La campagna irrigua nel territorio di Ribera e dei comuni del comprensorio non è ancora iniziata, l’agricoltura corre un serio rischio perché le aziende agricole sono senz’acqua e l’intera economia dell’annata agraria potrebbe essere compromessa. Su questi temi, Giovanni Caruana, responsabile zonale dell’organizzazione professionale della Cia, ha lanciato un fortissimo allarme, invitando le amministrazioni comunali del territorio, le altre organizzazioni sindacali e il consorzio di bonifica Agrigento 3 a trovare una immediata soluzione alla crisi che sta investendo il comparto.
E’ notizia di ieri è che l’adduttore principale, un tubo di circa 1600 millimetri, in uscita dalla diga Castello di Bivona, ha subito il terzo scoppio in poche settimane, mentre gli operatori immettevano l’acqua nella vasta rete di distribuzione. L’irrigazione non è mai iniziata, milioni di piante soffrono la sete e il colmo della situazione è che le dighe del territorio sono piene, stracolme.
“La situazione dell’ortofrutta è già compromessa – ci dice Giovanni Caruana – come pure le coltivazioni di albicocche, pesche e pere. Gli agrumeti subiscono i danni maggiori perché già si registra la cascola dei piccoli frutti di arance, con danni incalcolabili per migliaia di aziende che non possono irrigare perché la struttura consortile non ha ancora dato il via alla campagna irrigua. Si registrano continuamente intoppi tecnici per delle prove sulla rete che avrebbero dovuto essere svolte ad aprile. Sono saltate le promesse del consorzio che sono state fatte agli agricoltori nel vertice tenutosi nelle settimane scorse a Ribera”.
La grossa tubazione, che ha subìto già di danni, alimenta tutta la rete del territorio sotteso nella valle del fiume Magazzolo, del laghetto Gorgo di Montallegro e in parte anche di vaste estensioni di frutteto della valle del fiume Verdura e delle aree adiacenti al centro urbano.





