Ribera: Giovane riberese perfusionista partecipa in Tanzania a 16 interventi di cardiochirurgia

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E’ riberese, ha 25 anni, è laureata in tecniche di perfusione vascolare e partecipa come volontaria, con l’èquipe del prof. Salvatore Agati, direttore del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo di Taormina, ad una spedizione medico-scientifica in Tanzania dove vengono eseguiti, nel corso di 10 giorni, ben 16 interventi di cardiochirurgia soprattutto su bambini malnutriti e dal peso tra 5 e i 20 chilogrammi. Chiara, una bella ragazza bionda, con un’esperienza di tirocinio presso il policlinico con il prof. Giovanni Ruvolo, fa parte da sei mesi, come perfusionista, dell’èquipe chirurgica, composta in Tanzania dal prof. Agati, due anestesisti, tre infermieri taorminesi e tre infermieri dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma con cui il centro siciliano è convenzionato.

Chiara con un bambino operato
La ragazza, che si occupa come tecnico della circolazione extracorporea per gli interventi a cuore aperto, con una macchina cuore-polmone, è felice dell’esperienza fatta. “Il mio sogno era quello di fare una missione in Africa – dice Chiara nella sua abitazione riberese – la notizia del viaggio è arrivata come un fulmine a ciel sereno, perché sono stata avvisata solo una settimana prima di partire, ma nonostante tutto sono partita felice per l’aiuto che avrei portato a tanta gente che ha un servizio sanitario lontano dagli standard europei. Vedere i bambini che, dopo nemmeno 24 ore dall’intervento, trovano la forza per compiere gesti quotidiani, come bere da soli, mi ha fatto capire che hanno un forte spirito di sopravvivenza“.

Chiara in Tanzania
La missione è stata sponsorizzata interamente dall’associazione statunitense “Mending Kids” che opera da tempo in Africa e in altri paesi sottosviluppati, si è svolta nella città di Dar Es Salaam dove presso il locale ospedale, donato con tutte le attrezzature mediche e chirurgiche dai cinesi e presidiato dai militari, e ha avuto lo scopo di aiutare i bambini cardiopatici, ma anche di formare gli operatori sanitari in Tanzania.
“Abbiamo utilizzato i macchinari dell’ospedale – continua ancora il racconto Chiara – quello che abbiamo portato con noi sono stati i materiali di consumo, utilizzati per gli interventi. Sono rimasta colpita in particolar modo da un bambino figlio di Masai. I genitori si sono spostati a piedi per decine di chilometri prima per fare una visita al figliolo e poi sempre a piedi per l’intervento al cuore. Abbiamo fatto un lungo viaggio in aereo, per circa 10 ore, con partenza da Catania per Roma, con tappa ad Istambul e con arrivo a Das Es Salaam che non abbiamo visitato perché abbiamo fatto la spola tutti i giorni tra albergo e ospedale. Abbiamo avuto tutto spesato e abbiamo preso 10 giorni di ferie”.
Per Chiara Tornambè si tratta di un’esperienza medica, scientifica ed umana da ripetere.

Chiara in Tanzania 2

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