Marco Frittella è un giornalista professionista molto amato dagli italiani. E’ padre di tre figli. Un uomo innamorato dell’ambiente e della sua rinascita. Ha scritto molti libri, Italia Green, Mappa delle eccellenze del made in Italy ambientale per Rai libri, L’oro d’Italia dall’abbandono alla rinascita, viaggio nel paese che riscopre i suoi tesori e anche la sua anima. Il libro-attraverso la voce di archeologi, manager, politici, racconta – le storie dei recuperi degli straordinari beni culturali e artistici del nostro Paese. La rinascita del nostro patrimonio artistico-culturale, grazie anche al lavoro dei volontari, alla nuova autonomia dei musei, alle eccellenze delle scuole di restauro e dei nuclei delle forze dell’ordine a tutela e salvaguardia dei nostri tesori dell’arte. E’ una persona molto paziente, con una grande passione per i viaggi. Per 30 anni è stato notista politico del Tg1 e conduttore, direttore di Rai Libri. Ma andiamo a conoscerlo da vicino.
-Quando nasce la sua passione per il giornalismo?
Nasce al liceo, quando iniziai a fare il corrispondente da Ancona, la città dove vivevo all’epoca del quotidiano Avvenire, che aveva una pagina di cronaca tutta dedicata alle Marche e quindi essendo corrispondente del capoluogo regionale, di Ancona, ogni giorno dovevo scrivere almeno un pezzo sul consiglio comunale, regionale. Questo mi portò ad entrare in una dinamica personale e professionale, avevo diciassette anni e da allora non me ne sono più staccato. Nacque l’amore di uno che avrebbe voluto fare il professore di filosofia e invece si trovò a fare il giornalista.

-Per quanti anni ha lavorato in Rai?
Ho cominciato a lavorare in la Rai nel 1979. Per più di 40 anni.
-Che cosa rappresenta la Rai nella sua vita?
Tutto. Assolutamente tutto dal punto di vista professionale, lavorativo. Debbo alla Rai quello che ho fatto. Quando ero alla rete e mi occupavo di Linea Verde, quando sono stato assunto al Gr2 nella redazione politica, quando sono stato trasferito al Tg1 dal 1993 al 2022, anche in questo caso quasi 30 anni, dove ho fatto tutto, il notista politico, il caporedattore, l’inviato, il conduttore del telegiornale, degli speciali e degli straordinari. Dopo sono diventato direttore di Rai libri e adesso sono il direttore della comunicazione di Rai Com, quindi devo assolutamente tutto alla Rai.
-La Rai ha fatto crescere il nostro Paese con inchieste, servizi giornalistici, approfondimenti, curiosità e cultura, ha unificato gli italiani attraverso la lingua. Spesso mi chiedo, dov’è finita la TV dei ragazzi, che ha fatto crescere tante generazioni, compresa la mia. Oggi ci sono i cartoni dei programmi per l’infanzia, ma manca quella bella impostazione creativa e originale, che si rivolgeva e coinvolgeva i bambini, come un appuntamento fisso. In quegli anni quella Tv era un punto fermo per tutti i bambini insieme a Carosello, si mandava a letto un bambino che non aveva fatto i compiti senza cena e senza Carosello, quello era il castigo più grande!
La tv dei ragazzi è una delle cose più meritorie che siano state fatte da parte della Rai in questi decenni, cioè nel dopoguerra. Oggi che non c’è più la tv dei ragazzi, esistono dei canali dedicati ai ragazzi Rai Yoyo, Rai Kids, Rai Gulp, che cercano di esercitare la stessa funzione che è quella dell’intrattenimento educativo. Questa è la loro mission.
-Qual è la forza di una notizia nella società in cui viviamo?
La forza di una notizia è enorme, per questa ragione bisogna “manipolare” la notizia con estrema delicatezza, con estrema correttezza, con estremo senso di responsabilità che sono gli elementi sui quali io ho cercato di basare tutta la mia vita professionale, delicatezza, senso di responsabilità e correttezza. Una notizia può cambiare il volto di una società, molto più di quanto normalmente si creda.
