Calogero Spallino per la Confedercontribuenti scrive al Presidente Draghi denunciando che la provincia è rimasta senza fondi del PNRR e chiedendo un incontro urgente.
Egregio Presidente,
Voglio anzitutto ringraziarLa per il lavoro che sta facendo e per il coraggio che sta mostrando in una situazione emergenziale mai vista prima. Il nostro Paese ha bisogno di regole chiare, rigore, ma anche di speranza e fiducia. Considero la sua figura di uomo e professionista come riassuntiva di tutte le anzidette pre-condizioni.
Mi chiamo Calogero Spallino, sono il Responsabile per le relazioni nazionali e internazionali della Confedercontribuenti che ad oggi rappresenta circa 80.000 tesserati in tuta Italia. Oltre a ciò, sono un cittadino di Ribera, piccolo comune seppur, storicamente, economicamente centrale della Provincia di Agrigento.
Mi duole informarla che la mia Provincia, voglia per un’incapacità politica, voglia per problemi culturali, voglia per interessi individuali o disinteresse collettivo, rimane ad oggi fuori dai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Dopo aver letto il piano mi sono informato su dati utili alla comprensione dell’inammissibilità di tale perdita per tutto il comprensorio agrigentino.
Rispettivamente elencati :
– 43 comuni
– Superficie: 3.041,90 Kmq
– Abitanti: 455.083
– Densità: 149,60 ab./Kmq
– Codice ISTAT: 084
– Numero comuni: 43 (la stragrande maggioranza dei quali sottoposta a rischio sismico)
– 5 strutture ospedaliere in difficoltà (di cui 2 impegnati sul versante Covid, dunque non generalista)
– La rete viaria è priva di arterie autostradali, la cui assenza è però “compensata” da una fitta rete di strade statali
– L’unico aeroporto presente nel territorio provinciale è quello di Lampedusa, nelle Isole Pelagie, in Sicilia, i due aeroporti di riferimento sono quelli di Palermo/Punta Raisi e di Catania/Fontanarossa
– Fra i porti presenti in provincia, il solo destinato al traffico passeggeri per le Isole Pelagie è Porto Empedocle, Sciacca ha un porto peschereccio, Licata uno peschereccio e commerciale.
– L’agricoltura rappresenta l’attività prevalente dell’economia agrigentina. Differentemente da quanto accade in altre province siciliane, il terziario – in particolare servizi, trasporti, credito – non sembra una risorsa rilevante dell’economia locale. Stesso discorso può essere ripetuto per il settore secondario e per l’artigianato. Troppo alto, poi, risulta il numero delle ditte individuali, che rappresentano quasi quattro quinti del sistema imprenditoriale agrigentino, così occupando la settima posizione più alta in campo nazionale. Basso, infine, è il tasso di occupazione. In particolare, il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge soglie critiche, con la maggior parte dei giovani impiegati in lavori socialmente utili, oppure come precari presso vari enti e strutture; tuttavia, emerge il “dato confortante” di una buona percentuale della stessa popolazione giovanile interessata a dar vita a nuove attività imprenditoriali. Infatti, l’economia agrigentina risulta essere caratterizzata da una forte imprenditoria locale, espressa non solo in termini di indici di concentrazione ma anche nel numero di settori. Le attività economiche, però, sono prevalentemente a basso valore aggiunto, sicché relativamente modesto è il contributo dell’economia agrigentina alla formazione del Pil nazionale. Relativamente al reddito pro-capite si riscontra una situazione decisamente poco brillante, che colloca Agrigento in quintultima posizione nella graduatoria nazionale. La struttura produttiva, comunque, manifesta una notevole dinamicità imprenditoriale, testimoniata sia dall’alto tasso di evoluzione delle imprese, sia dal basso tasso di mortalità delle aziende. I settori dell’industria e dell’edilizia continuano a soffrire una posizione di marginalità nell’andamento economico della provincia mentre l’agricoltura risulta la risorsa produttiva più importante.
Riassumendo :
– 7° su 9 Province →per densità demografica
– 4° su 9 Province →per dimensione demografica
– 4° su 9 Province →per componenti medi della famiglia
– 5° su 9 Province →per incidenza di stranieri
– 6° su 9 Province →per tasso di natalità
– 2° su 9 Province →per tasso di mortalità
– 7° su 9 Province →per tasso migratorio
– 7° su 9 Province →per tasso di crescita
– 6° su 9 Province →per tasso di crescita stranieri
– 4° su 9 Province →per età media
– 4° su 9 Province →per indice di vecchiaia
Come lei stesso può vedere la nostra situazione non è per nulla rosea. Viviamo in una provincia quasi ultima in tutti i dati che contano, arretrata tecnologicamente e infrastrutturalmente. Se a ciò aggiungiamo la mancanza di capacità nel reperire i fondi quando disponibili ho il serio timore che questo gap, già visibile in Sicilia e ancor più visibile se equiparato ai comuni e alle Regioni del centro e del nord diventerà sempre, continuerà a farsi sempre più problematico. Non abbiamo strutture ospedaliere consone al diritto alla cura, non abbiamo autostrade di riferimento, le strade urbane e provinciali sono impercorribili, i porti sono distanti, gli aeroporti inesistenti.
