La necropoli dell’Anguila, il sito archeologico con una cinquantina di tombe del XIII secolo a.C., posto a circa un chilometro da Ribera, potrebbe riaprire alla fruizione pubblica tra breve, appena saranno superati i problemi di personale e soprattutto di sicurezza e di profili igienico-sanitario. Questo è quanto venuto fuori ieri mattina in contrada “Anguilla” dove, durante un apposito sopralluogo, si sono incontrati il soprintendente Caterina Greco e il sindaco di Ribera Carmelo Pace, alla presenza di tecnici ed operatori del sito archeologico.
E’ stato concordato tra le parti, per rendere fruibile la località riberese, oggetto di visite didattiche, specie in primavera quando arrivano pullman di studenti, che giorni ad Agrigento sarà sottoscritta una convenzione con la quale le due istituzioni si impegnano ad effettuare i lavori e ad assicurare la custodia della località. La soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, che stranamente per quattro anni ha consentito l’apertura del sito e del centro didattico, si impegnerà in breve tempo a realizzare la struttura dei servizi igienici in quanto l’attuale bagnotto, messo a disposizione della civica amministrazione, non sarebbe in condizioni idonee per gli operatori e per i visitatori.
L’amministrazione comunale di Ribera, dal canto suo, ha proposto di volere mettere a disposizione, in mancanza di operatori e custodi della soprintendenza, del personale comunale che non solo collaborerà alla sorveglianza e all’accoglienza, ma provvederà anche alla scerbatura del sito. E’ stato sottolineato che per la pulizia dalle erbacce dei viali e delle tombe sicane c’è sempre la disponibilità degli operatori dell’Ente di Sviluppo Agricolo che, come negli anni passati, possono rendere decoroso e visitabile il sito archeologico dell’Anguilla, meta di diverse migliaia di visitatori e tuttavia bisognevole delle indicazioni della cartellonistica turistica.
Da parte dell’amministrazione comunale viene chiesto anche che, nel protocollo di intesa, venga inserito pure il controllo e la custodia di altri due località archeologiche presenti sul territorio. Si tratta del castello di Poggio Diana, che tra breve sarà dotato di un sistema di illuminazione, ma che ad oggi manca di una strada di accesso, e del sito di contrada “Scirinda” dove è presente un tessuto urbano che va preservato dall’abbandono e dal vandalismo.
Nelle more dei provvedimenti, i siti archeologici restano chiusi e il personale addetto è stato, “sine die”, trasferito altrove.






