E’ diventata, oggi più di ieri, un’autentica emergenza la situazione dell’agglomerato urbano attorno a via Tevere, diventato centrale di spaccio di stupefacenti e di occupazione abusiva di immobili, passati dai privati al comune riberese. E’ quello che sostengono un po’ tutti, dalle istituzioni alla chiesa e alle associazioni di volontariato, dopo il blitz dei carabinieri che ha portato in carcere una dozzina di extracomunitari che si erano da tempo accampati nelle abitazioni vuote dallo sgombero degli anni ’90 da dove dirigevano e spacciavano droga, come mostrano le foto riprese delle forze dell’ordine.
Diverse sono le proposte avanzate per eliminare il pericolo di un’area urbana a rischio sia per l’igiene e soprattutto sia per il diffondersi di cocaina, hashish e marjiuana. In prima battuta il sindaco Matteo Ruvolo ha avanzato l’ipotesi di una radicale riqualificazione del quartiere, ma ci vogliono corposi finanziamenti per l’adeguamento di abitazioni che, colpite da una grossa frana del sottosuolo nel 1994, in parte vanno demolite perché lesionate strutturalmente. Ci vorrà un progetto per l’eliminazione degli inerti e per l’uso delle aree che potrebbero diventare zone verdi.
Il parroco della chiesa dell’Immacolata, don Antonio Nuara, da anni battagliero per migliorare la situazione sociale (droga, alcol, prostituzione), ha avanzato l’idea di eliminare, con la totale demolizione, tutte le abitazioni che, oggi prive dei servizi (luce, acqua, servizi igienici, fognature, raccolta dei rifiuti), diventano rifugio di lavoratori occasionali senza permesso di soggiorno in un degrado del peggiore paese del terzo mondo.
Il risanamento parziale con qualche intervento comunale e con i periodici blitz delle forze dell’ordine, in 25 anni di totale abbandono, ha prodotto sempre gli stessi frutti: emigrati che vanno e vengono e spaccio di stupefacenti che hanno fatto anche delle vittime locali. Allo stato attuale servono la chiusura in muratura di tutte le case, ingressi e finestre, e periodici controlli delle forze dell’ordine e di operatori comunali per la vigilanza.
Questa la dichiarazione testuale di don Antonio Nuara: “Il problema droga per Ribera è una piaga triste: molti gli spacciatori e ancor di più i consumatori. Abbiamo avuto anche delle vittime. Noi Sacerdoti abbiamo voluto il Centro di Accoglienza che tanto aiuto sta dando a molte famiglie. Ma quello che si fa è sempre poco. Un plauso va ai Carabinieri per il lavoro che svolgono anche in situazioni di rischio e di mancanza di personale. È auspicabile che chi di dovere attenzioni ancor di più la situazione di Ribera. Non vogliamo veder morire sempre di più i nostri ragazzi e le loro famiglie. Nella casa dove arriva la droga arriva l’inferno, saltano tutti gli equilibri e a subirne le conseguenze non è solo chi la assume, ma tutta la sua famiglia”.






