Ritratti: grandi fotografi del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Graziano Villa

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Graziano Villa è un fotografo genovese freelance contemporaneo, oltre che eterno viaggiatore. Nei suoi lavori ha raccontato la storia del mondo attraverso la fotografia. Un mix di categorie che è il tratto distintivo di questo grande professionista. Il suo lavoro abbraccia vari campi della fotografia, moda, still-life, reportage e ritratto. Ha lavorato per grandi riviste “Ad –Architectural Digest”, Capital che gli hanno chiesto di realizzare dei “reportage- ritratti” di grandi città come Siviglia, Hong-Kong, Cape Town. Ha fotografato artisti, pittori, scultori, modelle e personaggi di primissimo piano. Villa è un fotografo colto e raffinato che studia e si documenta ogni giorno sui maggiori fotografi internazionali e americani, come Hunter Freeman, David Weiss. Ha imparato molto da Giampaolo Barbieri, Josef Karch e Arnold Newman, da Hiro grande fotografo giapponese, ma anche da Irving Penn e dalle più importanti riviste di fotografia come la “National Geographic” dove lavorano i migliori fotografi del mondo. Per Graziano Villa la fotografia è una sfida. Fotografa personaggi nell’ambito economico, politico e culturale. Ha studiato la storia dell’arte con le sue implicazioni matematiche e strutturali, ha letto Roland Barthes, Marshall McLuhan, Umberto Eco. E’ uno degli Artisti che tutti vorremmo incontrare nella nostra vita. Ma andiamo a conoscerlo da vicino.

-Quando inizia la sua passione per la fotografia?

Molto presto: ho scattato la mia prima fotografia a 8 anni.

-Cosa cerca un fotografo ogni giorno della sua vita?

…di documentarla, documentare la Vita in ogni sua manifestazione.

-Cosa rappresenta per lei la macchina fotografica?

Un passe-partout, una chiave universale che mi ha aperto migliaia di porte di questo nostro Universo permettendomi di conoscerlo meglio.

-In che senso la macchina fotografica è come una nave?

Una nave immaginaria, un battello che mi ha fatto attraversare diversi “oceani”, diversi contesti di questo Mondo.

-Qual è il potere di una fotografia?

Immenso! Soprattutto nella nostra società che vive di immagini…direi che ne facciamo indigestione tutti i giorni, per questo dovremmo imparare a gestirne la fruizione.

-Con il reportage lei ha attraversato la giungla, la savana, gli immensi spazi del Nord America, le distese ghiacciate del Polo Nord. C’è stato un momento in cui ha avuto paura?

Francamente no ! Potrei raccontare diversi momenti che ho vissuto dove, forse, avrei potuto avere paura, ma….non ho fatto in tempo; mi è stato insegnato da mio Fratello Charly, ex Legionario, a non perdere la testa proprio in quei momenti, dove è importante essere lucidi per avere la chance di sopravvivere.

-Che cosa nasconde il mondo della moda e delle belle donne che non appare?

Quello che si nasconde in tutti gli ambienti dove c’è la corsa ad essere il migliore per poter diventare ricco e famoso, stress e tanto opportunismo!

-Come si sente, cosa prova interiormente quando fa un ritratto ad una persona importante?

Primariamente, la necessità di essere il più professionale e preciso nel gestire la situazione, molti personaggi non hanno la consuetudine a posare davanti ad un obiettivo; però, sinceramente, ho provato molta emozione a fotografare questi due Personaggi: il XIV Dalai Lama e Desmond Morris.

-Che cosa ha in comune un fotografo con un direttore d’orchestra?

Direi che hanno in comune la necessità di gestire, “dirigere” tutte le persone che sono intorno a lui: i collaboratori, i personaggi e, qualche volta, anche il pubblico presente.

-Chi sono i grandi personaggi che ha fotografato?

Come ho detto prima il XIV Dalai Lama, Desmond Morris, Elton John, Lindsay Kemp, Ella Fitzgerald, Miriam Makeba, Annie Leibovitz, Vittorio Storaro, David Linch, Mario Soldati, Gillo Dorfles, Mario Soldati, Paolo Bulgari, Piersilvio Berlusconi, Cesare Romiti, Carlo De Benedetti….forse faccio prima a dare il link del mio sito dove ci sono una parte di questi personaggi, non posso elencarli tutti:

– https://grazianovilla.com/gallery_category/portraits/

-Mi può raccontare un episodio curioso della sua professione?

