Bivona: Protestano gli agricoltori alla diga Castello e chiedono l’acqua ad uso irriguo

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Ieri mattina sulla diga Castello di Bivona, nell’Agrigentino, si è svolta la manifestazione di protesta del comparto agricolo che chiede di conoscere su quanta acqua può contare per irrigare i pescheti a monte del territorio e gli agrumi a valle dell’invaso che ad oggi contiene poco più di 9 milioni di metri cubi. Ormai è guerra dichiarata tra i coltivatori, che in questi giorni per salvare le piante senz’acqua hanno operato la cascola delle pesche, e la Regione Siciliana che ancora non ha reso noto la quantità di liquido da erogare dalla dotazione dell’invaso dei Monti Sicani che serve il bacino sottostante ad agrumeto delle valli del Sosio-Verdura, Magazzolo e Platani.

Sul ciglio della diga, oggi con meno del 50 % della sua capacità, si sono presentati a protestare migliaia di agricoltori, sindaci ed amministratori comunali ed operatori economici e forze professionali dei comuni di Bivona, Santo Stefano Quisquina, Alessandria della Rocca, Cianciana, Cammarata, Montallegro, Cattolica Eraclea, Ribera, Calamonaci, Villafranca Sicula, Lucca Sicula, Burgio, Caltabellotta. Per tutti, ha spiegato le ragioni della generale protesta il sindaco di Bivona Milko Cinà che ha invitato la Regione Siciliana a comunicare agli agricoltori la quantità dell’acqua da utilizzare per scopo irrigo, dato che dall’invaso bivonese vengono prelevati quotidianamente per le popolazioni, ad uso civico, intorno ai 2,2 milioni di metri cubi complessivamente in un anno solare.

La “guerra” sta nei numeri e nelle destinazioni idriche. Sui 9 milioni di metri cubi invasati pare che 3 siano destinati alla soglia di salvaguardia della diga e 2 ad uso potabile. La Regione Siciliana sostiene che c’è un’altra soglia di sicurezza dell’invaso per 2 milioni circa e che 1,5 milione è soggetto all’evaporazione.

Agricoltori e i sindaci agrigentini controbattono che la soglia di salvaguardia va rispettata, che non ci sarà alcuna evaporazione perché si dovrà irrigare entro luglio per cui, unificando la soglia di sicurezza e l’evaporazione, ci sarebbero da utilizzare ancora 2,5-3 milioni che consentirebbero di fare due irrigazioni di soccorso in tutto il comparto, salvando la vita di milioni di piante e forse anche parte della produzione agrumaria.

Il “rebus” dovrebbe essere sciolto venerdì mattina a Palermo all’assessorato regionale all’Energia, Acqua e Rifiuti, in via Campania, dove arriveranno una decina di pullman stracolmi di coltivatori, sindaci e cittadini che chiederanno ancora una volta all’assessore Di Mauro di fare chiarezza sulle quote acqua che da circa un mese sono state azzerate per uso irriguo. Tanti agricoltori ieri mattina a Bivona erano arrabbiati perché dall’inizio di quest’anno le segnalazioni per immagazzinare l’acqua nel Castello non sono state tenute in considerazione dalle istituzioni regionali che hanno permesso e continuano ancora oggi a che il preziosissimo liquido del fiume Sosio-Verdura, senza alcun sbarramento, se ne vada inutilizzato a mare. Annunciano altre forme clamorose di protesta, se non avranno a giorni concrete risposte.