Sabato 26 dicembre terzo appuntamento con la rassegna annuale di Calamonaci. Tutto accadde in canonica tra commozione e risate.

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Sabato 26 dicembre al teatro Aldo Nicolaj la professoressa Francesca Riggi ha fatto vedere le sue foto in un bel video intitolato “Sapore di gente” fatto durante i suoi numerosi viaggi e  proiettato prima della commedia  “Tutto accadde in canonica” della compagnia teatrale Piccolo teatro Alcamo.La commedia inizia in una canonica e questa rimarrà l’unica scena di tutta la trama. Don Felice si occupa tranquillamente della vita della sua parrocchia quando un individuo armato si introduce nella sua canonica minacciandolo di morte se avesse detto qualcosa. Si sa che in canonica c’è sempre un nutrito  via vai di gente: tra volontari, scout, parrocchiani e bambini è difficile per don Felice non svelare che un latitante si nasconde nella sua canonica, ma quest’ultimo trova un espediente per non essere scoperto cioè si traveste da prete. Così i poveri parrocchiani non fanno altro che rivolgersi a lui con la deferenza e il rispetto che si porta ad un vero prete, visto che in questo caso l’abito fa il monaco, e mai potrebbero immaginare che sotto quelle vesti si cela un assassino. Ma accade l’impensabile: il falso prete si cala nella sua parte così bene che fa il prete ancora meglio di don Felice che lo guarda estasiato e gli dice che se solo volesse potrebbe realmente diventare buono. Ma il malvivente risponde che purtroppo una volta datoci una parte, nel suo caso quella del cattivo, è quasi impossibile scrollarsi essa da dosso. Così continua l’inganno ancora per qualche giorno, in cui don Angelo, si fa chiamare in questo modo il malvivente incontra sempre più il consenso dei parrocchiani. Giorni in cui riesce a fare anche un piccolo miracolo, con  le sue parole forti e non di commiserazione riesce a fare cambiare vita al padre del piccolo Gabriele, perso in una vita tra alcool e violenza. Questo fatto è decisivo per fare cambiare vita anche a lui, infatti si costituisce alla giustizia e con i soldi della ricompensa della sua cattura decide di aiutare la famiglia di colui che ha ucciso. Don Felice è orgoglioso di questo, prima che quel giovane va via con il brigadiere gli regala una corona del rosario, scena finale e molto commovente. È stata una commedia, adatta al Natale e al suo spirito, divertente e commovente in eguale misura. Rappresenta bene lo spirito di misericordia che predicava Gesù e che che è il significato di questo anno liturgico; guardare prima di giudicare, anche il punto di vista del “cattivo” per dare la giusta dimensione alle sue azioni e infine poterle perdonare. Un uomo buono o cattivo che sia, come ha detto don Angelo, deve mantenere la propria dignità. Con queste belle parole finali, il pubblico di Calamonaci ha assistito al terzo appuntamento della rassegna annuale “Premio Giovanni Raffiti”, che non delude mai.

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