Speciale Agricoltura Ribera: Vivaio Tavormina “C’è un ritorno all’agricoltura, alle piante tradizionali”

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“Oggi c’è un ritorno, già in atto, all’agricoltura. Gli agricoltori tornano a chiederci di volere mettere a dimora, nei nuovi impianti, le piante della tradizionale terra siciliana e in particolare quelle che nell’Agrigentino, tra gli anni ’70 fino all’inizio degli anni ’90, hanno fatto la ricchezza di decine di migliaia di famiglie, cambiando il volto del territorio, l’economia e lo sviluppo di intere città. Bisogna assecondare tali richieste perché lo sviluppo agricolo può essere ricreato in quanto sono le nuove e giovani generazioni a chiederci le piante dei loro padri e dei loro nonni”.
E’ questo il messaggio che fa circolare da qualche tempo Ezio Tavormina, proprietario di “Natura Verde”, l’importante vivaio di Ribera che esporta in Sicilia e anche in altre regioni della penisola decine di migliaia di piantine in fitocelle di plastica o vasi. Il vivaista riberese sostiene che l’interesse del mondo agricolo agrigentino va in direzione delle eccellenze gli aranci cioè le New Hall della cultivar navellina che inizia la produzione già nel mese di ottobre, accanto al pregiato e redditizio brasiliano e delle ombelicate Navel che continuano a fare la ricchezza del territorio riberese.

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I coltivatori cercano nuove varietà come i mandarini clementine che sono delle primizie, ma già puntano a rafforzare la coltivazione dell’ulivo per la quale si intrecciano le tre varietà più comuni dell’area agrigentina e trapanese che sono la biancolilla di Ribera, Caltabellotta, Burgio la nocellara della Valle del Belice e la cirasuola di Sciacca che danno un olio extravergine, biologico, utilizzato per carne e pesce . Si registra un ritorno alla coltivazione del vigneto molto fiorente per decine e decine di migliaia di ettari nei decenni scorsi quando l’uva ha fatto la fortuna delle popolazioni che ammassavano il prodotto in una ventina di cantine sociali della provincia, oggi in buona parte chiuse.
Tornano le colture tradizionali come i mandorleti da cui si ricava un prodotto molto remunerativo che viene venduto ad oltre 1,20 euro al chilogrammo senza guscio verde e come il pero coscio a peduncolo del passato, ottimo per qualità e peso. La frutta secca è molto richiesta dal mercato. Vengono reimpiantate vaste estensioni di melograno il cui succo – è risaputo – è ricco di vitamine e di sostanze antiossidanti. Torna di attualità anche la coltura del pesco, molto fiorente in passato, come l’albicocco.

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“Bisogna sfatare il tabù che vuole da decenni la presenza della monocoltura – continua ancora l’imprenditore Ezio Tavormina – è necessario più che mai diversificare bene le colture perché in presenza di malattie arboree e agrarie o di calamità naturali le aziende potrebbero rasentare il fallimento e con loro migliaia e migliaia di famiglie che vivono di agricoltura. Il vivaio e i nostri tecnici capiscono il funzionamento dell’agricoltura locale. Talvolta dei professionisti danno delle informazioni che non tengono conto della reale situazione pedoclimatica delle nostre aree agricole. Colture nuove che vengono da fuori sede, da altre regioni, spesso non attecchiscono sui nostri terreni e possono creare cattivi investimenti economici in agricoltura”.
Grazie alla presenza di tanti agrumeti e alla varietà di altri frutteti nei vivaio di “Natura Verde” vengono allevate le api (apis mellifera sicula) che offrono un buon contributo all’economia in quanto è aumentata la quantità e qualità del miele raccolto che ha permesso di far nascere alcune imprese locali di industria conserviera non solo del miele, ma anche della frutta in genere, con benefici per l’occupazione, il commercio e dell’immagine di Ribera in tutta la penisola.
A questo punto il vivaio riberese diventa il termometro di tutta la realtà agricola del vasto comprensorio perché da esso si dipartono le novità colturali che dovrebbero creare nuovo sviluppo economico e sociale.

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