Calamonaci e Ribera a Siracusa per le tragedie greche

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Calamonaci e Ribera non hanno voluto mancare nemmeno quest’anno all’appuntamento con la rappresentazione delle tragedie greche di Siracusa.Una cinquantina di giovani e di professionisti in quiescenza hanno assistito in prima fila, davanti al palcoscenico, di fronte ad una colossale scenografia, alla rappresentazione della tragedia “Edipo Re” di Sofocle. L’opera, rappresentata nel corso del IXL ciclo degli spettacoli classici, è stata curata nella regia da Daniele Salvo e ha avuto come protagonista l’attore Daniele Pecci. Significativa la presenza recitativa di Ugo Pagliai.

La trasferta in pullman della corposa comitiva è stata organizzata dall’associazione culturale “Michele Palminteri” di Calamonaci che ha approfittato per l’occasione di potere visitare in mezza giornata l’interessante centro storico della città aretusea. Nel pomeriggio la rappresentazione in un teatro greco pieno zeppo soprattutto di giovani studenti arrivati a Siracusa da Genova, Roma e Verona.

Per chi ama il teatro è stata una rappresentazione eccellente per la recitazione di bravi attori professionisti, per la scenografia e anche per i costumi. Un’opera (c’è pure in programma l’Antigone sempre di Sofocle) che può essere vista sino al 23 giugno prossimo.

Ecco in breve la trama della tragedia greca.

Edipo Re

Quest’opera narra della vita di Edipo, della profezia fatta alla sua nascita (che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre). Il padre Laio, subito spaventato da queste parole, consegna subito il bambino ad un servo con l’ordine di ucciderlo, ma il servo ne ha pietà e lo lascia sul monte Citerone, dove sarà allevato da Polibo, pastore del re di Corinto. Edipo cresce con la certezza che Polibo sia il padre naturale e volendo sfuggire alla profezia si allontana dai monti per recarsi in città. Lungo la strada incontra uno sconosciuto che gli intima di liberare il passaggio. Inizia un duro scontro ed Edipo ha la meglio sullo sconosciuto. Nei pressi di Tebe Affronta e vince la sfinge e pertanto ha diritto alla mano della Regina, nel frattempo divenuta vedova e la fa madre di quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. A Tebe scoppia la peste e l’oracolo di Delfi annuncia che finirà solo una volta che si sarà liberata la città dall’uomo che la contamina, avendo egli ucciso il padre e ingravidata la madre. Edipo da buon re si mette alla ricerca dell’uomo e scopre che è proprio lui. Sconvolto da questa scoperta si strappa gli occhi con la fibbia della cinta di Giocasta, sua madre e moglie, che già si era tolta la vita per il dolore e la vergogna.

(Le fotografie sono di Giuseppe Gioia)