-E’ veramente garantito a tutti i cittadini l’accesso in tv, così come previsto dall’articolo 11 della costituzione? Certe volte ho la sensazione che in Tv vadano sempre le stesse persone…
L’accesso deve essere garantito il più largo possibile, non tanto alle singole persone, perché questo sarebbe impossibile naturalmente, quanto diciamo tutte, il riferimento è che deve essere garantito agli elementi rappresentativi della società italiana, a tutti i segmenti. L’idea che in televisione vadano le stesse persone non è del tutto infondata, è una caratteristica marginale, non centrale, che tuttavia va corretta, perché non si deve mai dare la sensazione che la televisione sia un elemento di autoreferenzialità di un certo ceto dirigente.

-Lei e l’ambiente. Quando nasce questa sua nobile passione? Come spiega la grande indifferenza di tanta gente nei confronti di temi così importanti e attuali per la vita di ognuno di noi? L’ignoranza della classe politica, che invece di affrontare i problemi e prevenirli, propone di assicurarci contro il fuoco, contro la grandine, contro i fulmini contro i cambiamenti climatici, e non fa un esame di coscienza sui disastri causati dall’incuria dell’uomo in questi anni e cercare le soluzioni. Il patrimonio ambientale appartiene a tutti gli italiani e bisogna preservarlo e difenderlo come un bene proprio, come la propria casa …
Non sono d’accordo di parlare di grande indifferenza della popolazione nei confronti dei temi ambientali, nella popolazione sta sicuramente crescendo la consapevolezza ambientale da una parte, e dall’altra, la consapevolezza dell’importanza dei beni culturali, del patrimonio, del paesaggio. Diciamo che la consapevolezza collettiva sta largamente crescendo ed è incommensurabile rispetto al passato, quanto alla classe politica, anche qui bisogna dire, che sono stati fatti dei passi avanti, anche se il negazionismo ogni tanto fa capolino, sia quello ambientale che è un errore, sia come dire una certa sottovalutazione dei beni culturali, però rispetto a quello che abbiamo visto in passato, anche qui mi permetto di dire che abbiamo fatto dei grandi passi in avanti.
-Mentre cercavo di conoscere delle notizie e informazioni sul suo lavoro, la mia attenzione si è soffermata su Tommaso Cestrone, “ l’angelo di Carditello”, l’agricoltore campano che si è occupato per lungo tempo della Reggia di Carditello. Mi può parlare di questo personaggio?
Tommaso Cestrone che non è più con noi, è un eroe civile perché in piena terra dei fuochi, luoghi dove la criminalità organizzata purtroppo ha un atteggiamento padronale, lui si autonominò custode volontario e gratuito della reggia di Carditello che si trovava in una condizione di grandissimo degrado, dove tutto veniva derubato, dove gli ambienti venivano dati per qualunque scopo illecito. Tommaso difese fino all’ultimo giorno della sua vita l’integrità della reggia di Carditello, perché ne avvertiva l’importanza e lui stesso se ne sentiva proprietario, in quanto cittadino, cioè quello è un bene culturale della collettività ed è per questo che la difendeva, fino al punto da riuscire, perché fu lui a riuscirci, a convincere il ministro dei beni culturali dell’epoca Massimo Bray a trovare le risorse perché lo stato acquistasse la reggia. Oggi la reggia è un gioiello, fa parte del forum reale della Campania, è rinato ed è tornato ad essere quello che era, cioè una fattoria modello dove si producono mozzarelle, le coltivazioni biologiche, si alleva il cavallo persano, la razza nazionale che è quella della Ferrari di Baracca per intenderci, che è tornata a risplendere. Mi piacerebbe che l’amministrazione della reggia di Carditello riconoscesse al signor Tommaso Cestrone il valore di quello che ha fatto, la gratitudine di questo autentico eroe civile.

-C’è un’intervista che non avrebbe voluto fare?
No. Non ho ricordi di questo genere. Una che sicuramente mi ha segnato è stata l’intervista ad un vescovo di San Salvador, che in quel momento non pensavo che un giorno potesse diventare santo. Monsignor Oscar Arnulfo Romero fu ucciso dagli squadroni della morte mentre celebrava messa, ed è stato proclamato santo. Un santo del sud America, un santo dei poveri, un santo della virtù cristiana portata fino al martirio. Lo intervistai più volte. Spesso veniva a Roma in una casa di suore salvadoregne, che lui frequentava e quindi di quell’esperienza ho un grande ricordo, per certi aspetti commovente.
