Il comportamento dei riberesi durante il mercato del giovedì è stato oggetto di studio e di lunghe osservazioni da parte di numerosi ricercatori italiani e stranieri. Ma solo dei riberesi purosangue potevano motivare nel dettaglio il perché non possiamo fare a meno del mercato.
1) Fiuto per gli affari. C’è chi ha alle spalle una decennale carriera commerciale, perché se l’obiettivo è il vero affare non puoi acquistare alla prima bancarella che incontri. Prima di effettuare l’acquisto è necessario il giro completo del mercato, stando bene attenti a tutti i prezzi che vi propongono, in modo da trovare chi vi offre il migliore rapporto qualità – prezzo, per poi acquistare nel posto giusto. Il sapere che la vostra vicina di casa ha speso cinque euro in più per lo stesso paio di scarpe che avete comprato voi, riempie d’orgoglio e soddisfazione, prova del fatto che il vostro piano strategico degli acquisti è risultato vincente.
2) Spirito di competizione. L’Enciclopedia Treccani dà questa definizione di competizione: “Designa la gara, la lotta, il misurarsi con qualcuno per la conquista di un primato”. E la lotta ha inizio alla vista del cartello “Tutto a 1 euro”. Anche la più pacata e tranquilla signora è in grado di trasformarsi in una lottatrice di wrestling per raggiungere, appunto, il primato. Non esistono regole, ammesse anche le gomitate nelle parti basse.
3) Test psico – fisico. Al mercato viene messa alla prova la nostra resistenza, da un punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico. Già il mercoledì sera inizia il training mentale, perchè bisogna essere pronti alla sveglia che suonerà molto presto. Lo sappiamo tutti che se al mercato ci arrivi alle undici non ha nemmeno senso andarci. Quindi, alle sette del mattino già operativi. Il secondo momento che ci mette a dura prova è il fattore parcheggio. Siamo consapevoli che il giovedì mattina il codice della strada va a farsi benedire, quindi siamo autorizzati a guida e parcheggi selvaggi. La prova successiva consiste in: riuscire a farsi largo tra la folla, abile slalom tra i passeggini, non prendere in piena faccia i vestiti e le maglie appese, evitare il blocco della circolazione sanguigna delle dita aggrovigliate nei manici dei sacchetti (pura invidia per chi, con il solo uso del pollice e del mignolo, riesce a prendere gli spiccioli dal portafogli), nel periodo estivo resistere al caldo afoso e alle braccia sudate del vicino con il quale ti stai litigando l’ultima taglia disponibile di un costume. Tornerete a casa pensando: ”Chissa è l’ultima vota ca ci vaiu”, ma state solo prendendo in giro voi stessi.
4) Info Point. Altra cosa che ci rende fieri è il poter dare indicazioni sulle bancarelle dove si fanno gli acquisti migliori. Solo ad un esperto, potete chiedere le esatte coordinate di una bancarella dove poter trovare il pacco da tre di calzini che costa meno. Loro sono quelli che la planimetria del mercato ce l’hanno stampata in mente, quelli che ti salvano quando la settimana successiva devi tornare a cambiare un paio di pantaloni e non hai la minima idea di come ci sei arrivato a quella bancarella. Basta qualche indizio, anche una breve descrizione fisica del titolare, e il gioco è fatto.
A parte l’ironia, la conclusione di questo studio è la seguente: a noi riberesi il mercato piace. Ci piace perché si risparmia, ci piace perché è un momento di socializzazione, ci piace anche se usciamo pazzi, e ci piacciono le grida e le canzoni in rima dei venditori. Come dire: “Toglieteci tutto ma non il Mercato”.





