La prima volta che ho incontrato Fulvio Cama in uno degli angoli più suggestivi di Palermo è stato al giardino dei giusti, nella Rassegna dell’Alloro Fest organizzata da Pino Apprendi, una indimenticabile serata dedicata a Otello Profazio. Quella sera ho incontrato altri importanti cantastorie siciliani, Luigi Di Pino, Nino Bellia. Fulvio Cama è quello che in Calabria chiamano il musicantore. E’ un personaggio che viene da lontano, un artista senza tempo, con una storia incantevole da raccontare, uno che ha letto una montagna di libri ed ha la passione per la vela ed i viaggi in terre lontane. E’ un artigiano strettese che costruisce gli strumenti che non esistono più. Le sue composizioni sono palesemente ricche di contaminazioni e paesaggi sonori, che vanno incontro alla world music e testimonia la proiezione della nostra gente, dal cuore del Mare Nostrum verso gli angoli più remoti del pianeta. La sua musica è la narrazione di una visione di un popolo antichissimo, formatosi grazie a millenni di scambi culturali e avendo acquisito enormi ricchezze artistiche, e che si incontra con altre tradizioni, in terre lontane, con genti diverse. E’ per questo che nelle sue musiche si trova il blues, la bossa nova, il tango, la salsa, i ritmi primordiali africani, il reggae, la viddhaneddha e le serenate, … Ma andiamo a conoscere Fulvio Cama da vicino.

-Quando nasce la tua passione per la musica popolare?
Nasce in seguito al mio ingresso in un gruppo etnico nel 1993. Si chiamava Re Niliu e voleva spingere la musica folk verso la world music. In quel periodo suonavo il basso elettrico e con il gruppo sono stato tra i primi a proporre un progetto che si arricchiva di sonorità mediterranee. Da quella esperienza è nato il CD “Pukambù”, ancora oggi una pietra miliare della musica etnica del sud Italia.
-Da chi hai imparato a suonare la chitarra?
Sin da ragazzino ho studiato la chitarra, andavo a scuola di musica, poi ho perfezionato i miei studi da solo, spaziando ad altri strumenti a corda, alcuni dei quali li ho ricostruiti personalmente con le mie mani. Sono strumenti che non esistono più. Mi riferisco alle arpe arcaiche, a lire, liuti a manico corto e lungo e ad altre sperimentazioni sonore come il “Bergaliuto”, interamente costruito in legno di Bergamotto, una mia invenzione realizzata in collaborazione con il Museo dello Strumento Musicale di Reggio,
-Quanti cantastorie sono rimasti in Calabria?
Purtroppo si contano sulle dita di una mano, non di più.
-In Sicilia Ciccio Busacca, Franco Trincale, Ciccio Renzinu, Orazio Strano andavano i giro con i cartelloni posizionati sulle loro vecchie automobili e raccontavano storie di eroi, re, pirati, Santi e briganti. In Calabria accadeva la stessa cosa?
La Calabria non ha mai avuto una grande scuola di Cantastorie, anche Otello Profazio non era un vero e proprio Cantastorie…

-Hai collaborato per molti anni con Otello Profazio, cosa ha rappresentato per la Calabria?
Otello Profazio rappresenta la Calabria in minima parte perché è la Sicilia che rappresenta maggiormente. Il suo immenso lavoro di ricerca e di raccolta consta per la maggior parte di prodotti che vengono dalla Sicilia. E’ grazie a Otello che sono diventato un Musicantore. Era il mio 50° compleanno e Otello invitato a casa mia assieme ad altri amici, dopo aver loro dedicato un mio piccolo spettacolo chitarra e voce in acustico, mi disse: “Sei proprio bravo, puoi fare il cantastorie” e detto da lui che era un criticone verso tutti è stata proprio una sorpresa! Infatti poi ha cominciato a dirmi tutte le cose che secondo lui non andavano nel mio modo di suonare (troppa chitarra) e per il modo di cantare (troppa voce) e poi troppo di tutto… Da lì è nata una collaborazione di quattro intensi anni che ci hanno visto produrre assieme il mio CD “L’Agorà del Cantastorie” ed il suo CD “La ballata del bergamotto”, oltre a realizzare diverse decine di spettacoli in giro. Ma oltre all’aspetto artistico Otello era diventato un vero amico e frequentatore assiduo della mia casa. Avrei tantissimi aneddoti e storie da raccontare apprese da lui attraverso la sua consueta dialettica e la sua convivialità.
-Come mai al suo funerale c’erano pochissime persone?
Purtroppo nell’ultimo periodo della sua vita, siamo stati distanti perché si era un pò isolato da tutto e da tutti ed è stato proprio triste vederlo andar via così e ancor più doloroso è stato vedere che la sua città, che pur gli aveva dato diversi premi, è stata completamente assente, sia istituzionalmente che artisticamente. Quel giorno al Duomo di Reggio mi è sembrato di rivivere i funerali di Rosa Balistreri, anche in quell’occasione erano presenti pochissime persone.
-Come si vive in Calabria, com’è andata la stagione estiva?
La Calabria, ma in modo particolare la città di Reggio, sta vivendo un periodo di crisi molto grave, amministrativa, sociale e morale, non tocca a me analizzarne le cause e trovare le soluzioni, ma è diventato difficile fare arte e cultura, soprattutto per chi come me fa ricerca e tenta di tenere vivi i tesori millenari che ci appartengono, ma che a quanto pare non interessano molto a chi istituzionalmente invece dovrebbe sostenerli e promuoverli.
-Perché si dice che la Calabria è una terra amara?
La Calabria non è una terra amara, ma dura! E’ una terra difficile da ammaestrare, altissimi monti a picco sul mare, fiumare impetuose, coste sferzate da venti e mareggiate, terreni impervi e strade difficili. E’ una terra dove l’agricoltura è eroica e tutto ciò che si fa costa fatica e determinazione. Per questo è ricca di fascino, di mistero e per certi versi, fortunatamente, ancora vergine. Noi calabresi siamo particolarmente gelosi e conservativi di usi e costumi, di storie e di tradizioni e siamo restii a condividerli, ma questo forse ha contribuito a mantenerli ancora vivi.

