Ritratti:Fotografi del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Gianfranco Jannuzzo e Angelo Pitrone.

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Nella mia vita mi sono confrontato più volte con i fotografi che mi hanno insegnato a leggere il mondo della fotografia con un’altra prospettiva: ho incontrato Melo Minnella, Peppino Leone, Letizia Battaglia, Armando Rotoletti, Rosario Neri, Tony Gentile, Salvatore Indelicato, Sergio Castellana ed altri. Confesso, che non sapevo della sana passione per la fotografia dell’attore Gianfranco Jannuzzo.

E’ stata una sorpresa che ha suscitato in me grandi emozioni. Quando a Villa Filippina a una Marina di libri ho visitato lo stand della Medinova ed ho sfogliato Gente mia sono rimasto folgorato, è nato un amore a prima vista, un richiamo immediato di questo libro scritto con il cuore, così ne ho voluto parlare con Gianfranco, con Angelo Pitrone e con l’editore Antonio Liotta. Questo è il libro più bello che ha pubblicato la Casa Editrice Medinova lasciatemelo scrivere! C’è grande cura nella copertina, nel titolo, nella scelta della carta, del formato, nei testi, nell’impaginazione e soprattutto c’è una scelta meticolosa delle foto in bianco e nero.

Gente mia è una sorta di viaggio nei vicoli della vecchia Girgenti con un nugolo di bambini che si lasciano fotografare. Gianfranco ha fermato le emozioni e il tempo bello della vita in un paese che ha tante contraddizioni, ma è la Sicilia dal cuore antico. Nei libri di fotografia che amo profondamente, c’è sempre un tesoro da scoprire. Se pensiamo al libro “Comiso di ieri” che è stato ripubblicato dall’editore Sellerio con il titolo Il tempo in posa), scopriamo una grande curiosità: quaranta anni fa in un casuale ritrovamento in una soffitta di campagna venne trovata un’antologia di fotografie d’epoca, una pubblicazione accresciuta da ulteriori apporti che ci ripropone una significativa testimonianza della cultura signorile e rurale della vecchia Sicilia.Con questo straordinario testo Gesualdo Bufalino faceva il suo tardivo ingresso nel mondo letterario.

Per conoscere meglio il libro Gente mia poniamo cinque domande all’autore, attore e fotografo Gianfranco Jannuzzo.

-Il libro “Gente mia” conferma da un lato, il tuo forte legame

con Agrigento e dall’altro la grande passione per la fotografia in bianco e nero?

Si assolutamente.

Al tema del legame indissolubile con il luogo in cui siamo nati ho dedicato uno spettacolo Teatrale: Girgenti Amore mio…

Parlavo “quasi “intimamente” della mia Girgenti e fortunatamente ciascuno degli spettatori, da Udine a Reggio Calabria, ha ritrovato la propria Città.

Un azzardo e una scommessa vinta. Ne sono orgoglioso!

Il bianco e nero è un linguaggio. Irrinunciabile a mio avviso.

Ti invita ad immaginare senza distrazioni con delicatezza, stimola la fantasia, la memoria… Al contrario del colore che in alcuni casi è indispensabile ma ti costringe a guardare quello tra loro più forte, dominante, prepotente! Uno suggerisce, l’altro impone!

-Qual è il messaggio che vorresti arrivasse al grande pubblico con questo libro?

Che il nostro sano, giustificatissimo campanilismo ci rende fieri di essere Campani, Calabresi, Piemontesi o Siciliani ma poi in fondo siamo tutti orgogliosamente Italiani.

Tante culture diverse che ne formano una, unica che le comprende tutte! Un sogno realizzato!

-Il tuo è un libro sull’accoglienza, sulle grandi Culture che convivono da sempre ad Agrigento, che puoi dire sulla scelta del Santo nero San Calò al posto di San Gerlando patrono della città?

Lo chiesi espressamente alla mia Nonna paterna, Giovanna si chiamava… mi rispose: “Nicarè (che significa piccolino) se tu vuoi crescere lo devi imparare subito: “A San Gerlando gli devi portare rispetto ma a San Calò tu gli devi dare il cuore!” Il Santo che noi veneriamo è un Santo NERO!

