Continuano le mie riflessioni sul dialetto siciliano. Questa volta, però, desidero soffermarmi sull’unione tra il nostro dialetto e la lingua italiana, quando uno sconfina nel territorio dell’altro e viceversa.
Soffermiamoci sull’influenza che il siciliano ha avuto sull’italiano nel corso degli anni, ma soprattutto sulle interferenze del primo nel secondo. Vi starete chiedendo cosa si intenda per interferenza. Beh, una vera e propria interferenza è quando, dando indicazioni stradali, diciamo: “Vada sempre dritto e alla prima cantoniera giri a destra”. Ecco cosa intendo.
Ma siamo in grado di gestire e controllare interferenze del genere? Siamo in grado di convincerci che “Mi è venuto il cuore” è una cosa che non dovrebbe neanche passarci dalla mente di pronunciare? Ma qui già si tratta della traduzione fedele dal siciliano all’italiano, e ne parleremo più avanti.
Studiosi ed esperti di linguistica, che da decenni si impegnano a mantenere “pura” la lingua italiana, rabbrividirebbero di fronte ad una ricetta scritta da mia nonna: nella dosa della grema ci va una bustina di lievito Bertolino. E come gli accademici della Crusca salvaguardano la lingua italiana, io mi impegno a salvaguardare il dialetto siciliano “puro”.
1) I sostantivi che in italiano sono di genere maschile, nel dialetto siciliano diventano spesso di genere femminile: la salama, la carciofa, l’aglia, la sdraia, la pisella, la coltella, l’ombrella.
2) Il genere femminile spesso diventa maschile. Le prime due cose che mi vengono in mente sono il provoletto e il supposto. Per quanto riguarda la frutta, il siciliano non fa alcuna distinzione tra l’albero e il frutto in sé, quindi noi mangiamo il susino, l’arancio, e il pero.
3) Scambio di consonanti o vocali. La C diventa G in grampo e grema. A seguire un tris meraviglioso con mermellata, dettoressa, e devano. Il ballerino diventa ballarino, la cugina diventa cogina, e i capelli invece di essere ondulati sono ontolati. E dulcis in fundo, una frase da premio nobel per la letteratura: “ Ascortami che ti devo dire una palora”.
4) Aggiunta o eliminazione di vocali e consonanti. Capita che si raddoppi la consonante, come nel caso di catarratta e cartollina, così come capita di lasciare per strada non solo consonanti ma anche vocali, come in besciamela e ciccolato. Il neo magicamente diventa nego.
5) Il rapporto con le lingue straniere. Come tutti sappiamo, molti vocaboli di origine straniera sono, ormai, di uso comune nella lingua italiana. E anche il dialetto siciliano si ritrova a fare i conti con le ingerenze forestiere. Alcuni esempi: freezer – friz, herpes – erpisi, maalox – malòxi, roast beef – rospo. E non dimentichiamoci del famoso attore Alain Delon, meglio conosciuto come Dilìn Dilòn.
E io ovviamente sono Gristina, per gli amici Gristinedda.





