Ritratti: grandi medici del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Sebastiano Mercadante

338

Da tempo ho sentito parlare del Professore Mercadante. Me ne ha parlato Clara Monroy di Giampilieri ed altri medici. Ma l’occasione per conoscerlo mi è stata data da un importante convegno svoltosi per la prima volta all’archivio storico comunale di Palermo sul tema della morte assistita, legislazione italiana e modello britannico a confronto. Ho voluto partecipare su invito della giornalista Teresa Di Fresco. In quest’occasione giuristi, medici teologi e giornalisti hanno dibattuto su uno dei temi più delicati e divisivi, visto da prospettive diverse: cure palliative, profili etici, posizioni religiose e scelte poltiche . Dal 2018 la Corte Costituzionale sollecita il parlamento a varare una legge sul fine vita ma quella legge non c’è ancora. Al Senato la discussione è stata rimandata di nuovo. Al Convegno hanno partecipato: la Dottoressa Claudia Fucarino, la Dottoressa Ilaria Fatta, l’Avvocato Paolo Di Fresco, l’Onorevole Giovani Burtone, la Dottoressa Chiara Lalli, il Prefessore Fabiano Di Prima, il Professore Salvino Leone e la giornalista Fernanda di Monte nella veste di moderatrice.

Sono rimasto molto colpito dalla relazione del Professore Mercadante per la lucidità e la chiarezza delle informazioni frutto di passione e di una grande competenza costruita negli anni in campo internazionale. Al Professore Mercadante desidero pore alcune domande precise…

-Perché ha scelto di svolgere la professione del medico?

“La medicina, per me, non è mai stata solo una scelta professionale, ma una vocazione radicata nel desiderio profondo di rendersi utili nel momento di massima vulnerabilità dell’essere umano: la malattia. Curare significa farsi carico non solo di un organo malato, ma di una persona e della sua storia.”

-Cosa significa vivere ogni giorno a contatto con il dolore?

“Significa imparare a camminare sul filo del rasoio tra l’empatia e il necessario distacco professionale. Il dolore degli altri ti interroga ogni giorno; non ci si fa mai l’abitudine. Viverci a contatto insegna l’umiltà e costringe a ricordare la fragilità della nostra stessa natura.”

-E’ d’accordo sul fatto che le professioni nobili sono tre e iniziano tutte con la M: Medico, Magistrato e Maestro?

“È una visione suggestiva perché queste tre professioni curano i pilastri della società: la salute del corpo (il Medico), la giustizia delle relazioni (il Magistrato) e l’evoluzione della mente e dello spirito (il Maestro). Tutte e tre richiedono una forte componente etica e di servizio civile. Tuttavia, oggi la “nobiltà’ di un lavoro si misura dall’onestà e dall’umanità con cui lo si svolge, indipendentemente dalla lettera iniziale.”

– Cosa è la sedazione palliativa?

“È l’intenzionale riduzione della coscienza del paziente (che può essere superficiale o profonda, temporanea o continua) attraverso farmaci specifici. Si applica nelle fasi terminali della vita per alleviare sintomi refrattari, cioè sofferenze fisiche o psichiche intollerabili che non rispondono a nessun altro trattamento. Non anticipa la morte: spegne il dolore quando non ci sono altre armi.”

-Cosa si intende per morte assistita?

“È un termine ombrello che include i percorsi legali in cui una persona con una patologia irreversibile e fonte di sofferenze intollerabili chiede e ottiene aiuto medico per morire. Si divide principalmente in suicidio assistito (in cui il paziente autosomministra il farmaco letale) ed eutanasia (in cui è il medico a somministrare il farmaco).”

-In quali paesi è attualmente consentito il suicidio assistito?

“La mappa dei diritti sul fine vita si sta evolvendo rapidamente. Il suicidio assistito e/o l’eutanasia sono legali in diversi Stati europei (tra cui Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Austria e Germania). Oltreoceano, sono consentiti in Canada, Colombia, Nuova Zelanda e in diversi Stati degli USA. In Italia la Corte Costituzionale (con la storica sentenza Cappato) ha depenalizzato il suicidio assistito a specifiche e rigidissime condizioni, anche se manca ancora una legge organica nazionale.”

-Cos’è la Samot?

“La SAMOT (Società per l’Assistenza al Malato Oncologico Terminale) è una realtà fondamentale, nata in Sicilia, che da decenni rappresenta un pilastro nell’erogazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare. Permette ai malati terminali di ricevere cure specialistiche, dignità e calore umano direttamente nel proprio letto, circondati dai propri affetti.”

-Le leggi sulla vita possono andare d’accordo con la ragione dell’esistenza?

