Titolo: Il vecchio e il mare
Autore: Ernest Hemingway
Genere: romanzo
Editore: Mondadori
Numero pagine: 114
“Le cose più belle son quelle che durano poco”. Seguendo questa premessa tutti i libri inferiori alle 100 pagine, o che di poco le superano, dovrebbero essere degni di nota. Ciò ovviamente non è sempre vero, ma da grande estimatrice della brevità “parolifera” quale sono, non posso che essere piacevolmente incuriosita da questo concetto, rubato tra l’altro al testo di una canzone. La suddetta canzone prosegue citando proprio tre titoli molto noti: Le notti bianche, La metamorfosi, Il vecchio e il mare. Per cui, mi son detta, perchè non dedicare le mie recensioni delle prossime tre settimane a questi libri di poche parole? Si fa in un battibaleno in fondo!
Il mio primo incontro con Ernest Hemingway avvenne proprio tramite Il vecchio e il mare, un libro di grande bellezza e spessore. La storia è molto nota: il pescatore Santiago vive nel suo piccolo villaggio in condizioni di isolamento materiale e psicologico dopo ottantaquattro giorni di pesca andata a vuoto. Una sorta di maledizione colpisce l’uomo, come una crisi d’artista. Il vecchio trova la forza di intraprendere un nuovo viaggio in mare dopo l’incontro col giovane Manolo. L’impresa è ardua: catturare un enorme pesce spada dei Caraibi. I giorni di lotta con le forze incontenibili della natura e il confronto con la sua preda, porteranno il vecchio Santiago a trovare il senso profondo della sua esistenza.
Una trama semplice, lineare, che potrebbe quasi apparire noiosa. La storia di una crisi: la crisi del pescatore, artista e conoscitore dei segreti del mare; la crisi di un uomo, che perde di vista i cardini della sua vita e si ritrova a vagare nei meandri della solitudine. Lo sfondo è quello di una natura ancestrale e selvaggia. Il mare, entità signora, essere indomabile, domina incontrastato con le sue leggi e i suoi spazi infiniti. L’odore del romanzo è quello forte della salsedine dopo le mareggiate invernali, quando l’aria è fredda e il vento sa di sale.
Un libro da leggere nelle notti buie e tempestose, nei momenti in cui il cuore è calmo e il cielo in tempesta. O quando fuori non ci sono nuvole, mentre nella mente si susseguono mille tribolanti pensieri.
“Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo, quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come parlassero di una donna. Alcuni dei pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perchè non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.”
Consigliato ...
A chi cerca se stesso. Il mare è un grande saggio e ha sempre ottimi consigli da dispensare.