TEMA AGRICOLTURA E STRUTTURE IRRIGUE:
Negli scorsi giorni il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha approvato, secondo criteri piuttosto stringenti, 149 progetti presentati dalle varie Regioni per l’attribuzione di 1,6 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destinati ad agricoltura e infrastrutture irrigue.
Sono stati approvati progetti un po’ da tutte le regioni, tranne una: la Sicilia. La Regione aveva presentato 61 progetti, per un totale di 423 milioni di euro, ma il ministero non ne ha approvato nemmeno uno, perché nessuno rispettava tutti i criteri necessari.
La decisione del ministero è stata resa pubblica in un decreto emesso il 30 settembre e riguarda una porzione limitata del PNRR, quella sugli “investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche”.
Si tratta comunque di finanziamenti ingenti, la cui perdita è una grave sconfitta politica e una prova di inefficienza per l’amministrazione regionale siciliana, che ha aperto una polemica piuttosto dura con il ministero, accusandolo di aver favorito le Regioni del nord.
Dei 61 progetti presentati dall’assessorato regionale dell’Agricoltura della Sicilia nessuno è rientrato nella graduatoria che è stata pubblicata nel decreto del ministero.
– 29 progetti non erano stati presi in considerazione fin dall’inizio;
– i restanti 31 sono stati bocciati per non aver rispettato i criteri indicati dal bando.
La Sicilia perde complessivamente 422.752.167 euro. Era questo l’ammontare delle proposte che l’assessore all’Agricoltura, Tony Scilla, aveva presentato questa estate.
Come funziona :
Il decreto firmato dal Ministro 5 Stelle Stefano Patuanelli divide le centinaia di proposte arrivate in
– subito finanziabili;
– finanziabili solo se arriveranno altre risorse;
– non ammissibili.
I 31 progetti della Regione sono finiti nella categoria “non ammissibili” (dunque, senza alcuna speranza di essere recuperati, neppure se arrivassero altre risorse).
Erano progetti che avrebbero dato una spinta importante al sistema irriguo dell’Isola.
Pare inoltre che le schede, caricate sulla piattaforma nazionale, nel caso dei sei progetti della provincia di Agrigento redatti dal consorzio di bonifica ex Agrigento 3, potrebbero essere corrette perché ci sarebbe un errore tecnico sulle voci e in merito ai 23 criteri che bisognava categoricamente rispettare per evitare l’esclusione che invece è arrivata categorica e puntuale. L’apertura ministeriale, che pare arrivare dallo stesso Ministro Patuanelli, riguarderebbe la possibilità che il presidente Nello Musumeci e l’assessore all’Agricoltura Antonino Scilla possano essere ricevuti a Roma al ministero dove quanti hanno redatto i progetti potrebbero spiegare le ragioni della valenza delle carte presentate, alcune delle quali avrebbero tutti i requisiti in regola per essere finanziati. Ancora tutto tace ad oggi.
Uno dei progetti bocciati vale 39,1 milioni e avrebbe potenziato il sistema di irrigazione dell’area di Ribera. Altro progetto da 37 milioni avrebbe garantito rifornimenti idrici regolari agli agricoltori di Naro, sempre nell’Agrigentino. Gran parte dei progetti bocciati erano stati studiati per sistemare perdite e potenziare le condutture nelle campagne della Valle del Belìce. In molti casi i progetti puntavano a incentivare il riempimento e il successivo sfruttamento della diga Garcia. I progetti sono stati presentati dai consorzi di bonifica, la Regione li ha curati come organismo di vigilanza ma evidentemente non erano sufficienti per essere presi in considerazione e sinceramente fatico a credere che ci sia un complotto anche perché qui non si parla di 1,2, 3 progetti, bensì di 61, 31 dei quali provenienti dal nostro territorio.
Quello che penso, in conclusione, è che è necessario rientrare. È necessario trovare un modo per rientrare in quel piano di investimenti anche perché sono un piano eccezionale derivante dall’emergenza pandemica. Non sappiamo se ci saranno altre possibilità economiche di questo tipo.
