Agricoltura tra luci ed ombre. C’è l’acqua abbondare per irrigare e per bere, ma le condutture di distribuzione sono fatiscenti e il liquido si perde per le campagne e va al mare, nonostante le riparazioni fatte dal consorzio. Questa la situazione in provincia. E’ di 86,4 milioni metri cubi l’acqua contenuta nelle nove dighe al servizio dell’agricoltura e delle popolazioni agrigentine. L’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia ha reso note le quantità d’acqua invasata nell’inverno scorso nei bacini dell’Isola.
C’è un problema che assilla migliaia di agricoltori del bacino imbrifero di Ribera e dei Monti Sicani. La conduttura, conosciuta come adduttore dalla diga Castello di Bivona verso le vallate dei fiumi Magazzolo, Verdura e Platani, tutte ad agrumeto e pescheto, è vecchia, obsoleta, realizzata negli anni ‘90, presenta tante perdite dalle tubazioni, ben cinque nell’ultimo mese, e, nonostante gli interventi del consorzio di bonifica AG 3, l’acqua si perde nei terreni, va a mare e l’irrigazione subisce drastiche interruzioni che danneggiano piante e frutto.
Gli 86 milioni e mezzo di metri cubi sono suddivisi. Invasi ad uso potabile e civile. Il Fanaco a Castronovo di Sicilia conta 16,77 mln di metri cubi. Piano Leone a Santo Stefano Quisquina presenta 3,32. Le dighe che invece sono ad uso promiscuo, irriguo e potabile, sono: la Castello di Bivona con 19,84 e il Raia di Prizzi con i suoi 7,69. Servono esclusivamente il comparto agricolo l’Arancio di Sambuca di Sicilia che ha 20,44, il Furore e il San Giovanni intorno a Naro rispettivamente con 1,75 e 15,4, il Gammauta di Palazzo Adriano e il Gorgo di Montallegro, piccoli bacini di accumulo.
A differenza del 2024 e del 2025 caratterizzati dalla siccità, la situazione oggi si presenta positiva, a parte le perdite che si registrano periodicamente. Tutti i coltivatori dell’area riberese chiedono una nuova rete di distribuzione dagli invasi alle campagne. “Si spendono tanti soldi per le continue riparazioni – dicono gli operatori dell’associazione “Liberi Agricoltori” – ma nessuno, dalla politica, agli amministratori comunali, ai dirigenti del consorzio di bonifica, parla di un necessario progetto di costruzione di un nuovo adduttore perché il vecchio è decrepito”.





