Agrigento: I siti archeologici agrigentini tra le erbacce e a rischio incendio

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La Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Agrigento non rinnova la convenzione con l’Ente di Sviluppo Agricolo e buona parte dei siti archeologici della provincia di Agrigento giacciono tra le erbacce che mettono a rischio, per i paventati incendi che si verificano quasi sempre ogni anno nella stagione estiva, non solo la salvaguardia delle aree archeologiche, ma la stessa incolumità non solo di quanti vi operano professionalmente ma anche dei visitatori e dei turisti che si avventurano in mezzo a sterpaglie varie.
Il grave inconveniente, che non offre un decente spettacolo di sano decoro del ricco patrimonio archeologico agrigentino, ci è stato segnalato da alcuni turisti veneti che nei giorni scorsi sono stati in visita nei siti del comprensorio occidentale del territorio, ma anche dagli addetti ai lavori nei vari siti dove sono costretti a convivere quotidianamente con le erbacce, con i rischi della presenza di insetti, zecche e vipere e soprattutto con eventuali incendi che si sono già verificati in qualche area archeologica, come il castello di Poggio Diana in territorio di Ribera.

Sito Eraclea Minoa tra tanta erba
In tutta la provincia agrigentina, dal’area occidentale di Sambuca di Sicilia sino ad oriente nel vasto territorio di Licata, i siti sono nelle stesse condizioni. Sterpaglie, arbusti, erbacce non solo nelle aree limitrofe, ma addirittura anche dentro le aree dove in passato la pulizia è stata fatta in buona parte dagli operatori che l’Esa ha messo a disposizione della Soprintendenza.
Ad Eraclea Minoa di Cattolica Eraclea tutta l’area archeologica è a rischio incendio, Basta un mozzicone di qualche incosciente fumatore per trasformare il sito in cenere. E’ successo nei giorni scorsi al castello di Poggio Diana di Ribera dove un grosso incendio ha bruciato tutta la macchia mediterranea e le fiamme sono arrivate alle porte del maniero, lasciando cenere e sporcizia dappertutto. Sempre a Ribera sono a rischio i siti di Anguilla e Scirinda, ricolme di erbacce. Lo stesso dicasi per Monte Adranone a Sambuca di Sicilia e nelle aree di Tranchina e di Rocca Nadore, dove sono in corso degli scavi archeologici.

valle_dei _templi tra mndorli ed erba alta
Le buone notizie arrivano solo dalla Villa Romana di Montevago e da Eraclea Minoa dove le locali amministrazioni civiche si sono messe a disposizione con proprio personale per pulire e creare dei parafuochi a salvaguardia, grazie a delle convenzioni. Nell’altro versante agrigentino, quello orientale, la situazione è della stessa gravita e a rischio. Parliamo dei numerosi siti del territorio di Licata e di Palma di Montechiaro, di Sant’Angelo Muxaro e della Villa Romana di Durrueli a Porto Empedocle. Non fa eccezione la Valle dei Templi di Agrigento, il fiore all’occhiello dell’archeologia italiana e mondiale. Bisogna trovare una soluzione rapida perché i siti si potrebbero trasformare presto in un mucchio di cenere.

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