-Puoi parlarmi di Rosa Balistreri?
Non l’ho mai incontrata, ma è stata una tappa obbligata dei miei studi. Sono rimasto ammaliato dal suo canto. Poi ho cominciato a cantarla anch’io, ed alla fine sono stato designato da chissà quale divinità, a musicare alcune poesie inedite scritte di suo pugno, che sono incantevoli e che presto pubblicherò in un lavoro discografico che la incoronerà poetessa grazie al lavoro di Felice Liotti.
-Di cosa parlano le tue canzoni?
Le mie canzoni raccontano storie, miti, leggende, della nostra terra e della natura meravigliosa che permette la vita sul Pianeta ed alla quale non dovremmo smettere di rendere grazie e rispettarla. Mi piace anche creare delle storie dai proverbi che sono insegnamenti fondamentali e dei quali la nostra cultura è stracolma: sceneggiare cioè ciò che è stato reso ermetico ma efficace, con pochissime parole, per farlo diventare canto o cunto, attraverso un percorso inverso, teatralizzandolo e facendo del suo significato e della sua morale, la trama del racconto in musica.
-Qual è la canzone alla quale sei più legato e perché?
Si chiama “Briscendu” (albeggiando) e mi ha regalato la vittoria come Primo Assoluto classificato tra tantissimi partecipanti di tutto il mondo al Premio Mondiale Nosside. Sono molto legato a questo brano che ho dedicato a mia figlia Cloe.
-Hai scritto dei libri?
Si un racconto “Il Vaso Misterioso” edito da Città del Sole.

-Mi puoi parlare delle tournèe in Argentina, Uruguay e in Brasile. Come reagisce il pubblico alle tue esibizioni?
Realizzare spettacoli all’estero è sempre un’emozione particolare perché ci si confronta con usi e costumi diversi, così mi è accaduto oltre che in Sud America, anche in Nord Europa, in Africa ed in Indocina (dove sono stati attratti particolarmente dalla nostra tarantella). Emozionante è raccontare ai nostri emigrati le storie della loro terra d’origine. In questi concerti scappano sempre le lacrimucce e l’emozione è davvero grande. Nel 2024 realizzerò un tour in Australia.
-Qual è il futuro dei cantastorie, del dialetto calabrese e della musica popolare del sud Italia? Purtroppo il futuro di queste arti è incognito ed incerto e qualsiasi sforzo che riusciamo a fare affinchè non vada perduto un patrimonio incommensurabile, risulta sempre poco efficace. Analizzando le cause, emerge prepotentemente che il velocissimo progredire dei supporti mediatici e culturali, ci trova impreparati ad intervenire con la stessa capacità di cambiamento e rimaniamo indietro. Ci stiamo staccando da coloro i quali corrono via avanti, impossibili da raggiungere senza il loro consapevole voler rallentare per attenderci: i giovani risultano sempre più veloci e quindi invece che rallentare loro, dovremmo accelerare noi innovandoci.
– Come viene raccontata la Calabria, dalla stampa, dal cinema e dalla televisione?
Male. La narrazione è un racconto superficiale e ignorante. Per raccontare una terra, le sue genti, millenni di storia… prima bisognerebbe studiarla, capirla e scoprirla. Chi racconta purtroppo non sa niente e non si preoccupa di sapere, ma si preoccupa solo di fare audience o lo scoop per vendere il più possibile. La Calabria è terra misteriosa e affascinante e non mostra la sua essenza a chiunque, ma solo a chi riesce a svelarla e scoprirla con discrezione e rispetto, oppure resterà vestita di pesanti pelli di capra e cappotti di grossa lana intrecciata.

