E’ già partito dalla provincia di Agrigento l’ambizioso progetto che si propone di applicare in Sicilia la legge regionale n.35 del 29 dicembre 2020 che mira ad attuare le norme in materia di ecosistemi tartufigeni con lo scopo di creare nuove fonti di economia, partendo dalla individuazione e verifica, nelle aree boschive del territorio delle 9 province siciliane, della presenza del tartufo, fungo dalle ottime qualità organolettiche e gastronomiche, e dalla possibilità di coltivazione di piante micorrizate finalizzate alla produzione del pregiato e ricercato prodotto sulle tavole dei buongustai e dei ristoratori.
E’ stato istituito dalla Regione Siciliana il Coretas, l’ufficio di coordinamento regionale dei tartufi di Sicilia, già operante nella sede Cianciana, in provincia di Agrigento, grazie alla collaborazione dell’amministrazione civica locale. Il coordinamento è composto dal funzionario direttivo Destrino Giuseppe Papia, micologo, dai collaboratori Franco Abella, esperto di microscopia, Paolo Manzullo, micologo, e dagli operatori Giovanna Ciraolo e Francesca D’Amico. Ha preso il via l’accordo di collaborazione tra il Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, diretto da Fulvio Bellomo, e il Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale, guidato da Alberto Pulizzi, i cui dirigenti hanno sposato l’inizitiva.

Lo scopo del gruppo di lavoro è quello di supportare iniziative finalizzate alla valorizzazione del demanio forestale siciliano, attraverso la identificazione cartografica e valorizzazione dei prodotti forestali con potenziale commerciale e lo studio delle tecniche su differenti specie di tartufo per l’inoculo innovativo che tengano conto delle condizioni pedoclimatiche presenti sul territorio dell’Isola.

Le attività del Coretas sono quotidiane in ogni provincia, oggetto di studio e di ricerca di aree ed ecosistemi tartufigene.
“Dai prossimi giorni e sino a fine mese – ci dice il dirigente Destrino Giuseppe Papia – abbiamo programmato, su invito dell’Ente Parco, con l’equipe e con i cani addestrati, un’escursione sull’isola di Pantelleria dove cercheremo di individuare nelle aree boschive la presenza di forme di tartufo e se sia il caso di verificare se esistano le caratteristiche pedoclimatiche per potere mettere a dimora nuove piantine di tartufo per apposite coltivazioni micorizzate. Abbiamo già realizzato il disciplinare di produzione di piantine tartufigene autoctone certificate; è in corso l’assistenza tecnica che viene fornita sia ai cavatori che ai coltivatori di tartufo; sono stati già completati appositi corsi specialistici, come il caso di Cammarata, dove abbiamo distribuito attestati di idoneità e tesserini per la cerca e la raccolta dei tartufi a circa 200 nuovi cavatori ed operatori interessati del comparto nella formazione, raccolta e commercializzazione dei funghi ipogei o tartufi. Abbiamo in programma altri sopralluoghi nelle aree segnalate delle 9 province”.

Il programma del progetto, denominato “Sviluppo del Tartufo in Sicilia”, è molto articolato se è stato già programmato l’adeguamento del centro regionale di conservazione del germoplasma di Valle Maria a Godrano, in provincia di Palermo, per la sperimentazione diretta in pieno campo e la produzione vivaistica di piantine pilota inoculate di specie arbustive e forestali. Saranno create in loco cinque siti di circa un ettaro ciascuno con materiale autoctono. Sarà presa pure in considerazione l’attività congiunta che potrà svolgere il vivaio agrigentino “Filici” di Cammarata. Tra le attività precipue da realizzare saranno l’istituzione dell’albo delle tartufaie coltivate riconosciute, il collaudo e il controllo delle tartufaie già coltivate, l’approvazione dei disciplinari di produzione e gli adempimenti per i corsi e il rilascio dei tesserini e l’organizzazione degli interventi didattici, educativi, formativi e di prevenzione rivolti a soggetti interessati dalle scuole alla ristorazione.

Un altro impegno, anche con la collaborazione del Coretas, sarà quello di sensibilizzare le amministrazioni comunali siciliane, che hanno i territori ricchi di boschi, di far crescere il numero delle cittadine che aderiscano all’associazione nazionale “Città del Tartufo”, nata nel 1990 ad Alba ed operativa a Montalcino e San Giovanni d’Asso, in provincia di Siena, di cui oggi fanno parte soltanto nove realtà siciliane come Burgio, Capizzi, Castelbuono, Santa Domenica Vittoria, Gangi, Lucca Sicula, Palazzo Acreide, Sambuca di Sicilia e il centro di ricerca del tartufo di Sicilia che ha sede a Castell’Umberto. I boschi presenti sui Monti Sicani, Peloritani, Nebrodi, Madonie, Erei e Iblei potrebbero riservare positive realtà tartufigene.
“Due progetti a cui stiamo già lavorando – precisa il dirigente Papia – riguardano l’implementazione del catasto nazionale con le aree da tartufo individuate in Sicilia e la creazione, presso la nostra sede di Cianciana, di un moderno laboratorio di microscopia micologica per assistere scientificamente quanti si affacciano nel mondo del tartufo che vogliamo far crescere per creare nuove prospettive occupazionali in agricoltura e nella ristorazione”.






