Attorno al tavolo tecnico interprovinciale, svoltosi nella sala consiliare del comune di Burgio per individuare una soluzione alla crisi del comparto dell’olivicoltura, c’erano tutti, agricoltori, frantoiani, amministratori comunali, commercianti, organizzazioni professionali. Mancavano i rappresentanti della Regione Siciliana e soprattutto i dirigenti della Grande Distribuzione Organizzata dove si vende in buona parte l’olio d’oliva. E’ mancato, alla fine dell’incontro, il prezzo al chilogrammo dell’olio che era atteso dagli olivicoltori che si apprestano a giorni a dare vita alla raccolta.
La preoccupazione dei produttori è viva e si tocca con mano perchè i frantoi non avrebbero del tutto smaltito le scorte dell’anno scorso. Si vocifera da giorni che il prezzo di vendita possa subire una diminuzione. Ma degli addetti ai lavori nessuno ne parla. Il 2025 è stato proficuo per le aziende agricole che hanno venduto l’olio tra i 9 e i 10 euro al k. , hanno pagato le spese e registrato un margine di guadagno.
Quest’anno invece buio pesto, con l’aggravante delle nuove spese di gestione determinate dall’aumento del carburante, dei fertilizzanti, del costo dell’acqua irrigua, della manodopera per la raccolta del prodotto che dovrebbe essere abbondante e dei lavori stagionali.
E’ stato concordato, tra tutte le parti, l’immediata redazione di un documento unitario che, redatto dal Comune di Burgio e sottoscritto da tutte e categorie, sarà inviato al governo della Regione Siciliana, al Ministero dell’Agricoltura e al governo nazionale.
Buona parte dei territori delle province di Agrigento e Trapani hanno alla base delle loro economie gli uliveti che producono il salato e l’olio extravergine d’oliva, di grande qualità e in parte anche il biologico. Assemblee degli olivicoltori sono in programma in questi giorni a Caltabellotta, Lucca Sicula e in alcuni centri della Valle del Belice.