E’ molto lontana da noi la vergognosa pratica di discriminare l’altro sulla base della religione, della razza e men che meno del colore della pelle.

Lampedusa è in provincia di Agrigento ed è l’indicatore più evidente della tradizionale capacità tutta Siciliana di accogliere gli altri, i diversi, gli umili, i poveri, i reietti, i diseredati. Prima li accogliamo e poi risolviamo gli eventuali problemi!

-Qual è il potere di una fotografia nel mondo in cui viviamo?

Oggi con i nostri smartphone produciamo miliardi di immagini al giorno. Lo facciamo compulsivamente, senza un criterio, senza pensare.

Ma la fotografia e’ una cosa seria… Ed è un’altra cosa infatti!

Si deve comporre il quadro generale, scegliere l’angolazione, stabilire il punto di vista, cogliere l’attimo….una buona foto è un miracolo! Rende possibile, concreto e una volta stampata anche tangibile il nostro sogno di fermare il tempo, l’illusionedi rendere eterno quell’attimo. La fotografia è memoria, racconto, testimonianza….sempre.

E’ poesia…qualche rarissima volta.

-Hai fotografato molti bambini per le strade popolari di Agrigento. Come ti hanno accolto i bambini mentre li fotografavi?

Per i bambini tutto è piu semplice, naturale, immediato. Tutto diventa un gioco. Bellissimo. Ma giocare non significa che non ci siano delle regole precisissime. Ferree addirittura. Se tu “giochi a fare il fotografo” loro “giocano a fare i protagonisti”. Ribaltano la situazione. I ruoli si capovolgono. Sono i bambini a decidere, a dirigere, a comandare. Divertiti, complici, ma anche beffardi , ironici, sfrontati e qualche volta, come dice bene il mio Amico Angelo Pitrone nella generosa prefazione al libro” stupiti di essere l’oggetto di un giovane fotografo, ancora inconsapevoli del potere di una immagine”

Biografia di Gianfranco Jannuzzo

Nato ad Agrigento si trasferisce a Roma con la famiglia nel 1967. Nel 1979 durante gli studi universitari frequenta il laboratorio di Esercitazioni Sceniche con Gigi Proietti. Si diploma nel 1982 e partecipa agli spettacoli ATTORE AMORE MIO e A COME ALICE due varietà televisivi di Rai 1 per la regia di Antonello Falqui, seguono APPLAUSE commedia musicale di Conden & Green con Rossella Falk per la regia di Antonello Falqui, TITO ANDRONICO di W. Shakespeare con Turi Ferro per la regia di Gabriele Lavia. Dal 1989 ha fatto coppia con Gino Bramieri in una serie di fortunate commedie che hanno sbancato i botteghini di tutta Italia. Gianfranco Jannuzzo ha recitato Pirandello ed altri grandi Autori ed è uno dei personaggi più amati dal pubblico del teatro italiano contemporaneo.

Cinque domande al fotografo Angelo Pitrone.

-Da quando tempo conosci Gianfranco ?

Anche se siamo quasi coetanei con Gianfranco Jannuzzo, la nostra frequentazione risale a tempi piuttosto recenti: i primi anni del nuovo millennio. Ho cominciato a collaborare col

padre, Giuseppe, alla pubblicazione di una rivista culturale Agrigentini a Roma e nel Mondo, che lui pubblicava a Roma e dove coinvolgeva tanti agrigentini di talento sparsi tra la Sicilia e soprattutto Roma.

-E’ la prima volta che un fotografo si occupa delle fotografie di un altro fotografo, una cosa assai rara. Come mai ti stai occupando delle foto di un “collega”?

Non è la prima volta, ci sono molti esempi illustri, soprattutto all’estero. Nel nostro paese è

un po’ più difficile, ma pure pubblicare un libro di fotografie da noi non è facile. Ma ci sono

esempi di fotografi che sono diventati editori di libri fotografici di altri fotografi. Uno per

tutti Enzo Sellerio, o Roberto Koch della Contrasto Libri di Roma, o il mio amico Claudi

Corrivetti di Postcart sempre a Roma.

– Che cosa hanno di speciale le fotografie di Gianfranco?