Ho fatto i ritratto al grande scultore per conto di Ettore Mocchetti, all’epoca Direttore di “AD-Architectural Digest”; quando gli regalai un B/N del suo ritratto nel suo castello ad Aulla, lui mi disse : “….hai inserito la mia persona nel lato destro dell’immagine all’intersezione di una serie di linee immaginarie come se tu conoscessi…” a quel punto lo interruppi e continuai io “…la Sezione Aurea..”; lui mi chiese sorpreso “…ma tu conosci la Sezione Aurea…?!??…”, io gli risposi “…caro Maestro, mi sono letto la ‘Storia Sociale dell’Arte di Hauser’, i libri di Roland Bartes, Marshall McLuhan, Umberto Eco, Claude Lévi-Strauss, ecc., mi occupo, in modo se vuole di semplice appassionato, di antropologia culturale e semeiotica glottologica….questo vuol dire che quando “costruisco” un’immagine so quello che faccio….non tutti i fotografi sono dei coglioni, qualcuno ha anche studiato !

-Una foto può cambiare la vita di una persona?

Senz’altro! Io e gli altri colleghi abbiamo fotografato giovani modelle o modelli che poi sono diventati molto famosi, per parlare degli esempi più facili….molti personaggi sono diventati erroneamente famosi nella cronaca nera, perché poi risultati innocenti alle accuse che gli erano state rivolte, ma, purtroppo, erano stati immortalati come colpevoli nel momento sbagliato della loro vita…

-Cosa pensa del fotografo Henri Cartier Bresson?

Un grande osservatore della Vita, con una grande capacità di cogliere il momento giusto per documentarla; famosa è una sua frase che condivido completamente; ““Quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio.”

-E’ vero che i giornali italiani fanno un cattivo uso della fotografia?

Certamente ! Il problema è nel fatto che tutti con il cellulare credono di essere fotografi e altrettanto quelli che usano le nuove macchine fotografiche digitali; io dico a loro e a tutti che “dovete studiare” ! Comprate e leggete i libri dei grandi fotografi, i libri di storia dell’arte, i libri di grafica, ecc.

-Che cosa si può fare per recuperare i rullini dei fotografi di paese, che rappresentano la memoria storica della comunità?

Dovrebbe essere un compito del nostro Ministero della Cultura, ma purtroppo, la politica che gestisce istituzioni come queste non è capace neanche di pensare a questi problemi; ho chiesto al MUFOCO se volevano il mio archivio di 50 anni di lavoro, la risposta è stata : “…non abbiamo posto per ospitarlo…”! …no comment…

-Quali sono secondo lei le tre foto che ricorderemo in questi anni?

1° – Neil Armstrong sulla Luna,

2° – La caduta del Muro di Berlino,

3° – La foto della fine dell’invasione russa in Ucraina.

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Continuare a seguire questo nuovo percorso artistico dei miei “Ritratti di Architettura”, che, secondo quello che hanno scritto importanti personaggi della cultura, hanno fatto di me un “Artista”; ne cito uno per tutti il Prof. Bertrand Marret, Storico dell’Arte, collaboratore del Prof. Antonio Paolucci, ex direttore dei Musei Vaticani ed ex Ministro della Cultura, nonché nipote di Henri Cartier Bresson, essendo figlio della di lui sorella, e grazie anche alla grande collaborazione della mia Signora: Francesca Fabbri Fellini, nipote del Maestro.

Biografia

“Il Fotografo è un Viaggiatore, un Navigatore. La fotografia per me è un meravigliosa “crociera” esistenziale.”

Ho navigato attraverso diversi “oceani” della mia attività, usando la macchina fotografica come una vela.

Ho iniziato “navigando” nel burrascoso mare del Reportage; ho attraversato quello snob della Moda; ho trovato ristoro nelle calme acque dello Still-life, e infine sono approdato in quello stimolante del Ritratto.

Ora ho iniziato un “percorso artistico” realizzando “Ritratti d’Architetture”…qual è la mia meta di questo “navigare”? Conoscere meglio il Mondo.