Va veloce la corsa della pesca di Bivona per ottenere l’IGP, l’indicazione geografica protetta. Per accelerare il riconoscimento, ambìto e utilissimo per la buona produzione locale, presso la sala consiliare, oggi, alle ore 16, si svolgerà una riunione di amministratori comunali, di agricoltori, di produttori e commercianti per spingere sul pedale dell’acceleratore che dovrebbe vedere – si spera – entro l’anno in corso il prestigioso riconoscimento.
Si tratta della società consortile Pesca Bivona che è nata all’inizio degli anni 2000 con la fattiva collaborazione della facoltà di Agraria dell’università di Palermo, della Soat di Cianciana, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia e dipartimento dell’università di Scienze Agrarie dell’università di Modena e di Reggio Emilia e dell’agronomo Massimo Petruzzelli.
L’Ipg rappresenta una importantissima ratifica a livello comunitario della produzione della pesca di Bivona, a polpa bianca, la cui coltivazione ricade tra giugno e settembre nel comprensorio montano agrigentino tra i comuni di Bivona, Alessandria della Rocca,Cianciana, Santo Stefano Quisquina e San Biagio Platani. Nella riunione di oggi saranno verificate, alla presenza anche dei rappresentanti delle organizzazioni professionali, dei produttori e di due funzionari del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, l’esistenza dei requisiti e delle condizioni per fare ottenere alle pesche bivonesi il marchio dell’IGP.
Molto soddisfatti il sindaco Giovanni Panepinto e l’assessore alle Politiche Agricole Vincenzo Balsamo che hanno spiegato come si lavora a tale riconoscimento da oltre un decennio. “Con il marchio IGP, riconosciuto da Bruxelles – hanno detto – vogliamo aprire per la “PescaBivona”, fiore all’occhiello della nostra economia, una autostrada europea che, dopo quella italiana, vuole valorizzare la nostra produzione di eccellenza in tutto il continente. E’ stato un iter burocratico, lungo e difficile, ma ormai siamo arrivati al capolinea e ci poniamo alla conquista del mercato internazionale. Le nostre pesche, della specie Murtiddara, Bianca, Agostina e Settembrina, occupano i terreni del vasto comprensorio montano per oltre mille ettari di superficie”.





