La provincia di Agrigento potrà disporre per uso irriguo e potabile, al momento, circa 69 milioni di metri cubi d’acqua, già invasati nelle otto dighe del territorio poste in agro agrigentino e palermitano. Alla data del primo aprile, secondo i dati forniti dall’Autorità di Bacino di Palermo, è stato registrato rispetto all’1 marzo scorso un aumento di circa 7 milioni di metri cubi, che portano i volumi idrici da 62,4 a 68,9 milioni di metri cubi disponibili. E’ vero che siamo a metà aprile e che nelle prossime settimane potrebbero verificarsi delle precipitazioni atmosferiche, seppure sempre più leggere, ma è anche vero che l’anno scorso di questi tempi c’erano invasati almeno 15 milioni d’acqua in più, risultati preziosi per l’irrigazione dei giardini e per gli usi civili di alcuni acquedotti agrigentini, quest’ultimi collegati alle dighe Castello, Leone e Fanaco.
Questa è la quantità dell’acqua già invasata in milioni di metri cubi all’1 aprile scorso nelle otto dighe (tra parentesi il liquido immagazzinato l’1 marzo): Arancio di Sambuca di Sicilia 20,58 (17,95), Fanaco sul fiume Platani 9,09 (8,24), Castello di Bivona 14,70 (12,96), Raia di Prizzi 7,73 (6,96), Gammauta di Palazzo Adriano 0,750 (0,60), Leone di Santo Stefano Quisquina 3,46 (3,55), San Giovanni di Naro 11,77 (11,32) e Gorgo di Montallegro 0,82 (0, 82).
Va detto che nel conteggio manca la raccolta idrica di una ventina di giorni relativa al presente mese di aprile. Facendo una previsione sommaria e stando alle piogge, poche, cadute in queste ultime settimane, si calcola che possibilmente altri due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua potrebbero essere entrati negli invasi. La quantità reale dell’acqua si conoscerà nella prima settimana di maggio, a cura sempre dell’Autorità di Bacino.
Migliaia e migliaia di agricoltori, organizzazioni professionali, cittadini, amministrazioni comunali di oltre mezza provincia appaiono preoccupati dal fatto che l’acqua non possa essere sufficiente per uso agricolo e civile. Si spera nelle piogge, se arriveranno. Il fatto clamoroso è che l’acqua, raccolta di volta in volta nella grande traversa Gammauta, circa 700 mila metri cubi (nella foto), viene “buttata” sul letto del fiume Sosio-Verdura e se ne va inutilizzata a mare.
“Potrebbe essere immagazzinata, invece, nella diga Castello che oggi sarebbe piena – dice il prof. Emanuele Siragusa, geologo, ottimo conoscitore di tutto il bacino idrico agrigentino – solo se l’Enel, che ha la concessione regionale, forse ventennale, delle acque, dopo la produzione dell’energia elettrica, al posto di buttarla nel fiume, girando soltanto una saracinesca, potesse o volesse immetterla nella grossa conduttura esistente, la Gammauta-Castello, inutilizzata e costata allora oltre 44 milioni di vecchie lire che rappresentano oggi uno sperpero di denaro pubblico”.





