Ritratti: scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Maria Sapienza

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Renzo Millunzi memoria storica della Rai siciliana mi ha parlato molto di Maria Sapienza scrittrice talentuosa e del suo libro Ayman il bambino ritrovato Ex Libris Edizioni. In verità l’anno scorso, ero rimasto colpito dalla copertina, (che mi stava cercando), alla Nuvola di Roma, nella rassegna Più libri più liberi. La prefazione è curata dallo psicologo Gianni Ferraro mentre l’introduzione è della bravissima professoressa Daniela Balsamo che ho conosciuto ad Altofonte. Si avvicinano le feste di Natale e questo libro non può mancare nelle librerie di famiglia. Il bambino ritrovato è ambientato a Palermo culla di arte e cultura, lussureggiante poligono di terra e di mare che accoglie un bambino che sembra arrivato dal nulla. Il sette settembre del 1949 i coniugi Lanzara trovano un bambino abbandonato, Ayman, dinanzi al placido mare della Cala. Questo evento darà inizio alle intricate vicende affidate alla voce narrante di nonna Rosalba, scrittrice appassionata, che insieme al narratore onnisciente, pagina dopo pagina, posizioneranno le tessere dell’intricato mosaico. Maria Sapienza nelle sue pagine intersecherà le storie di tre generazioni in un giallo che gira le sue scene tra i cunicoli sotterranei e il dedalo di vie di Palermo, città che accoglie le differenze e mostra la sua forza inclusiva. Ma andiamo a conoscere più da vicino la scrittrice Maria Sapienza.

-Quando nasce Ayman la storia del bambino ritrovato?

La storia nasce nel 2019.

-E’ una storia vera?

No, non è una storia vera.

-Nonna Rosalba nel 2019 narra al nipotino la storia di un bambino trovato, da una coppia alla Cala di Palermo il 9 settembre del 1949…

La scelta di questo tipo di narrazione permette un continuo andare indietro nel tempo per tornare al presente, gustando la Palermo nelle varie sfaccettature e anche i personaggi e il linguaggio sono adeguati al periodo storico in cui sono collocati. La nonna grazie al racconto incanta il piccolo Antonio con le descrizioni e questa scelta non è casuale, in un mondo in cui ci si isola, si parla poco e si ascolta con poca attenzione, la tecnica della narrazione permette una relazione costruttiva tra adulto e bambino. Il titolo il bambino ritrovato non è riferito soltanto a Ayman, ma è una metafora che riguarda tutti noi. Il bambino ritrovato è quello che ognuno ricerca per raggiungere la parte più pura e vera.

-Nonne e nipoti l’uno ha bisogno dell’altro per vivere, per crescere, per trovare un pezzetto di felicità?

Ho dedicato questo romanzo ai nonni, l’Amore e la saggezza. Nel mondo in cui viviamo i genitori lavorano per molte ore e sono distanti dai figli, i nonni sono una risorsa, sono la cura e la dedizione e il loro sapere riporta alle radici. I nipoti sono il presente e il futuro, coloro che tramanderanno il verbum e il logos.

-Quando i vecchi sono portati all’ospizio muore l’anziano e i suoi ricordi…

L’ospizio è un luogo che non permette la circolarità del pensiero dall’anziano al giovane, è il posto in cui è impossibile la consegna del testimone e quindi è come se fosse sinonimo di morte .

-I coniugi Lanzara adottano il piccolo Ayman e lo crescono con amore, ma nel libro si sviluppa anche una storia di dolore e di sofferenza…

All’interno del romanzo sono diverse le storie di dolore e di sofferenza. Quella dei coniugi Lanzara è un’esistenza serena che si complica nel momento in cui decidono di rivelare a Ayman che è un figlio adottivo. Alla rivelazione il giovane li stupisce accettando con naturalezza la sua condizione e restituendo loro l’Amore che dal primo giorno ha ricevuto da entrambi i genitori. Amalia si ammala e non riesce a guarire dal cancro, questo evento tragico prostrerà il marito Giancarlo legato a lei da un sentimento autentico.

– E’ vero che i bambini adottati, quando crescono mostrano insofferenza verso i nuovi genitori?

In molti casi le relazioni sono difficili ma non è il caso di Ayman.

-Si può parlare di vera integrazione in una città multietnica come Palermo?

Palermo è una città che non discrimina, è la storia scritta in ogni luogo del capoluogo siciliano che testimonia quanti popoli siano stati nella città e noi Siciliani siamo frutto di una miscellanea di caratteristiche genetiche. Sono pochi i casi di razzismo o intolleranza, se entriamo nei vicoli e nelle viscere del centro storico sono diverse le etnie che convivono con gli autoctoni. Credo, pertanto, che si possa parlare di integrazione.

-Nel libro sono descritti i vicoli, i cortili e i luoghi caratteristici di Palermo, i Qanat, Ballarò, La Cala…

Molte pagine del romanzo dipingono Palermo, credo sia palese la mia ammirazione per questa città che emana bellezza pur nella schizofrenia che specularmente la mostra negli altri angoli, nei vicoli e nei quartieri in cui è evidente il degrado.

-Secondo il regista tedesco Wim Wenders Palermo esprime morte e disagio, concetto espresso nel film Palermo Shooting, Spaccaossa di Vincenzo Pirrotta e in Ciurè del regista Giampiero Pumo, viene descritta la città con immagini di disagio, senza regole e abbandonata a se stessa. Qual è il suo pensiero in proposito?

Credo ci sia un fil rouge che accomuni le grandi città. Numerosi gli episodi di degrado morale ed etico. I quotidiani e la TV ci raccontano nella cronaca di continui episodi di violenza, di barbarie ma non possiamo asserire che Palermo è una città di morte, se la Bellezza è vita io sostengo che ci sia ancora l’ebbrezza nelle colonne e nella trabeazione del teatro Massimo, nei qanat sotterranei, nel Cassaro e nel placido mare di Mondello. Se si investisse nella bellezza Palermo annienterebbe la morte nell’eternarsi del sublime.

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ho dei progetti più o meno realizzabili e uno di questi è un prossimo romanzo ambientato nel 1970 a Palermo. Poi c’è più che un progetto, un sogno. Vorrei nella cittadina in cui vivo, Monreale, un centro aggregativo per ragazzi, un luogo di circolazione delle idee nel quale si possa giocare, condividere, scrivere, fare teatro e imparare a “fare” perché oggi la manualità si sta perdendo, così come i mestieri tradizionali e perché no, infine vorrei formare una cooperativa per fare lavorare i giovani togliendo manovalanza alla malavita. Difficile, arduo ma spero che prima o poi il sogno si possa realizzare.

Biografia

Maria Sapienza è nata a Palermo, laureata in pedagogia, ha insegnato presso il Liceo socio-psico-pedagogico di Caccamo.Vive a Monreale e gestisce il negozio di famiglia fondato dal bisnonno nel 1888, è madre di due figli, scrive poesie e articoli per giornali locali. Ha ricevuto premi e riconoscimenti per le sue liriche. Ha pubblicato; Il grande albero (2015), per edizioni ex libris; Sofia (2016) e Ayman il bambino ritrovato (2021). Ha ricevuto il secondo premio internazionale Navarro, per il romanzo edito, a Sambuca di Sicilia, il 2 luglio 2022.