-Può commentare una frase di Sant’Agostino: “Il mondo è un libro. Quelli che non viaggiano ne leggono una sola pagina”, che è poi un tema sviluppato nei libri di Umberto Eco…
La passione per la lettura, per i libri è una cosa che va coltivata nei nostri ragazzi sin da piccoli, bisogna istillare l’amore per la lettura sin da quando i ragazzi sono in tenera età, proprio esattamente sulla base di quello che dice Sant’Agostino: leggere è fare il viaggio della mente, che significa comprendere il mondo, crescere, maturare, in definitiva significa diventare più uomini.
-Una curiosità sulle cravatte. Ho letto che lei è un appassionato di cravatte. Esistono 177.147 modi di fare il nodo, la cravatta più costosa arriva al prezzo di 200.000 euro. Ogni anno, il 18 ottobre a Dublino e a Tokio si festeggia la giornata della cravatta. La patria delle cravatte è in Italia, a Como. Cosa c’è nella storia delle cravatte che non so, qual è il pezzo mancante? Quante cravatte possiede?
Non lo so, non le ho mai contate. Non è che io sia particolarmente un appassionato di cravatte, semplicemente, piaceva molto ai miei conterranei della provincia di Terni, perché io sono di origini umbre, il fatto che ogni tanto mi capitava di condurre il Tg1 con una cravatta a bande rosse e verdi che sono i colori della ternana, la squadra di Terni, del sud dell’Umbria. Quindi tutti i tifosi della ternana amavano molto il fatto di vedere in televisione i colori della loro squadra.

-Cosa può anticipare in merito alla scrittura della trilogia sui beni culturali iniziata con Italia Green?
Ho un’idea. Ho cominciato con Italia Green che era la mappa delle eccellenze del made in Italy ambientale, che spesso viene ignorato o sottovalutato da noi stessi italiani. Ho continuato con l’Oro d’Italia, il libro che racconta di come ci sia quella inversione di tendenza nei confronti dei beni culturali e del paesaggio di cui parlavamo prima, e quindi raccontando la storia di alcuni recuperi di straordinaria importanza come Pompei, Caserta, il giardino della Kolimbetrha ad Agrigento, la Venaria reale, il museo egizio di Torino e cose di questo genere, dall’abbandono alla rinascita. Il prossimo libro vorrei dedicarlo al genio italiano, ma non al genio eclatante italiano, non voglio fare l’ennesimo libro su Leonardo Da Vinci, ma dedicarlo al genio meno conosciuto, al genio più quotidiano, più nascosto eppure assolutamente determinante.
-Quali sono i suoi progetti per il futuro?
In questi primi giorni di agosto 2023 ho assunto il nuovo incarico di direttore della comunicazione delle relazioni istituzionali di Rai Com, dopo essere stato editore e direttore di Rai libri, adesso il mio progetto è quello di sviluppare la comunicazione delle tante attività che la Rai fa per promuovere la enorme mole di contenuti multimediali che essa produce.
Biografia
Marco Frittella è nato a Orte il 12 luglio del 1958. E’ un giornalista, saggista e conduttore televisivo italiano. E’ un volto storico del giornalismo televisivo, ha raccontato per quarant’anni, prima ai microfoni del Gr2 e poi del Tg1, le principali vicende politico-istituzionali d’Italia. Era a Berlino nell’inverno del 1989 quando cadde il muro e a Beirut nell’ultima fase della guerra civile libanese. Tra le tante interviste realizzate – da Michail Gorbaciov a Lech Walesa, da Willy Brandt a Francesco Cossiga e Giorgio Napolitano- ha avuto il privilegio di avvicinare anche un santo, San Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso dagli squadroni della morte. A lungo professore di giornalismo all’Università di Tor Vergata e alla scuola di Perugia, ha condotto il Tg1 per due decenni e “Unomattina” per due stagioni. Nel 2020 ha pubblicato Italia Green, Mappa delle eccellenze del made in Italy ambientale per Rai libri, di cui nel marzo 2022 è stato nominato direttore editoriale. Da pochi giorni è direttore Comunicazioni e Relazioni Istituzionali di Rai Com.
Per la documentazione fotografica si ringraziano Salvatore Indelicato e Giuseppe Lo Pilato.






