Agrigento: Diga finanziata e incompleta, Regione con i debiti teme pignoramento e non paga 260 lavoratori a tempo indeterminato

274

Che fosse la terra di Luigi Pirandello con tanti paradossi quotidiani è sempre stato un fatto noto, ma non era mai successo che a pagare fossero gli onesti lavoratori che hanno avuto gli stipendi bloccati da un iter giudiziario su cui non hanno responsabilità. E’ successo che il consorzio di bonifica Agrigento 3, che dipende dalla Regione, non ha i soldi per pagare ben 260 lavoratori, assunti da decenni a tempo determinato, perché, unico ente tra i 12 presenti in Sicilia a non avere ricevuto ancora i fondi, teme di avere le somme pignorate da un ente creditore, la Findema, che in un passato lontano ha iniziato i lavori di costruzione della diga “Cannamasca, in territorio agrigentino, a Cammarata, e non li ha mai completati.

Il problema è che, dopo due anni di grave siccità sul territorio, l’invaso incompleto, previsto per circa 3 milioni di metri cubi d’acqua, giace abbandonato, con il pignoramento degli stipendi dei lavoratori della struttura irrigua consortile che distribuisce l’acqua in tutta la provincia. “Forse abbiamo il torto – si interrogano i dipendenti – di recarci ogni mattina sul posto di lavoro a nostre spese ?”

Oggi impiegati e lavoratori si ritrovano con tre mesi di indennità arretrata e rischiano pure di non potersi recare quotidianamente al lavoro sia per le famiglie già in difficoltà finanziaria e soprattutto per le spese di carburante in quanto buona parte sono pendolari devono recarsi con propri mezzi da una sede all’altra del territorio provinciale, da Ribera a Menfi, da Sciacca a Bivona e ad Agrigento.

I lavoratori hanno redatto un dettagliato documento, con il quale lamentano la mancanza delle spettanze, tre mesi senza stipendio, e annunciano lo stato di agitazione della categoria. Da qualche settimana hanno interessato i sindacati provinciali della Cgil e della Uil i cui dirigenti hanno incontrato a Palermo i vertici regionali del consorzio di bonifica dai quali hanno avuto assicurazioni sull’impegno di risolvere al più presto il problema economico del personale.

Affermano che: “c’è tanto silenzio, con la situazione finanziaria ancora in alto mare – precisano nel documento – “che allo stato attuale in territorio di Ribera le condizioni di lavoro sono inaccettabili e pericolose, che gli ordini di servizio sono solo verbali e non c’è stata alcuna formazione specifica sui rischi legati alle operazioni da svolgere”.

Annunciano che intraprenderanno forme di lotta più incisive.