Poche ore alla cena di Google a Borgo Bonsignore: “A natru tecchia cuminciu a pripararimi”.

9430

“Chi ura su? A natru tecchia cuminciu a pripararimi”. In questo momento sto immaginando che questa possa essere la frase che il riberese, o borghegiano se preferite, invitato alla cena Google sta pronunciando in queste ore che precedono il grande evento. Proprio la sottoscritta pochi giorni fa vi parlava della ormai famosa cena che avrà luogo nella Piazza di Borgo Bonsignore fra qualche ora. Ma adesso voglio mettere da parte la serietà e cercare di immedesimarmi negli invitati di questa sera. Mi verrà meglio immaginare come si stiano preparando le signore invitate.
Se io fossi stata invitata alla cena come avrei vissuto l’attesa?
Sicuramente la prima cosa a cui avrei pensato sarebbe stata l’abito da indossare. “Ne ca pozzu sfigurari ‘nmezzu a chiddi”, avrei detto tra me e me. Certo, per fare bella figura ho comprato un vestito ca mi cunsumavu, ma almeno Ranyia di Giordania l’occhiu ‘ncapu di mia lu ietta. Per mio marito ovviamente una spesa ridotta perché ha il vestito dell’ultimo matrimonio in cui siamo andati, “ci cancia la cammisa e la cravatta e pari novu”. Quindi, con l’abbigliamento siamo a posto.
Prendo appuntamento dalla parrucchiera e dall’estetista per martedì mattina.
Forse sono andata troppo presto dal parrucchiere. Praticamente è dalle 10.30 di questa mattina ca haiu li capiddi fatti e le forcine per reggere l’acconciatura hanno ormai trapanato il cervello. A mezzogiorno ero dall’estetista per manicure, pedicure e trucco, accussì stasira mi ‘nfilu la vistina e sugnu pronta. Sono le 16.30, e ogni dieci minuti guardo l’orologio e penso: “Si mi lavu ora di ccà a stasira arrè fetu”. Temporeggio ancora. Sono talmente nervosa che devo trovare qualcosa da fare.
Ah ecco, metto in guardia mio marito su come deve comportarsi stasera. Riassumo il tutto nella teoria dello “stare attenti”:
– “Sta attentu e mi fa fari mala figura”.
– “Sta attentu appena arrivi dda ti levi la giacca”.
– “Sta attentu e t’allordi”.
– “Sta attentu e parli siciliano”.

Sono le 16.37. Bi bi, di ccà a stasira lu sensu mi nesci. Ma cu mi l’avia a diri! Inizio a fantasticare. Sa chi ni dunanu a mangiari? Nella scala delle priorità non mi interessa sapere mancu cu c’è, basta ca si mangia bonu. Dicono che sarà una cena tipicamente siciliana. Ti fazzu vidiri ca ni dunanu pasta cu la sarsa e milinciani fritti (ca la fazzu megliu io sicuro).
“Chi ura su? A natru tecchia cuminciu a pripararimi”.

E mentre indosso il mio abito lungo, mi pavoneggio davanti lo specchio pensando ca un paru mancu io tantu sugnu bedda, un pensiero irrompe con prepotenza: “T’immagini chiddi s’arricampanu in pantaloncini e con l’infradito? Sempre americani su va”.

 

Foto di Francesco Cipolla

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here