Spesso è la burocrazia a bloccare la realizzazione di opere pubbliche che tardano a decollare e che creano disagi agli utenti. In città si parla dall’inizio del decennio di dare vita a due distinti progetti che interessano l’ospedale di zona della circonvallazione e la costruzione delle 10 palazzine delle case popolari di largo Martiri di via Fani. Due opere che dovrebbero dare sicurezza alle popolazioni e che invece non prendono ancora il via.
Parliamo dell’adeguamento della struttura ospedaliera, oltre 100 posti letto, alla normativa antincendio da parte dell’Azienda Sanitaria di Agrigento che proprio nei giorni scorsi ha reso noto che sta per essere avviato il procedimento giuridico-amministrativo per potere indire la gara di appalto. Finalmente sono passati oltre sei anni da quando l’azienda conferì l’incarico per la realizzazione del progetto esecutivo di adeguamento alla regola tecnica di prevenzione antincendio. L’intervento è stato inserito nella programmazione del piano triennale degli investimenti 2019-2021 e l’azienda in questi anni ha provveduto ad approvare i progetti esecutivi che sono stati validati tecnicamente ed amministrativamente. Tra breve dovrebbe essere bandita la gara di appalto per 1.457,462,96 euro. Passerà certamente qualche altro anno, se non ci saranno intralci burocratici.
Per indire la gara di appalto, per la demolizione e ricostruzione di 60 alloggi popolari riberesi, l’Iacp di Agrigento sta impiegando 24 mesi, a distanza di sette anni da quando le palazzine sono state sgomberate dalle famiglie che le abitavano. L’assessore regionale Falcone ha minacciato che, se il cantiere non partirà entro il 1° giugno prossimo, farà saltare alcune teste. E dire che il finanziamento di quasi 10 milioni di euro della Regione c’è sempre stato. Tra progetti provvisori, esecutivi, finali ed acquisizione di pareri di enti istituzionali ci sono voluti sette anni, di cui gli ultimi due per fare iniziare i lavori già aggiudicati ad un’impresa catanese.




