Gli agricoltori e le popolazioni di tutti i centri dell’Agrigentino potrebbero avere a disposizione per uso irriguo, civile e potabile almeno altri 10-15 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno solo se la Regione Siciliana prevedesse una seria pulizia dei fondali delle otto dighe del territorio che da anni sono ricoperti di detriti, fango, pietre, arbusti che i torrenti trascinano periodicamente negli invasi. Questo è quanto sostiene da tempo un imprenditore agricolo riberese Alfredo Mulè, già sindacalista di organizzazioni professionali agricole come la Coldiretti di cui ha già diretto il comitato regionale.
“Non solo accumulo dell’acqua – dice Mulè – ma anche miglioramento immediato di tutta la rete di distribuzione irrigua, parecchio fatiscente perché realizzata da circa un trentennio e senza accurata manutenzione. Dalle conduttore nelle campagne si perdono alcuni milioni di metri cubi d’acqua, nonostante i controlli del consorzio, a danno dei pregiati frutteti che vengono irrigati 5-6 volte nei mesi estivi. Un esempio per tutti è la grossa conduttura che dalla diga Castello di Bivona porta l’acqua alle vallate del Magazzolo, Platani e Verdura. Ogni anno si registrano scoppi, l’acqua si perde inutilmente, gli agrumeti soffrono e i costi di riparazione li pagano con il canone i coltivatori”.
Oggi nelle otto dighe agrigentine, grazie alle copiosa piogge autunnali, si trovano immagazzinati quasi 100 milioni di metri cubi. Ne potrebbe essere accumulata complessivamente un’altra dozzina se consorzi di bonifica e Regione finanziassero appositi progetti di pulizia, oltre alla riparazione e riqualificazione delle reti di distribuzione. Questa l’acqua oggi immagazzinata in milioni di metri cubi: lago Arancio di Sambuca di Sicilia 24,82, invaso del Fanaco 18,38, diga Castello di Bivona 20,94, diga Raia di Prizzi 7,97, invaso Leone di Santo Stefano Quisquina 3,60, diga San Giovanni di Naro 14,42, laghetto Gorgo di Montallegro 0,82 e traversa di Gammauta di Palazzo Adriano 0,65.





