Piove in maniera regolare e quasi quotidiana da circa tre settimane e, ciò nonostante, le dighe agrigentine sono semivuote. I più importanti invasi del territorio hanno tra il 40 e il 50 per cento della loro capacità ricettiva. E’ vero che siamo appena all’inizio della stagione invernale, ma è anche vero che per tutto l’autunno non è caduta una goccia di pioggia e tutto il mondo agricolo entra in fibrillazione, pensando all’irrigazione della prossima estate.
Da un’indagine effettuata su tutto il territorio, con verifica dei volumi d’acqua ad oggi accumulata, viene fuori che le sei dighe agrigentine presentano un livello molto basso. E’ il caso della diga “Castello” di Bivona che serve tutto il comprensorio riberese e che ad oggi ha accumulato circa 7 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua a fronte dei 21 milioni della sua capacità. E’ ad appena un terzo della passata stagione quando l’invaso sul fiume Magazzolo era colmo.
E’ il caso dell’invaso Arancio di Sambuca di Sicilia che in questi giorni ha accumulato 13 milioni e 665 mila metri cubi d’acqua, a fronte della sua capacità ricettiva che nell’inverno scorso aveva raggiunto oltre 25 milioni. Ne mancano almeno 10 per dare certezze d’irrigazione estiva a tutto il vasto comprensorio agricolo tra Sciacca, Menfi e in parte di Sambuca di Sicilia.
Non è migliore la situazione nell’area montana occidentale della provincia dove le dighe le dighe, la “Raia” di Prizzi, la “Gammauta” di Palazzo Adriano e la “Leone” di Santo Stefano Quisquina, tutte ubicate sul territorio palermitano, ma al servizio dell’agricoltura e degli usi civili degli agrigentini, non raggiungono insieme i 5 milioni di metri cubi, quando ne potrebbero avere almeno 10. Il laghetto “Gorgo” di Montallegro e la “Gammauta” di Palazzo sono soltanto dei serbatoi idrici di poca entità, 700 mila metri cubi il primo ed appena 500 il secondo. Stessa situazione nel settore orientale della provincia dove sono collocate le dighe San Giovanni e Furore sul fiume Naro e sul torrente Burraito. Hanno un bacino di circa 15 milioni, oggi ne contengono appena un terzo.

Le piogge delle ultime settimane sono state finora poco significative e hanno prodotto qualche lieve deflusso utile solo su pochi invasi. Per oltre sette mesi, quest’anno, non vi sono state precipitazioni atmosferiche e i terreni molto aridi e secchi oggi tendono ad assorbire tutta la pioggia. Servirebbero perturbazioni ben più consistenti, certamente non alluvionali, per alimentare sorgenti e torrenti allo scopo di incrementare le riserve idriche.
“La situazione diventa paradossale – ci dice Alfredo Mulè, imprenditore agricolo riberese, già dirigente provinciale e regionale della Coldiretti – quando assistiamo al fatto che il fiume Sosio-Verdura riversa a mare inutilizzati anche 80-100 milioni di metri cubi d’acqua l’anno e quando, dopo essere costato decine di milioni di euro, non entra in funzione il collegamento idrico che, per caduta naturale, dovrebbe portare l’acqua da San Carlo, sul Verdura, alla diga “Castello” di Bivona”.





