Gingerbread man

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Da piccola mi capitava spesso, mentre mangiavo, di pensare a quello che avevo nel piatto. Ovvero, qual è lo stato d’animo dei cibi che stanno lì in bella vista, pronti ad essere divorati? Allora, per un moto di bontà nei confronti  del creato, forse per codardia, o magari semplicemente perché cercavo di giustificare la carneficina che stavo per compiere, mi dicevo che lo scopo del cibo era quello di essere mangiato. Pertanto il desiderio più grande di tutti gli alimenti, di qualunque forma o natura, cotti o crudi che fossero, era quello di essere degli appetitosi bocconcini da mangiare durante i pasti. Lo scopo della loro esistenza era finire dentro la pancia. Per converso, qualunque cibo, scartato dal commensale, fosse rimasto nel piatto per disgusto, inappetenza o sazietà, cadeva in disgrazia. Era stato rifiutato, bistrattato, messo da parte, incapace di svolgere il suo ruolo nella società del gusto. Insomma, sarebbe finito nella spazzatura, l’inferno dei cibi. Alla luce di tutto ciò, mangiavo senza sentirmi in colpa.

Non la pensava come me invece Rodrigo. E lo capii soltanto quella volta che scappo di casa, la vigilia di Natale, appena uscito dal forno. Rodrigo era l’ultimo arrivato nella famiglia degli omini di Pan di Zenzero. Era Natale, come vi dicevo, e io stavo sfornando biscotti. La mia cucina profumava di zenzero e cannella, glassa colorata era sparsa ovunque, un soffice tepore riempiva la stanza. Gli omini erano lì, a raffreddare sui vassoi, pronti ad essere posizionati nelle scatole di latta decorate, succulenti regali per i miei amici. E in mezzo a quell’esercito di perfetti combattenti c’era lui, Rodrigo, la pecora nera. Gli occhietti azzurri erano vispi e sorridenti, i bottoni della giacca un po’ irregolari, la punta della gamba sinistra leggermente bruciacchiata: un aspetto da vero furfante! Lo lasciai insieme ai suoi fratelli, mi voltai un attimo e quando tornai a guardare da quella parte … era sparito!

149786_10200167742865768_1721392887_n– È fuggito, è fuggito! Rodrigo è scappato via! – gridavano tutti agitando le piccole braccia ancora fumanti .

Mi riferirono che aveva intenzione di raggiungere Nocciolandia, il regno dei biscotti e dei canditi. Non era disposto a piegarsi al processo digestivo di un umano qualsiasi. Lui non voleva essere mangiato, lui voleva scalare la piramide alimentare, voleva diventare qualcuno.

– Santi Numi! – pensai  – dove crede di poter arrivare con quelle gambe friabili? E piove pure. Finirà spappolato in una pozzanghera, mannaggia a lui!

Fu così che, armata di ombrello e di buona volontà, andai a cercare il fuggiasco. Una fatica immane! Ispezionai tutti gli angoli e le vie del quartiere, lo chiamai a squarciagola, cercai di seguire il profumo di cannella … e mi sentivo pure stupida a farlo, mica ero un cane da tartufi! Non ci fu nulla da fare, di Rodrigo nessuna traccia. L’unica era appurarsi che quantomeno fosse riuscito a raggiungere Nocciolandia sano e salvo. Ma come facevo? Io non sono un biscotto! E solo i dolciumi sanno il modo esatto per arrivare in quel posto. Voci indiscrete dicono che si acceda dalla cucina di una famosa pasticceria Piemontese, sarà vero? Non so proprio dirvi. Fatto sta che me ne tornai a casa preoccupata e delusa per il misero fallimento.

Tra i Pan di Zenzero si scatenò il putiferio. Non riuscivo a tenerli buoni! Continuavano a piangere lacrime di zucchero. La glassa si scioglieva, le braccia si sbriciolavano, un’espressione irrimediabilmente triste era stampata sulle loro faccine di pasta frolla. Mi stavo quasi rassegnando a regalare omini in lacrime per quel Natale, quando suonò il campanello del forno.

– E perché mai? Non c’è niente a cuocere dentro! –

Mi abbassai per dare un’occhiata e vidi che la luce era accesa. Dentro c’era una lettera dal colore brunito. Quando aprii lo sportello del forno per tirare fuori lo strano biglietto un odore intenso di cacao e nocciole pervase la stanza. Lo strano biglietto era ancora caldo. Quando si fu raffreddato, staccai il sigillo (che aveva tutta l’aria d’esser fatto di zucchero) e lessi le poche righe che v’erano impresse. Tutti gli omini mi si fecero intorno trattenendo il respiro.

Cara Caterina e cari fratelli,

scusate se sono scappato via senza salutarvi. I cancelli di Nocciolandia il 24 dicembre chiudono a mezzanotte. Volevo farvi sapere che sono arrivato sano e salvo. Avrete  mie notizie al più presto.

Affettuosamente

Rodrigo

Ps: la lettera si mangia. Vi consiglio di inzupparla nel tè!

 I Pan di Zenzero tornarono tranquilli e sorridenti. Certo, qualcuno di loro cominciò a maturare smanie di libertà e di rivalsa. Ma il Natale trascorse sereno. In fondo, erano liberi di andar via quando meglio volevano. Rincuorata dalle parole del mio omino biscotto, dovetti però rivedere le mie convinzioni in fatto di cibi e alimentazione. Adesso quando mi siedo a tavola cerco di non ingozzarmi senza motivo, qualcuno potrebbe non essere d’accordo. Potrei raccontarvi di Rodrigo, di come gli andò a finire dopo che raggiunse Nocciolandia, ma questa è indubbiamente un’altra storia.

 

(foto di Vera Pasciuta)