, più vera della realtà. Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Grace Kelly… sono tutti ancora lì: liberi e perfetti nei film in cui hanno recitato. Chi avrebbe il coraggio di affermare che non esistono? Che nulla è mai stato vero?

-Come riesci a trovare il tempo per scrivere, progettare, studiare, viaggiare, comporre e fare mille altre cose?

Non potrei fare diversamente. Il mio lavoro è il mio scopo. Il tempo si trova: basta ponderare accuratamente le priorità e organizzare le giornate con una certa elasticità. È l’unico modo di vivere che conosco. E tutti dobbiamo trovare il tempo per vivere.

-Sei interessato ad argomenti scientifici, quali esattamente?

Ho sempre amato anche le scienze dure. Nel tempo libero, amo diversificare le mie letture, approfondendo anche la fisica e le scienze naturali e tenermi aggiornato sulla ricerca e sulle più recenti pubblicazioni, per quanto possibile. Amo comprendere la complessità della realtà empirica e lasciarmi ispirare da essa. Credo nell’abbattimento dei confini tra le diverse aree del sapere e nel superamento, nei limiti del ragionevole, dei settori disciplinari. Tutto si contamina e tutto può nutrirci, se gliene diamo la possibilità, se troviamo la pazienza e l’attenzione necessarie, se siamo disposti ad ascoltare.

-Qual è il potere di un libro?

Come dicevamo, la conoscenza è potere. Un libro, come anche un film, può essere veicolo di conoscenza. Poi sta a noi scegliere in che direzione indirizzare tale potere e per quale fine. È una responsabilità che riguarda tutti, non soltanto gli addetti ai lavori: gli autori, gli studiosi, i docenti etc. Dobbiamo essere tutti consapevoli di ciò che facciamo del nostro tempo e del potere, grande o piccolo, che ci è concesso. Anche scegliere di non agire, di restare indifferenti o di nascondersi è un gesto, di fatto, di grave responsabilità. Siamo tutti responsabili del male che lasciamo realizzarsi nel mondo, dalle nostre “tiepide case”, come scriveva Primo Levi.

-Jorge Luis Borges afferma che non è stato Dio a creare il mondo, ma sono i libri ad averlo creato. Cosa ne pensi?

Non oserei mai contraddire Borges. Certamente la letteratura contribuisce a definire il mondo. E questa fortuna costituisce la nostra maggiore speranza. Il dovere di ogni autore è mettersi a servizio del proprio tempo, cercando di partecipare a quest’atto creativo positivamente.

-Quando è importante l’uso della parola nel mondo in cui viviamo?

La nostra tradizione letteraria, anche laica, ci induce a scoprire nella parola una certa sacralità. Io invece ritengo che la parola sia intrinsecamente, congenitamente impura, opaca, obliqua. Chi, come me, lavora con le parole, vive di parole, conosce le ambiguità della poesia e, forse, della letteratura in generale. Forse lo scrittore è più un artigiano che un sacerdote della parola: deve sporcarsi le mani, immergerle nel mondo e raccontarlo con trasparenza. La parola dunque non può essere sacra e non può permettersi di esserlo, ma deve essere imperfetta e contaminata quanto il mondo che deve rappresentare.

-Un tuo commento su un pensiero dello scrittore polacco Isaac Bashevis Singer: “Se Dio è misericordioso perché muoiono i bambini”?

Sono domande destinate a restare senza risposta. Il male del mondo non ha significato, né scopo: nessuna ragione di essere. Nostro dovere comunque è tentare in ogni modo di prevenirlo, contrastarlo ed estirparlo. Bisogna provare a realizzare quella misericordia che troppo spesso sembra mancare alla realtà: arginare il male con ogni mezzo, soprattutto quello che colpisce gli ultimi e i più deboli, anche nelle nostro comode società occidentali.

-Se Dio si mettesse a scrivere cosa scriverebbe?

Penso che il nostro sia il migliore dei mondi possibili, come affermò Leibniz. Dunque,viviamo già la storia che Dio scriverebbe. La sfida (e l’urgenza) è contribuire alla storia attraverso il nostro libero e consapevole atto creativo, continuare il verso, nel solco che ci è già stato dato, ovvero nel rispetto della natura, dei suoi equilibri, delle diverse culture, delle infinite possibilità di essere di ciascun individuo e delle sue contraddizioni, della sua assoluta libertà di espressione, dunque della libera ricerca della propria felicità e realizzazione. Abbiamo il dovere e il diritto di scrivere il nostro capitolo di questo libro, anche essendo provocatori, scomodi, contraddittori e, forse, controversi.

-Cosa pensi del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e del lungo sonno che ha colpito i siciliani?

I siciliani, miei conterranei, vivono da sempre un torpore per me inspiegabile. Il potenziale della Sicilia e di chi la abita e anima, del suo Genio è innegabile, palese, eppure preferiamo alimentare quel torpore, dimenticandoci della necessità di esprimere e realizzare il nostro scopo. Non c’è peccato peggiore. Per fortuna esistono molte eccezioni che danno speranza.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto concludendo un nuovo testo per il teatro. Parallelamente sto lavorando a testi in prosa e ad una nuova raccolta di poesie. Inoltre, continuo l’attività di ricerca e le pubblicazioni ad essa correlate.

BIOGRAFIA:

Alessio Arena è nato a Palermo il 12 ottobre 1996. Scrittore e studioso di spettacolo, nel 2018 si è laureato in Lettere presso l’Università degli Studi di Palermo. Nel 2020 ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze storiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Nel 2023 ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia, Letteratura e Scienze dello spettacolo presso l’Università di Verona in cotutela con il dottorato in Études théâtrales presso l’Université Sorbonne Nouvelle.

Nell’a.a. 2024/2025 è Post doctoral Research Fellow presso la Michigan State University (U.S.A.).Dal 2025 al 2027 è Post doctoral Researcher for Theatre, Cinema and Performingarts presso la Leiden University.

Ha maturato esperienze di insegnamento presso l’Universidad Nacional de Rosario (Argentina), l’Universidade de São Paulo (Brasile), l’Universidad Nacional del Litoral (Argentina), la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano, l’Universidad Autónoma de Entre Ríos (Argentina) e l’Università di Foggia.

Nel 2022 debutta il suo dramma “Una verde vena di follia”, diretto da Emanuela Giordano e prodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo diretto da Pamela Villoresi, tratto dal libro di Alessio Arena “La vena verde” (IQdB Edizioni). In scena: Mascia Musy e Chiara Muscato.

Dal 2018 conduce «La biblioteca di Babele», rubrica di lingua e cultura italiana trasmessa dalla Radio Nazionale argentina.

Ha ricevuto numerosi di premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Nel 2023 si è classificato al Primo posto del Concorso Letterario FUIS Sicilia – Premio Teatro, organizzato dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori-Delegazione Sicilia. Nel 2024 è finalista al VII Premio Letterario Internazionale «Maria Cumani Quasimodo».

Ha pubblicato, dal 2015 fino ad oggi, dodici libri, tra cui sei raccolte di poesie, tre saggi e un testo teatrale. Alcune sue opere sono state tradotte in inglese, spagnolo e arabo. Ha pubblicato, inoltre, numerosi di articoli scientifici e divulgativi di argomento letterario, artistico, teatrale, linguistico e storico.

Per approfondire: alessioarena.it

Foto di Francesco Domilici