Ritratti: Scrittori del nostro tempo. Maurizio Piscopo incontra Teresa Triscari

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Ho conosciuto Teresa Triscari a Cefalù durante la presentazione del libro sulla Merica e sono rimasto affascinato per la sua cultura e la sua eleganza. Teresa è una scrittrice che ha viaggiato e studiato molto. La sua maniera di scrivere e di raccontare lasciano sempre il segno. I suoi racconti non sono mai finzioni ma nascono dalla realtà che ci circonda. Tutto è lì sotto i nostri occhi in mezzo ai nostri tesori artistici, tra le nostre bellezze naturali, bisogna solo saperli scoprire. Questa intervista è una sorta di viaggio, un invito alla lettura del nuovo libro dal titolo Il moscone ed altri racconti pubblicato da Medinova di Antonio Liotta.
In questa raccolta, composta da 10 racconti, come scrive nella prefazione lo scrittore Nicolò D’Alessandro, Teresa Triscari si muove disinvoltamente su due fronti. Uno umoristico, l’altro sociale e storico. Coniuga il privato con l’impegno pubblico sostenuto anche dagli interessi poetici che affiorano con discrezione qua e là e che costituiscono un sottile legame, quasi una traccia, tra una storia ed un’altra. La scrittrice agisce tra la finzione letteraria e la realtà; si muove agevolmente nel territorio autobiografico e i racconti, sorretti da un’agile vena descrittiva, consentono di leggere senza le pregiudiziali per coloro che scrivono soltanto di sé e per sé poiché riesce a far convivere le sue diverse anime.
Apre la raccolta con una descrizione esilarante, un noioso e petulante moscone che non può far altro se non il suo dovere. Svolazzare a destra e a manca, zigzagando qua e là senza problemi. Anche Lui, l’esperto cacciatore di mosche e zanzare, sopraggiunto in soccorso, non riuscirà tra una penna e un prezioso vasetto di cristallo di Boemia, dopo le fatiche tipiche dei grandi cacciatori di mosche e zanzare, ad atterrare la “bestiaccia” che indifferentemente senza alcun pudore trova asilo politico su uno dei cocci anni Trenta. Teresa Triscari coglie con disinvolta scrittura il pretesto di questo noiosissimo moscone per trasformare una situazione domestica in un racconto breve di sicura ironia. Si accanisce, con discreta e arguta nonchalance, con il povero Lui, venuto in soccorso, trasformandolo nel protagonista principale. Seguono Storie di diverso tono e impostazione, fino all’ultima, “Dopo il muro”, che chiude la raccolta e che inquadra il momento storico della riunificazione della Germania.
Teresa Triscari, critico letterario, saggista, è stata direttore di Istituti Italiani di Cultura all’estero nell’area dell’Europa Centro Orientale.
Ha collaborato con Rai Educational.
È membro della Giuria del Premio Letterario Elsa Morante.
Attualmente interviene su varie riviste culturali con saggi di critica d’arte e critica letteraria.
Per i tipi della Casa Editrice Tracce di Pescara ha pubblicato una raccolta di racconti e poesie dal titolo “C’era una volta … e c’è ancora” (2018);
Per i tipi della Casa Editrice Torri del Vento di Palermo ha pubblicato: “La Sicilia tra Storie e Miti – La grande koinè mediterranea” (2019);
Per i tipi della Casa Editrice“Medinova” di Favara ha pubblicato “Il moscone e altri racconti” (ottobre 2020)
Vive e opera tra Cefalù e Roma
In questo libro si scoprono molti sentimenti. Spaccati di vita, umori, incontri, riflessioni, racconti di una donna che si inoltra con humour e senso critico nella Storia, nei meandri dell’anima, nelle pieghe più recondite dell’essere.
Avvolti in un lirismo soffuso e diffuso, si dipanano dieci racconti, introdotti da altrettante poesie. Viaggio esterno tra luoghi e vicende che non sono mai finzioni; e viaggio interiore alla riscoperta dell’io complesso e composito della donna e dell’essere donna, oggi come ieri; del ricercare un punto di approdo, una sponda, la “patria perduta“.


È un libro di racconti o è un saggio? O sono poesie sparse che l’autrice non ha avuto l’ardire di pubblicare come tali? O sono soltanto pensieri raccattati qua e là?
Qualcosa saranno.
Diceva Joseph Conrad: “Si scrive soltanto metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore“
Per conoscere meglio la scrittrice Teresa Triscari poniamo alcune domande:

