Un cacciatore chiede il rinnovo del porto d’armi, la questura e la prefettura glielo negano, il Tar di Palermo gli da’ ragione e il ricorrente avrà il diritto al rinnovo della licenza di porto del fucile. Protagonisti della vicenda sono Giuseppe Russa di Bivona, titolare del porto d’armi rilasciato il 5 gennaio 1986, la questura e la prefettura di Agrigento che gli hanno negato nel 2010 il rinnovo della licenza, l’avvocato Antonio Giovenco (nella foto) e il Tar di Palermo.
I motivi che hanno impedito il rinnovo del permesso di caccia stava nel fatto che “Giuseppe Russa era coniugato con Giuseppina Mannino, cugina dei fratelli Panepinto, Luigi, Marcello e Maurizio, arrestati per associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata”. Il ricorso gerarchico veniva rigettato nel 2012 e il ricorrente, assistito dall’avvocato Antonio Giovenco, si rivolgeva al Tar di Palermo per i vizi e falsa applicazione del rdn 773 del 1931, di eccesso di potere e di difetto di istruttoria e motivazione.
Il ricorso sottolinea che al Russa, sposato, dal 2001, l’amministrazione non ha mai revocato la licenza del fucile per uso caccia, che sua moglie è stata nel 2012 giudice popolare alla Corte di Appello di Palermo e che il cacciatore, secondo i carabinieri di Bivona, risulta “di normale condotta morale e civile”. Il Tar, Calogero Ferlisi, Aurora Lento e Sebastiano Zafarana camera di consiglio, ha accolto il ricorso, ha condanna l’amministrazione a pagare le spese legali per cui il ricorrente deve riacquistare il rinnovo e l’uso del fucile.
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Attualità & Cronaca Bivona: Il Tar da’ ragione al cacciatore. Il prefetto gli deve rinnovare...