La nostra regione vive di Agricoltura, in particolare, come elencato nei dati, la nostra Provincia. Gli agricoltori non solo hanno problemi a raggiungere le campagne a causa del
dissesto stradale ma hanno addirittura anche problemi ad irrigare. Con tutti le sorgenti, i fiumi e i laghi che abbiamo penso sia inammissibile non utilizzare quantomeno le risorse che la natura ci concede tramite delle dighe non invasive. Tra l’altro, il passaggio dall’ormai fallita società di Girgenti Acque ad AICA ha sollevato non solo il problema dei debiti ma anche del reinserimenti di 320 persone oltre a un rifiuto di occuparsi di problemi gestionali poiché intesi come non retroattivi.
Di seguito un resoconto dei progetti bloccati per la Provincia di Agrigento :
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto esecutivo per il miglioramento dei sistemi di adduzione e di distribuzione nel comprensorio Garcia-Arancio adduttori Destra Carboj e Sinistra Carboj , condotte principali 1 e 4ain agro di Castelvetrano, Menfi e Sciacca. 4.430.000,00
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto esecutivo per il miglioramento dei sistemi di adduzione e di distribuzione nei comprensori Castello Gorgo Raia , Fanaco – Platani Turvoli e San Giovanni Furore. 3.580.000,00
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto esecutivo per il miglioramento del sistema di vettoriamento dell’adduttore “Garcia-Arancio” e per la produzione di energia idroelettrica. 9.993.079,09
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto per l’alimentazione a gravità dei comprensori irrigui a monte della Diga Castello con utilizzazione delle acque del bacino SosioVerdura. 28.075.000,00
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto definitivo per l attrezzatura del comprensorio irriguo Siritino Fasinella in territorio di Naro (AG) 37.470.000,00
– Consorzio di bonifica 3 Agrigento →Progetto definitivo per l’alimentazione a gravità della vasca Alta Martusa di Caltabellotta e per l’irrigazione delle contrade Castello e Scirinda in agro di Ribera con utilizzazione delle acque delle dighe Prizzi e Gammauta. 39.141.315,
TEMA STRADE E FERROVIE :
Il nostro territorio soffre di una grave ed enorme arretratezza tecnologica e infrastrutturale e nel 2021, in un mondo globalizzato che corre giorno per giorno, accontentarsi di quello che il territorio produce (che è di per sé importante) senza neanche provare a diversificare i finanziamenti al fine di possibili introiti futuri è poco utile per le generazioni che verranno e per il futuro della nostra provincia.
Guardiamo ad esempio alle comunicazioni stradali, ferroviarie e portuali :
La rete viaria (strade urbane ed extraurbane) è priva di arterie autostradali; Un reticolato di strade interne, che attraversano l’area provinciale, crea poi il collegamento con alcuni centri importanti.
Per quanto riguarda le linee ferroviarie (secondo uno studio del dossier Pendolari di Legambiente del 2020) i dati ci danno tra le 10 linee peggiori, che nel complesso coinvolgono oltre 3 milioni di pendolari, in particolare quella Palermo-Agrigento. C’è da dire anche che le stazioni servite da Trenitalia Sicilia sono 12 (di cui 4 tra Agrigento e Porto Empedocle, 1 a Canicattì, 2 tra Licata e Campobello di Licata, una a Racalmuto, 1 a Grotte, 1 a Cammarata) ricordando che i comuni della nostra provincia sono 43 e qui verrebbe da aggiungere che in merito alle direttive europee sulla riduzione dell’inquinamento non avremo mai la possibilità di adeguarci correttamente continuando in questo modo, quantomeno senza interventi specifici e mirati.
Pensiamo non si possa continuare in questo modo.
