Una serata tra pittura, scultura, parola e femminilità, nel segno della cultura autentica a Borgo Bonsignore. Protagonista il 19 luglio 2025 sulla piazzetta della località è stata Giusy Ciagola, un’artista che vive da anni a Maratea, in Basilicata, e che ha sempre avuto nel cuore la sua Ribera di cui trasferisce accuratamente su tela i suoi monumenti, i suoi paesaggi, la sua gente. Ben 40 opere, tutte olio su tela, esposte per la libera fruizione offrono momenti di riflessione sulla civiltà contadina, nel bevaio di Giordano, e sulla arance navel della vallata del fiume Verdura, con vista sul castello Poggio Diana e Pizzo di Caltabellotta, flash sulla piazza Giovanni XXIII, quasi una cartolina d’epoca con l’antico monumento dei caduti in guerra, del Tempio della Concordia di Agrigento, della veduta panoramica di Seccagrande ripresa pittoricamente dalla spiaggia di Pietre Cadute e anche il passaggio in traghetto dello Stretto di Messina con la scritta “Vos et ipsam civitatem benedicimus” sul molo siciliano.

La manifestazione culturale, la prima di un certo livello artistico nella borgata in quest’inizio di stagione estiva, è stata patrocinata ed organizzata dall’amministrazione comunale che si è avvalsa della fattiva collaborazione di alcuni ospiti e giornalisti. In apertura, ha portato il saluto il sindaco Matteo Ruvolo che ha sottolineato, anche in un secondo intervento, come giovani artisti riberesi, sebbene lontani dalla città natìa, mantengano la memoria di quella che è stata Ribera nei decenni scorsi, memoria fatta rivivere in questa occasione attraverso opere pittoriche che mostrano fatti, episodi, momenti della vita paesana che fu. Ha ringraziato, alla fine, l’artista riberese, offrendole un omaggio floreale.

È stato Emanuele Miceli, direttore artistico della mostra, a voler aprire ufficialmente la serata con un gesto significativo: un omaggio alla figura femminile. Per farlo, ha invitato sul palco la consigliera regionale Margherita La Rocca, da sempre attenta e partecipe alle iniziative culturali del territorio. Presenza costante e appassionata, il sindaco di Montevago ha rivolto un saluto caloroso al pubblico, sottolineando l’importanza dell’arte come strumento di dialogo e crescita collettiva, ribadendo il suo impegno per la valorizzazione del ruolo della donna nella cultura. Il primo intervento è stato affidato a Roberto Piparo, definito dallo stesso Miceli come figura centrale nel panorama culturale locale. Uomo di grande sensibilità e passione per il sapere, Piparo ha offerto una riflessione ampia e profonda sul ruolo dell’arte nella società contemporanea, parlando di Giusy Ciagola non solo come pittrice, ma anche come attrice.

Nel suo intervento ha distinto tre tipi di artisti: quelli che vendono per necessità, quelli che si collocano in una via di mezzo, e infine l’artista autentico, l’artista puro ossia una definizione che ha voluto attribuire proprio a Giusy Ciagola, riconoscendone la sincerità espressiva e la coerenza interiore. Subito dopo, l’ingegnere Rosario Micalizzi, profondo conoscitore dell’opera dell’artista, ha portato il pubblico dentro il mondo simbolico dei suoi quadri. Ogni opera, ha spiegato Micalizzi, è un frammento del vissuto di Giusy, un’espressione sincera dei suoi valori più profondi: la memoria, la famiglia, la spiritualità. “Ogni quadro – ha detto – è un pezzo della sua vita”.
Il contributo della giornalista Margherita Trupiano, volto noto dell’emittente TVA di Agrigento, è stato incisivo e mirato. Oltre a porre domande puntuali all’artista, Trupiano ha indagato il rapporto tra fede e ispirazione creativa, offrendo una lettura intima e intensa della produzione pittorica di Giusy Ciagola. Di particolare rilievo anche l’intervento dello scultore ennese Angelo Scopazzo, artista affermato e punto di riferimento per Giusy Ciagola.
La stessa pittrice ha voluto sottolineare pubblicamente l’importanza della sua figura nel proprio percorso artistico, dichiarando di aver sempre accolto con gratitudine i suggerimenti tecnici che Scopazzo le ha offerto nel tempo. Un riconoscimento sincero, che ha rivelato l’umiltà dell’artista e il rispetto per il dialogo tra esperienze artistiche diverse.

Ad impreziosire ulteriormente la serata, la partecipazione dello scultore lettone Aigars Bikse, amico personale di Miceli, arrivato a sorpresa per condividere questo momento. Nelle sue parole, un apprezzamento sentito per le opere di Giusy, definite come espressioni genuine della terra siciliana. I colori forti e decisi, blu, rosso, giallo, sono, secondo Bikse, la manifestazione visiva di un’identità mediterranea viva e luminosa. Tra i momenti più intensi, l’esperimento emozionale ideato da Emanuele Miceli: un quadro è stato esposto al centro della scena, invitando il pubblico a osservarlo non con l’occhio critico, ma con l’anima. Un video narrato ha accompagnato il momento, in cui Miceli ha raccontato le emozioni suscitate dall’opera, concludendo con una poesia dedicata all’artista.

È stata una serata in cui si sono intrecciati linguaggi artistici diversi, in un’armonia fatta di arte, cultura, pittura, scultura, parola e sensibilità umana. Una rete viva di relazioni culturali e creative, che ha reso omaggio non solo a un’artista, ma a un’intera visione del fare arte come atto condiviso.





