Ribera: La Pasqua tra “’Ncontru”, corsa dei santi, folla di fedeli, gonfaloni ed inno di gioia

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La Pasqua di Ribera è la più bella festa dell’anno. La festività è la più tradizionale, tra tutte le manifestazioni religiose dell’anno, perché intrisa di religiosità, fede e folclore. Da decenni, la domenica di Pasqua tutta la popolazione si riversa in piazza, sul centrale corso Umberto I, per partecipare a “Lu ‘ncontru” tra Gesù e la Madonna. Alcuni aspetti minori della festa vanno ricordati perché appartengono alla trazione che i riberesi si tramandano da secoli da padre in figlio.

Sono i tanti gonfaloni di stoffa con colori variegati che, detti “palii”, realizzati in passato dalle confraternite, dagli artigiani dei quartieri, da fedeli per ex voto, vengono portati a mano dai giovani, di corsa, davanti alla statua di San Michele, prima dell’annuncio del Resurrezione del Cristo, al grido di “Largo Largo”. Una esplosione di gioia, frammista a voli di colombi, scroscianti applausi, scampanìo dei sacri bronzi, colori e fiori variegati e di tante storie personali di fedeli e di credenti che partecipano alla giornata della pace e della vita.

Di particolare menzione sono alcune famiglie che da decenni, forse da secoli, hanno il compito la mattina di Pasqua di addobbare le “vare”, i fercoli di legno con le statue di Gesù Risorto, di San Michele e della Madonna della Pace, nelle rispettive chiese, con fiori freschi raccolti da qualche ora in campagna e con fave e spighe verdi, segno dell’abbondanza e del buon raccolto che sta per arrivare. Cuscini di fiori, preparati da mani esperte, vengono posti ai piedi delle statue, prima di raggiungere la piazza per l’Incontro pasquale.

Le famiglie si tramandano la tradizione da padre in figlio, quasi in un rito sacro annuale. Così come avviene da tanti decenni, dal secolo scorso, per i portatori dei fercoli delle tre statue. Sotto le “castagnola” di legno che sorreggono le “vare” trovano posto in buona parte quasi gli stessi fedeli che si tramandano in famiglia la tradizione di portare a spalla la statua, per devozione o per grazia ricevuta. Nessuno manca all’appuntamento. Qualcuno, che si trova, fuori o all’estero per lavoro, torna da lontano dagli Usa e da diversi stati europei, per mettersi sotto la statua, per fede o per tradizione. Qualcun altro ricorda che il lungo legno della “vara” veniva portato dalla spalla nuda del fedele che qualche volta sanguinava.

Alle 14 della domenica pasquale, diverse migliaia di fedeli, visitatori, turisti, emigrati, giovani e anziani, il corso Umberto I diventa un oceano di gente che gioiscono al passaggio delle statue di San Michele, della Madonna e del Cristo Risorto e nel momento de “Lu ‘ncontru”, tra applausi, grida di gioia, lacrime di commozione, voli di colombe e preghiera.

Alla fine, tutti sono contenti, tutti tornano a casa felici, quasi a dimenticare le pesanti difficoltà dell’odierno vivere quotidiano.