Santo Stefano Quisquina-Bivona: Al lavoro per quantificare i danni e per richiedere lo stato di calamità

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E’ la più grave tragedia ambientale dell’ultimo mezzo secolo. La serie continua di incendi che, alimentati dal forte scirocco, hanno devastato l’area dei Monti Sicani, tra Bivona, Santo Stefano Quisquina e Cammarata. Sino a ieri pomeriggio nei boschi ardevano ancora i tizzoni, mentre centinaia di voli dei canadair hanno scaricato per tre giorni consecutivi l’acqua del mare Mediterraneo su cenere, fumo, polvere e fiammelle che hanno infestato le valli dei fiumi Magazzolo e Platani, arrivando anche a 30 chilometri di distanza.

Non si riesce ancora a quantificare la superficie dell’area danneggiata, privata e demaniale. Da oggi, con la messa in sicurezza dei luoghi, dovrebbero cominciare i sopralluoghi e i monitoraggi per accertare e censire i danni. Il sindaco di Bivona Milko Cinà, che per due giorni e due notti ha seguito i lavori di spegnimento eseguiti con militari, protezione civile e canadair, ha ipotizzato che i boschi, le aree coltivate a frutteto e i seminativi potrebbero superare anche i 750 ettari. Lo stesso si può dire, ma con superfici maggiori, delle aree boschive e dei terreni di Santo Stefano Quisquina dove si calcola che il 70 per cento del territorio abbia subito danni irreparabili.

Ieri mattina le amministrazioni comunali di Bivona e di Santo Stefano, separatamente, con i rispettivi tecnici, hanno fatto il punto sommario della situazione disastrata e stanno preparado le richieste dello stato di calamità da inviare alla Regione Siciliana per ottenere aiuti atti a ripristinare luoghi, strade interpoderali, boschi e strutture andati in fumo. Si cerca di capire l’origine dell’incendio che avrebbe preso il via nel territorio di Bivona, nelle contrade Capodacqua, San Matteo, San Filippo e Canfuto, e che si è propagato, dopo le prime 24 ore verso nord, a Santo Stefano Quisquina, sul versante dell’area attrezzata Buonanotte e a Serra Moneta dove i danni sono molto gravi e dove monumenti, chiesa ed eremo, sono stati messi in sicurezza dai vigili del fuoco, dalla protezione civile e dall’acqua scaricata dai canadair.

A Bivona, isolati il deposito di carburante e dei fuochi d’artificio, la casa di cura “Attardi” ha dovuto chiudere cancelli, porte e servizi, trasferire i pazienti in strutture sanitarie viciniori e sicure, alcuni accompagnati ad una casa di riposto e cura di Filaga. L’emergenza è rientrata negli abitati dove un buon centinaio di famiglie, allontanate in misura precauzionale per l’arrivo delle fiamme, sono rientrate nelle abitazioni. Linee elettriche, telefoniche, idriche e cartellonistica stradale hanno subito danni. “Dovranno essere riparate subito per ripristinare i servizi”, dicono i primi cittadini di Bivona Milko Cinà e di Santo Stefano Quisquina Francesco Cacciatore.