Ribera: Le famiglie scrivono al sindaco per la scuola: riapertura o lezioni in didattica a distanza

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Opinioni diverse sulla scuola, a confronto. Tante famiglie inviano delle lettere al sindaco, alcune per la riapertura degli istituti, altre per continuare le lezioni in dad.

LA PROPOSTA PER LA RIAPERTURA.

Al sig.
Sindaco del comune
di Ribera
“In seguito alle ripetute ordinanze nazionali, regionali e comunali che ormai da più di un anno si susseguono avente per oggetto l’altalenante chiusura e riapertura degli istituti scolastici di vario ordine e grado, delle quali si è preso atto e si è avuto sinora il massimo rispetto considerata la situazione emergenziale in cui stiamo vivendo, con la presente si esorta a voler considerare la tempestiva riapertura delle scuole al fine di limitare eventuali conseguenze di carattere non solo formativo ma soprattutto psicofisico, emotivo e sociale ai danni dei nostri ragazzi.
La chiusura delle scuole ha dimostrato che l’andamento dei contagi non ha nessuna
correlazione con la stessa, dato che i contagi sono aumentati lo stesso. La nostra
richiesta trova fondamento sul Decreto legge n. 44 del 1/04/2021, e in ultimo, sul rapporto
dell’OMS del 9/3/2021 dove si evidenzia che “anche con la più ampia diffusione di varianti
infettive, non ci sono prove certe che le scuole contribuiscano in modo incisivo alla
trasmissione del virus nella comunità, anche grazie ai protocolli seguiti scrupolosamente dai ragazzi e in primis dai bambini (con il distanziamento, con l’uso delle mascherine, igiene delle mani e ventilazione delle aule, applicato in modo appropriato in base all’età) che dovrebbero consentire alla scuola di rimanere aperta anche con un numero crescente di persone infette nella comunità. La chiusura delle scuole dovrebbe essere l’ultima risorsa, e la riapertura dovrebbe essere la priorità”.
In un recente documento dello European Centre for Disease Prevention and Control
si sottolinea come le chiusure scolastiche sono associate a sostanziali impatti
negativi sulla salute fisica e mentale e sull’educazione dei bambini.
Possono anche ampliare le disuguaglianze esistenti in una società, avendo un impatto
sproporzionato sui bambini più vulnerabili. Si stima che i costi economici della
chiusura delle scuole a causa di COVID-19 siano elevati e comprendano la perdita di
apprendimento diretto, la perdita di lavoro da parte dei genitori che lavorano e le
conseguenze a lungo termine, come una minore qualificazione della forza lavoro e
una minore produttività.
Date le gravi conseguenze della chiusura delle scuole sui bambini e sulle loro
comunità, questa misura dovrebbe essere utilizzata come ultima risorsa per il
controllo delle malattie e, anche in questo caso, dovrebbe essere limitata nel tempo,
prestando particolare attenzione a mitigare gli impatti della chiusura sui bambini, in
particolare su quelli vulnerabili.
Inoltre, le conseguenze della chiusura della scuola, di nuovo e senza nessuna
scadenza all’orizzonte, si riverserà inevitabilmente sulle famiglie già vessate
psicologicamente ed economicamente, costringendo soprattutto le madri ad ulteriori
sacrifici. La difficile gestione della DAD da parte dei bambini più piccoli obbliga alcune di loro a non potere lavorare o, peggio, chi non può restare a casa con i figli, a fare ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata più fragile e a rischio, ma su cui molte famiglie si appoggiano non potendo fare diversamente. Ciò nonostante sono stati fatti tutti i sacrifici del caso, poiché non consideriamo la scuola un “parcheggio”; questo significherebbe averla sempre considerata in tal modo, sminuendo e denigrando il ruolo che esercita nella formazione non solo da un punto di vista didattico ma anche personale, emotivo e relazionale dei nostri figli.
Ogni giorno vediamo i nostri ragazzi davanti a uno schermo e pensiamo che molti di
loro non sanno cosa sia la ricreazione, la gita scolastica, la recita o semplicemente
condividere i colori mentre insieme si prepara un cartellone. Non togliamo loro
almeno una seppur minima possibilità di socializzazione seduti tra i banchi di scuola,
sempre con le dovute precauzioni.
Questa lettera è una richiesta accorata di genitori preoccupati per la salute dei propri figli che fanno appello al suo buonsenso e capacità di giudizio, in qualità di sindaco ma sopratutto di genitore”.
Seguono firme.
LA PROPOSTA PER CONTINUARE LE LEZIONI IN DAD FINO AL 22 APRILE