“Dovrebbero. La ‘ragione dell’esistenza’ è legata alla dignità, alla qualità della vita e alla libertà di autodeterminazione. Le leggi diventano cieche quando si trasformano in puro formalismo burocratico, dimenticando la sofferenza della carne. Una buona legge deve proteggere la vita, ma anche rispettare il momento in cui la persona sente che quella vita ha perso ogni barlume di dignità.”

-In che modo è possibile cancellare le sofferenze inutili di una persona che sta morendo?

“Attraverso un approccio multidimensionale. Da un lato c’è l’uso rigoroso della farmacologia (analgesici, oppioidi, sedativi), dall’altro c’è la presenza: l’ascolto psicologico, il supporto spirituale e la creazione di un ambiente protetto. Cancellare la sofferenza inutile significa non permettere che il dolore fisico distrugga gli ultimi preziosi momenti di relazione di un uomo.”

-La vita e la Costituzione certe volte sembrano prendere strade diverse…

“Succede quando la realtà vissuta nei reparti o nelle case si scontra con i ritardi legislativi. L’Articolo 32 della nostra Costituzione tutela la salute ma garantisce anche che ‘nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge’. La sfida attuale è fare in modo che la legge formale garantisca pienamente questo diritto all’autodeterminazione, colmando il vuoto tra i bisogni reali dei cittadini e le norme dello Stato.”

– Perché sono così importanti le cure palliative?

“Perché quando la medicina deve arrendersi all’impossibilità di guarire, ha ancora il dovere assoluto di curare. Le cure palliative restituiscono dignità al tempo che resta. Spostano l’obiettivo dalla lunghezza della vita alla qualità della vita.”

-Qual è il dovere di un medico con un malato terminale?

“Il dovere è l’accompagnamento. Significa combattere il dolore senza cadere nell’accanimento terapeutico, rispettare la volontà del paziente, informarlo con delicatezza e verità, e non lasciarlo mai solo nell’ombra della paura.”

– Si è mai trovato in una situazione veramente complicata dal punto di vista sanitario?

“Ogni medico affronta bivi complessi. Le situazioni più difficili non sono solo quelle tecniche, ma quelle etiche: quando ti trovi a dialogare con una famiglia lacerata sul limitare della sospensione dei trattamenti, o quando devi modulare una terapia sapendo che il confine tra sollievo e perdita della coscienza è sottilissimo. Lì la scienza medica deve farsi interamente saggezza umana.”

-Cosa ha provato quando è uscito dall’ospedale della Maddalena e non ha trovato più il paziente che aveva visitato il giorno prima?

“In una struttura oncologica come La Maddalena, non trovare più un paziente l’indomani evoca sempre un brivido: può significare un trasferimento improvviso, ma troppo spesso evoca il passaggio silenzioso della morte a cui assistiamo.

-Crede in Dio?

“Vedere la vita nascere e spegnersi ogni giorno ti porta inevitabilmente a confrontarti con il mistero. Sia che si risponda con una fede religiosa strutturata, sia che si risponda con un profondo senso di spiritualità laica, di fronte al letto di un morente si percepisce un senso di sacro. Credo fermamente nel valore sacro della vita e della dignità umana, ma da un punto di vista laico, non confessionale.”

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

“Continuare a studiare, perché la medicina non si ferma mai, e battermi affinché la cultura delle cure palliative diventi accessibile a tutti in modo omogeneo, senza disuguaglianze. Il mio progetto è rimanere un medico fedele al proprio giuramento: essere un punto di riferimento fermo per chi soffre, fino all’ultimo giorno della mia professione.”

Biografia

Il prof. Sebastiano Mercadante è specialista in anestesia e rianimazione e in scienze della nutrizione. Ha lavorato in alcuni ospedali italiani e a Londra prima di iniziare a lavorare al Fatebenefratelli di Palermo dove ha iniziato ad occuparsi di terapia del dolore. Ha contribuito a fondare la SAMOT introducendo le cure domiciliari a Palermo nel 1989, e da alcuni anni ne ha ripreso la direzione clinica e scientifica. E’ direttore del centro di riferimento regionale di terapia del dolore e cure di support/palliative e dell’Hospice del dipartimento oncologico La Maddalena.

Ha ricevuto numerosi premi negli StatiUniti per l’ attività di ricerca, con oltre 600 pubblicazioni e 40 libri. E’ incluso nella top Italian scientists. E’ considerato da un’ agenzia di rating l’ esperto più influente al mondo nella terapia del dolore da cancro. Ha introdotto le cure palliative precoci fornendo un modello organizzativo e tecnico che attrae visitatori italiani e stranieri.