 
Dove nascono i tuoi racconti?
I miei racconti non sono mai finzioni, nascono dalla realtà che ci circonda. Tutto è lì, sotto i nostri occhi, in mezzo ai nostri tesori artistici; tra le nostre bellezze naturali; in mezzo ai bambini, a volte trascurati se non, addirittura, abbandonati o, peggio, sfruttati e maltrattati; tra i nostri anziani, spesso mal sopportati, emarginati, rifiutati, a volte oggetto di vergogna e di disprezzo; in mezzo alla nostra stessa famiglia, non di rado a noi completamente estranea e lontana. Amo scrutare la realtà, memore dell’adagio pirandelliano:“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Appunto, credo che si debba guardare sotto quelle maschere per capire meglio anche noi stessi e avere il coraggio di toglierci, prima degli altri, la maschera.
Qual è il ruolo dell’intellettuale impegnata nel mondo di oggi?
Come donna e come intellettuale, sento il dovere e l’urgenza di cercare di portare avanti quelle lotte sociali intraprese con coraggio e determinazione da donne che hanno fatto la storia: da Nilde Jotti, Tina Anselmi, Lina Merlin; da Rosa Balistreri a Franca Viola; dalle tante e tante donne oggetto di violenza e di emarginazione, molte delle quali dimenticate. Ma tutto deve essere fatto in modo composto, senza falsi pretesti o secondi fini, senza sfruttare la nostra immagine. Certo, non è facile ma più che mai sento il dovere di farlo.
Narrare è una cosa, ma la vita è altro?
Quando si narra, bisogna sempre ricordare la realtà che magari è dura e dolorosa ma è proprio in quel dolore e con quel dolore che si matura il riscatto sociale, politico, umano.
Leggendo i tuoi racconti mi vengono in mente Luis Selpuveda e Jorge Luis Borges poeta argentino noto per i suoi racconti fantastici…
Amo molto Sepúlveda e mi è tanto dispiaciuto quando la pandemia ce lo ha strappato. I suoi racconti sembrano fantasiosi ma … “vola solo chi osa farlo”. La storia umana e politica di Sepúlveda e di sua moglie, l’intramontabile poetessa Carmen Yañez , sposata due volte, ce lo insegna. Così come mi affascina Borges che riesce, con le sue narrazioni, a portarci da Buenos Aires a Palermo conducendoci per mano in una città da lui sempre vagheggiata. Essere qua ma essere là è un doppio ubi consistam, è l’essere cittadino del mondo, corrisponde all’ immergersi di continuo in culture diverse, corrisponde al fluttuare in altri mondi portandosi nella valigia un pezzo della propria terra e volendo tornare sempre in quella Terra.
Sai che nel leggere i tuoi racconti ho pensato a il naso e il cappotto di Nikolaj Vasilievich Gogol. Ho visto lontano?
Certo, Nikolaj Vasilievich Gogol, scrittore che amo particolarmente e che nasconde nelle sue pieghe la grandezza del mondo russo che, purtroppo, si conosce poco ma che è sempre pregno di poesia, musicalità, amarezza e tanta saggezza.
Qual è la differenza tra fantasia e immaginazione?
Fantasia e immaginazione sono due poli di uno stesso cammino, un mondo astratto che, pur essendo tale, riesce a coprire la brutalità di quello reale e a tramutare ogni attimo “immaginato” in un momento di felicità.
I racconti di Calvino nascono da un’immagine che si presenta all’improvviso. I tuoi come nascono?
Nascono esattamente allo stesso modo. Calvino mi ha insegnato molto, mi ha condotta per mano nel poetico mondo di un apparente modo di fantasticare ma … la realtà torna sempre lì di fronte a te e la fantasia è uno strumento per scoprire quella realtà. Ma anche Elsa Morante mi ha insegnato tanto con la sua scrittura forte e poetica.
Agata Christie sostiene che la vita ha una pessima trama e che lei preferisce di gran lunga i suoi romanzi e tu cosa preferisci scrivere?
Scrivo poesie, racconti e saggi ma credo che la scrittura abbia bisogno sempre della poesia, per questo motivo mi sono concentrata su racconti introdotti da poesie.
Gli animali di oggi, mosconi compresi come stanno vivendo le mutazioni climatiche?
Male, come noi del resto che spesso soffriamo di allergie e insofferenze varie. Molte specie sono ormai in via di estinzione. Nel mio giardino sono venuti a vivere due gattini che io assisto tutti i giorni e loro mi ripagano con moine varie. Lì, tra quelle palmette e ficus che io curo, hanno trovato il loro habitat.


Qual è il prossimo libro che scriverai?
Il prossimo libro … sono in dirittura di arrivo. Un romanzo-saggio sulla Mitteleuropa e la grandezza delle vestigia italiane in quei Paesi dove in varie epoche storiche si sono create delle piccole grandi Italie. Un viaggio, il viaggio più lungo della voce narrante che traduce quell’intimo bisogno di conoscere ed emulare; di peregrinare e perdersi; di essere migranti prima di tutto dell’animo, di trasmigrare nei fondali del pensiero dei popoli e con i popoli. Il bello e il ballo delle culture.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il mio progetto umano più ambizioso è quello di andare avanti…finché si può, dedicando un po’ di tempo in più ai bambini abbandonati già da me assistiti nella Romania di Ceaușescu. Poi c’è un’ambizione di tipo filologico che è quella di cercare di contribuire come posso alla salvaguardia e alla purezza della nostra bella lingua italiana apprezzata in tutto il mondo. E poi vorrei dedicarmi all’approfondimento di qualche altro dialetto oltre al siciliano, al veneto e al romanesco che più o meno conosco, che amo e che hanno arricchito il mio bagaglio di migrante del pensiero.