TEMA AEROPORTO :
Un’opera al centro dell’opinione pubblica da 60 anni, più volte acclamato, più volte presentato e come spesso accade mai perpetrato nel concreto. L’aeroporto più vicino a Agrigento è l’aeroporto di Comiso (CIY) che dista 98 km. Altri aeroporti vicini sono Palermo (PMO) (105.8 km), Catania (CTA) (132.8 km) e Malta (MLA) (182 km). Tutto ciò se consideriamo solo Agrigento, ma il nostro territorio è mal collegato praticamente ovunque e questo non permette a molti comuni montani e costieri un corretto accesso ai percorsi più veloci pertanto i tempi si allungano di molto. È da più di sessant’anni che si parla di costruire un aeroporto nella Sicilia sud-occidentale e, precisamente, in provincia di Agrigento, per lo sviluppo economico di quell’area fortemente depressa, per il superamento della marginalità geografica della provincia. I politici siciliani ed in particolare quelli agrigentini hanno sempre evidenziato, soprattutto in periodo elettorale, che la zona del sud-meridione versa in un notevole sottosviluppo socio economico e che un aeroporto nella zona dell’agrigentino avrebbe sicuramente significato uno sviluppo in campo turistico, agricolo, industriale e, conseguentemente occupazionale, oltre a costituire un celere mezzo di trasporto per gli agrigentini e tutti gli altri abitanti che gravitano nella zona ( era stato previsto un traffico di circa 700.000 passeggeri all’anno). Nel 1969 l’on Oscar Luigi Scalfaro propone di realizzare un aeroporto ad Agrigento. La legge n.111 del 1971, voluta dall’On Sinesio, prevede la realizzazione dell’aeroporto della Sicilia sud-occidentale unitamente a quelli di Firenze, Napoli e Olbia-Costa Smeralda (naturalmente questi tre sono stati realizzati). Viene indicata come località “Piano Romano “ nella piana di Licata e viene redatto il progetto. Negli anni ‘70 la Provincia Regionale stipula una convenzione con il ministero dei trasporti dell’aviazione civile per la costruzione dell’aeroporto (vengono individuati diversi siti: Licata, Racalmuto, Naro, Misilina). Il dott. Francesco Paolo Di Betta, prima come presidente dell’Associazione Provinciale degli Albergatori, successivamente come presidente dell’Unione Industriali ed infine come presidente della Camera di Commercio sollecita ripetutamente lo stato della pratica aeroporto di Agrigento. Negli anni 90 la Camera di Commercio fa inserire l’Aeroporto negli strumenti programmatori della Regione Siciliana e viene costituita la società AAVT (Aeroporto Agrigentino Valle dei templi). La società incarica gli ingegneri di scegliere il sito più idoneo. Quest’ultimi prima scelgono Misilina e successivamente
Acquamenta in territorio di Racalmuto. Iniziano tutta una serie di studi di fattibilità sull’aspetto operativo-aeronautico e su quello ambientale. Intanto la legge finanziaria del 1999, su interessamento del senatore Cirami, prevede uno stanziamento di 30 miliardi per la costruzione dell’aeroporto di Agrigento. Sono stati costituiti appositi tavoli tecnici. In tutta questa vicenda qualcuno ha remato contro e Agrigento nel 2021 continua ad essere isolata.
Nel 20019 tra l’altro C’è stata la possibilità che un’importante società, sostenuta da un istituto di credito, avrebbe voluto acquistare un appezzamento di terreno per costruire l’aeroporto. Il sopralluogo doveva riguardare il possibile acquisto di un appezzamento di terreno di circa 15.000 mq. Era interessata una società rimasta sconosciuta che si sarebbe rivolta all’agenzia “vero affare” di Favara, che, da quando si è diffusa la notizia, riceve quotidianamente decine di telefonate da chi è disposto a vendere il proprio terreno (come riportato da La Sicilia). Un aeroporto sarebbe la soluzione ottimale per promuovere il territorio anche (e specialmente) da un punto di vista turistico. Se da un lato molti turisti potrebbero raggiungere la città di Agrigento senza fare degli interminabili viaggi dagli aeroporti di Catania e Palermo (con tutte le disconnessioni che presentano attualmente questi tragitti), d’altro canto gli stessi agrigentini avrebbero la comodità di prendere l’aereo vicino casa. Ma di aeroporto ad Agrigento se ne parla ormai da diversi anni, senza che un progetto serio si concretizzasse realmente. L’aeroporto dovrebbe essere tanto capiente da contenere fino a 80 posti per Atr e sono state pensate due soluzioni: una riguarda un’aviopista, l’altra un terreno di 13 ettari sulla ss115 ter. Di aeroporto si parla anche in riferimento a Cattolica Eraclea, in particolar modo nella zona di Piana Vizzì. Alcuni consiglieri comunali di Cattolica pongono l’attenzione sulla particolare idoneità della Piana Vizzì che non presenta particolari dislivelli, con una lunghezza di 3 chilometri per la costruzione della pista. Dell’aeroporto si è tornato a parlare nei giorni odierni con l’ok da parte del consiglio comunale della città capoluogo.
IN CONCLUSIONE :
In questo appello non si vuole dire che si possa fare tutto e subito, ci mancherebbe, ma si vuole dire che alla luce di così tanti finanziamenti reperibili dal PNRR si sta avendo nessuna o pochissima lungimiranza.
Sperando questa lettera possa esserle risultata utile per una maggiore comprensione dell’attuale situazione e delle attuali necessità del territorio agrigentino, spero di poterla presto incontrare per farle un resoconto di persona in rappresentanza dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare e in rappresentanza della Provincia nel quale ho avuto la fortuna, non per gestione ma per bellezza geografica e potenzialità territoriale, di crescere.
Calogero Spallino Confedercontribuenti





