Ai disagi dei mesi scorsi oggi si sono aggiunte le proteste perché le loro abitazioni, con regolare contratto, sono state lasciate a secco. Alle lamentele sacrosante per chi paga il canone all’Aica si aggiunge lo scorno di dover chiedere l’acqua agli autobottisti privati, pagandola a caro prezzo. Sono centinaia le famiglie che abitano nei quartieri di periferia, soprattutto nell’area di Piano Spito, lungo le strade provinciali 33 per Seccagrande e 86 per Magone e in altri agglomerati extraurbani. Sarà un ferragosto amaro e difficile.
Da quando, dall’inizio di giugno, la distribuzione idrica è stata ridotta come quantità, le case dove risiedono famiglie tutto l’anno sono state lasciate all’asciutto per una decina di settimane durante le quali le cisterne sono rimaste vuote e i rubinetti a secco. E dire che tra poco arriveranno pure le bollette dell’Aica. Non si sa per quali servizi forniti. Le difficoltà sono state prospettate da tempo al sindaco Matteo Ruvolo che ha girato le lamentele all’azienda idrica agrigentina.
Pare che l’Aica abbia avuto prima le autobotti guaste, poi gli stessi mezzi privi di autisti e di recente impegnati a fornire l’acqua potabile l’ospedale di Canicattì. Le villette riberesi comunque sempre all’asciutto. “Non riusciamo a capire – dicono le famiglie – come l’acqua nella frazione balneare di Seccagrande arrivi quasi a giorni alterni, nell’abitato di Ribera periodicamente e nelle nostre case di periferia mai. Qualcuno ci deve spiegare questo disservizio che ormai si verifica per tutti i mesi estivi”.
In città, nelle more, è nato un nuovo mestiere, quello di autobottista. In passato ce n’erano due-tre, oggi sono aumentati quasi ad una dozzina i cui mezzi fanno la spola tra serbatoi e pozzi autorizzati e le località urbane non servite dall’Aica, ma con i cittadini provvisti di regolare contratto di fornitura. Alcune famiglie l’estate scorsa hanno pagato oltre 1.000 euro e da allora aspettano ancora i rimborsi o il conguaglio dell’azienda.