-Cosa salverà il mondo la bellezza, il cinema o i cantastorie?
Il mondo degli uomini non potrà essere salvarlo dagli uomini, piccoli esseri di passaggio tra un’Era geologica e la prossima, il Mondo è Madre Natura che ne determina l’andamento, non certo l’uomo e le sue follie. Effimera è la vita, la musica, le religioni e tutte le conoscenze degli uomini non sono ancora altro che semplici ed elementari nozioni che non ci salveranno certo dai destini del Cosmo.
-E’ ancora letto Corrado Alvaro e Saverio Strati?
Questi grandi autori (aggiungerei anche il proverbiale poeta dialettale reggino Nicola Giunta), risultano letti per fortuna, ancora oggi attualissimi, e sono molto conosciuti e promossi anche scolasticamente, ma al pari loro ce ne sono altrettanti che andrebbero rivalutati.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sono attualmente concentrato sulla pubblicazione delle poesie inedite e sconosciute scritte da Rosa Balistreri che, come era suo desiderio, sono diventate canzoni con le mie musiche. Ho già provveduto a depositare a nome di Rosa i suoi inediti alla SIAE ed in Primavera 2024 uscirà il CD “Inedita Rosa”, dove potrete apprezzare il suo essere poetessa. Lei con una poesia riesce ad essere istintiva e vera, riesce a raccontarci la sua autobiografia con il suo stile inconfondibile e la sua forza.
Porterò “Inedita Rosa” in tour per tutto il 2024 e farò tutto possibile affinchè Rosa d’ora in poi venga conosciuta anche nella sua veste di autrice e non solo di interprete.

Biografia
Fulvio Cama è originario del Reggino ed ama definirsi “Strettese” cioè di tradizione Calabro-Sicula. Compositore, scrittore, musicista polistrumentista, velista Campione italiano di vela tradizionale.
Ha attraversato il Mondo mettendo in scena le musiche ed i canti del Sud, incantando le platee di Argentina, Uruguay e Brasile, Africa, Nord Europa, Cuba, Indocina ecc… Un’appassionata ricerca linguistica e musicale, una voce intensa supportata da composizioni musicali che esprimono la sua particolare figura di Musicantore, come ama definirsi, ponendosi tra le figure del Cantastorie e del Cantautore.
Un artista che vive attraverso le sue narrazioni, un antico Aedo che sopravvive in un mondo sempre più globalizzato, incarnando le fattezze della più antica tradizione popolare dei cantastorie, ma è anche una figura contemporanea proiettata verso il futuro. Le sue storie nascono da ricerche che partono dal neolitico, dagli albori della civiltà umana, per cercare di scoprire le magie di musica e poesia, di canto e cunto. Nasce così la sua missione: raccontare il fascino inedito e recondito del cuore del Mediterraneo, culla della civiltà, per donare ai posteri un vero e proprio memoriale.
1993 – CD “Pukambù” con Re Niliu
2003 – CD “TarantaRè”
2013 – Romanzo “Il Vaso Misterioso” C.D.S. Edizioni
2014 – Singolo “Lampedusa” – Vincitore Gran Premio Manente
2015 – CD “Storie Mediterranee” con Fabulanova
2015 – CD “La ballata del bergamotto” con Otello Profazio
2016 – CD “L’Agorà del Cantastorie”
2017 – Singolo “Briscendu” – Vincitore Assoluto Premio Mondiale Nosside
2019 – Premio Internazionale “Orden del Buzòn “ Buenos Aires Argentina
2020 – CD “Cu cunta ment’a Giunta”
2022 – Singolo “Quarto Savona 15, Capaci ‘92”
2022 – CD “Il canto dei Bronzi di Riace”
Campione Italiano di Vela Latina tradizionale.
Sul set de: “I Leoni di Sicilia” la storia dei Florio, in uscita a Ottobre 2023 su Disney Channel.
Ha collaborato tra gli altri con Otello Profazio per molti anni ed è in procinto di pubblicare il suo ultimo lavoro discografico con i testi inediti di Rosa Balistreri dal titolo “Inedita Rosa”.





