Il prossimo 30 gennaio a Napoli, nella Casina Pompeiana della storica dimora di palazzo Venezia, avrà luogo la presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero”, del prof. Elviro Langella, a cura del dott. Domenico Macaluso, Ispettore Onorario dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana, con l’introduzione del direttore Artistico del Museo Minimo di Napoli, dr. Roberto Sanchez.
L’evento voluto dal prof. Elviro Langella, docente di Storia dell’Arte, pittore e scrittore, in occasione dei 250 dalla morte di Raimondo di Sangro, non tanto per ricordare questo straordinario personaggio vissuto nel ‘700 a Napoli, in quanto la figura di questo Principe è viva più che mai e non soltanto tra i napoletani, ma per svincolare la sua figura da consolidati luoghi comuni che lo descrivono come eccentrico, estroso e persino bizzarro: Raimondo di Sangro è stato un grande uomo di cultura, un valoroso combattente ed uno scienziato che ha sperimentato ed inventato nuovi materiali, come polveri piriche, minerali sintetici e persino armi e rivoluzionari mezzi di navigazione; tutto questo, ricorrendo alla scienza alchemica, vista in un periodo ancora condizionato dalla scarsa apertura alla cultura illuministica, con diffidenza; ancora oggi, nel corso di una recente trasmissione televisiva, Alberto Angela lo ha ricordato come un uomo eccentrico, che ricorreva per le sue ricerche, a pratiche esoteriche.

Mimmo Macaluso, legato ad Elviro Langella da profonda amicizia e collaborazione (ha realizzato col prof. Langella anche “Il Viaggio in Sogno” ), ha curato l’aspetto scientifico del principe di Sansevero, evidenziando l’atteggiamento di ammirazione e diffidenza al tempo stesso, espressa nei suoi confronti nel ‘700, nel 1800 e persino ai nostri giorni, una diffidenza e meraviglia manifestata anche relativamente all’opera più pregevole che Raimondo di Sangro ci ha lasciato, quello straordinario scrigno di opere d’arte, che è la cappella Sansevero, uno dei luoghi più visitati di Napoli.
In quella che è stata edificata per essere una cappella gentilizia del casato dei Sansevero (da cui discendeva anche Santa Rosalia), tra pregevoli sculture spicca quella che è considerata una delle opere di virtuosismo scultoreo più bella del mondo, il Cristo Velato!

Quest’opera, commissionata dal Principe allo scultore Giuseppe Sammartino, rappresenta un Cristo giacente in un letto funerario, coperto da un velo realizzato con lo stesso marmo, dall’aspetto così sottile, da rendere in trasparenza ogni dettaglio del suo corpo, con una perfezione da sollevare anche in questo caso sospetti di pratiche alchemiche, operate per trasformare un velo di tessuto, in marmo! Ripetute analisi sulla scultura, hanno confermato che tutto è autentico e che la perfezione dell’opera è merito del talento dello scultore.
Ma la cappella custodisce altre opere straordinarie, le cosiddette Macchine Anatomiche, due autentici scheletri (un uomo ed una donna), dove sono incastellati i rispettivi sistemi circolatori, oggetti che hanno da sempre suscitato meraviglia curiosità, sulla loro realizzazione, dato che un biografo coevo del Principe, Giangiuseppe Origlia, disse che quelle macchine anatomiche erano così perfette, in quanto Raimondo di Sangro aveva iniettato nel corpo ancora in vita di due suoi servi infedeli, del liquido metallizzante, in modo da ottenere dopo la disgregazione dei loro corpi, dei sistemi circolatori perfetti.

Anche su questo aspetto il dott. Macaluso ha fatto chiarezza, precisando che nel 2008 alcuni studiosi dell’University College of London hanno ricevuto l’autorizzazione da parte degli attuali proprietari della cappella ad eseguire esami scientifici sui due modelli; da tali studi è emerso che gli scheletri sono effettivamente umani, ma i sistemi circolatori sono completamente artificiali, costituiti da filo metallico, cera colorata e fibre di seta: ma come è possibile realizzare delle strutture così realistiche senza avere un modello dal vero? Sangro, in seguito a una esibizione pubblica che l’anatomopatologo siciliano Giuseppe Salerno tenne a Napoli, acquistò la macchina maschile ed inoltre propose al Salerno di lavorare per sé, assegnandogli un cospicuo stipendio annuo di 2000 ducati per la realizzazione dell’altra macchina anatomica. Anche nel corpo della donna nulla di inquietante o di macabro, in quanto dai segni di trauma evidenziati nel bacino, lasciano supporre che si trattava di una partoriente deceduta durante il travaglio ed il feto che era posizionato ai suoi piedi (rubato negli anni’90), con la placenta sezionata, era il suo bambino morto.
Il palermitano Giuseppe Salerno iniettava del liquido che si cristallizzava, nel corpo di un uomo appena deceduto, stessa procedura utilizzata assieme a Raimondo di Sangro, nella donna morta di parto; dopo l’iniezione si procedeva a dissolvere le parti molli dei corpi probabilmente con degli acidi, per poi realizzare su quei calchi, le vene e le arterie fatte di fil di ferro, seta e cera d’api colorata: nulla di esoterico dunque!

Ecco la straordinarietà della cappella Sansevero di Napoli ed ecco rivalutato, grazie a questo libro, il personaggio Raimondo di Sangro, un grande mecenate ed un uomo di scienza.