Gianfranco è una persona positiva, e nelle cose che fa, come nel teatro o nella fotografia,

mette tanta passione e un entusiasmo coinvolgente. Le sue foto rappresentano una

passione per la sua terra, la terra della sua infanzia e della sua famiglia, raccolte con

pazienza e gioia, senza altro scopo se non la felicità di questi incontri, anno dopo anno, per i vicoli e i cortili di Agrigento. Che quasi per gioco oggi sono raccolte in questo libro Gente mia.

-I vecchi e i bambini che vivono nei quartieri popolari di Agrigento, rappresentano

l’amarcord di una città che non esiste più. Qual è la corretta maniera di leggere queste

fotografie ?

Non c’è un modo univoco di guardare un’immagine, sia essa una fotografia o un disegno o

un dipinto. Ognuno di noi le vede con gli occhiali della propria esperienza. Ma certamente

le immagini ci parlano anche del loro autore, di cosa ha scelto e di cosa ha tralasciato. Dei

soggetti che lo hanno colpito e del modo come, una sequenza di immagini ci provoca dei

pensieri. Gianfranco non vede queste foto come una memoria del passato, ma ogni anno

che torna in città, continua a cercare queste persone e continua a fotografarle nella loro

quotidianità, sulla strada o nelle loro case dove viene accolto come un parente che torna da lontano.

-Nella tua introduzione hai scritto:-“ Le foto di Gianfranco non sono foto rubate ma foto

concesse”. Puoi spiegare meglio questo concetto?

Certo. Gianfranco sicuramente è ascrivibile a quella nutrita schiera di fotografi che

praticano un genere di fotografia definita umanista. Perchè il centro del loro interesse è

l’uomo, nella sua interezza. Uno dei Maestri di questa scuola, il più famoso e il più

conosciuto è stato certamente Henry Cartier-Bresson. Ma Anche tra i fotografi

contemporanei Italiani possiamo ricordare Ferdinando Scianna o Gianni Berengo Gardin.

Ma il suo modo di raccogliere le immagini presuppone la condivisione col soggetto. I suoi

modelli sanno di essere fotografati e accettano di partecipare a questo gioco. Le foto

nascono da un dialogo continuo.

Angelo Pitrone biografia

Si occupa di fotografia fin dagli anni Settanta.

Negli anni Ottanta pubblica un volume sul territorio di Agrigento:

Viaggio nella Sicilia di Pirandello, per l’editore fiorentino Vallecchi (1984), e, più avanti, l’album fotografico Palermo Bandita (Sciascia ed.1997), con un testo di Giuseppe Tornatore. Nel 1998 appare Pirandello e i Luoghi del Caos, con lo scrittore Matteo Collura, sul paesaggio del Caos, esponendo per la prima volta una mostra fotografica nella Casa Natale di Luigi Pirandello. Altri titoli: Solarium (2001), L’isola del mito (2000), I luoghi del romanzo (2004), Linea di terra (2005), Migranti (2006),Viaggio d’acqua (2006), La città degli angeli (2006), Convivio (2007), Berlino, oltre il muro (2009), Migranti (2009), Palermo Cordoba andata e ritorno (2011), Cefalù (2012), Favara. Storia di una rigenerazione possibile (2019), Leonardo Sciascia. Quasi vedendosi in uno specchio (Sciascia ed.2019). Dal 2001 al 2008 ha insegnato “Storia e Tecnica della Fotografia”

presso la facoltà di Lettere dell’Università di Palermo.

Per concludere, ecco la riflessione dell’editore di Medinova Antonio Liotta che ha voluto fortemente la pubblicazione di questo capolavoro:-

“Gianfranco Jannuzzo è l’artefice di questo “miracolo” di cui non ha avuto-forse- immediata consapevolezza, perché l’unica spinta che l’ha portato a realizzarlo è stato l’amore per la sua Città, per la sua Gente. La sua foto in questa ottica assume i caratteri della liricità, della poesia, della testimonianza senza orpelli e sofisticazioni che mi ha coinvolto in forma totale sino al punto di decidere insieme al Maestro della Fotografia Angelo Pitrone di fare un libro del lavoro di Gianfranco Jannuzzo, questo libro che si legge come pagine di un periodo storico quasi anomalo di una Girgenti misteriosamente araba, maledettamente vera”.