“Con la presente lettera, un corposo gruppo formato da circa 250 genitori di alcune scuole di Ribera, (IC Navarro, F.Crispi, Don Bosco ) spinti dalla paura e dall’incremento dei contagi nella propria città, chiedono alle istituzioni di competenza il prolungamento della didattica a distanza almeno fino al 22/04/21 data del termine della zona rossa, salvo ulteriori proroghe. Gli stessi dirigenti scolastici e i sindaci della provincia di Agrigento con una lettera pubblicata l’8/04/21 indirizzata agli organi di competenza esprimono perplessità sulla sicurezza delle scuole dal momento in cui sono arrivate le nuove varianti.
Facendo riferimento ad un articolo pubblicato su “orizzontescuola.it” , Fabrizio Pregliasco virologo dell’Università Statale di Milano, spiega che dal punto di vista scientifico la ripresa delle attività scolastiche in presenza rappresenta è solo luogo di rischio.
Purtroppo la riapertura delle scuole (che in realtà di fatto non sono state mai chiuse se non in modalità diversa) è stata una risposta ad un bisogno,visto che la DAD crea problemi alle famiglie.
Riaprire le scuole non deve essere concepito come priorità se facciamo riferimento al grosso danno economico che stanno subendo le molteplici attività già chiuse da più di un anno poiché, se pur con qualche difficoltà con la DAD, l’istruzione va avanti comunque.
Ad aggravare la situazione, l’arrivo della variante inglese poiché si trasmette più velocemente proprio tra la fascia dei più giovani e nei bambini. Confermato da importanti scienziati l’infezione da SARS-COV2 non avviene soltanto da colpi di tosse o starnuti da cui ci si difende con il distanziamento di 1 metro, ma molti studi provano che l’infezione è possibile anche attraverso le goccioline infette che permangono nell’aria mantenendo una carica virale che in un tempo sufficientemente lungo può essere inalato specialmente se si indossa una mascherina non adeguata che non è sicuramente quella chirurgica, difatti considerando che per 6 ore di fila per ogni classe ci sono tra alunni e docenti dai 20 ai 25 bambini, il rischio contagio aumentano notevolmente. Purtroppo i bambini inconsapevolmente diventano veicoli di contagio del virus dalle famiglie alla scuola e dalla scuola alle famiglie.
Crediamo fortemente nel valore dell’istruzione di una scuola in presenza, che assicuri loro un adeguato sviluppo formativo e psicologico, ma questo può avvenire solo in una scuola in condizioni di normalità, non basta la semplice presenza
Come si può garantire la socializzazione se gli studenti non sono liberi di avvicinarsi, di abbracciarsi, scambiarsi un libro o semplicemente una penna ? Quale normalità può esserci se non possono guardarsi in faccia? Solo volti coperti da tristi mascherine.
Non ci può essere un danno psicologico nei nostri figli perchè non c’è un luogo più sicuro e accogliente del focolaio domestico della famiglia in questo periodo storico di pandemia.
Se riflettiamo, indossando la mascherina per 6 ore al giorno, la situazione provoca forse più danno alla salute che non è paragonabile al rapporto sociale e formativo di cui tanti parlano.
Infine, facendo riferimento ai fatti avvenuti in provincia, ci rendiamo conto dei tanti casi associati alle scuole. Molte famiglie si trovano già in quarantena, con focolai che sarebbero scoppiati all’interno delle scuole se fossimo stati in presenza in questo periodo.
Purtroppo, i nostri governanti non conoscono per nome i nostri figli, per loro siamo soltanto la massa, numeri che si aggiungono ai dati giornalieri. Non è proprio così, nessuno si può prendere la responsabilità se non noi genitori che sappiamo quale sia realmente il meglio per la loro salute. Mandarli a scuola sarebbe aggravare la situazione epidemiologica che a Ribera è pesante.
Che ci lascino quantomeno la possibilità e il diritto di decidere sulla scelta della DAD come lo hanno fatto già le istituzioni di alcune regioni e province”.
Seguono firme di genitori.