È possibile ritrovarsi nel proprio territorio, a metà strada tra Ribera e Seccagrande, un geosito straordinario e non averlo mai notato? Eppure è così suggestivo, che per la similitudine non soltanto dal punto di vista geologico, ma soprattutto morfologico, può essere paragonato senza tema di “lesa maiestatis”, alla blasonata Scala dei Turchi!
Si tratta di un costone marnoso che i corsi d’acqua e gli elementi atmosferici hanno modellato nel corso di milioni di anni, in una sorta di anfiteatro con tanto di gradoni, che ricorda in modo impressionante, sia il costone marnoso di Scala dei Turchi, che il teatro greco si Eraclea Minoa, anche quest’ultimo scavato nella marna, non per mano della natura, ma dall’uomo.
Il teatro di Eraclea, è un capolavoro di architettura greca, che oggi possiamo visionare com’era, solo guardando antiche cartoline, dato che nel tentativo di proteggerlo dall’erosione, era stato dapprima infelicemente rivestito da plexiglas (che ha contributo ad accelerare i processi di disgregazione della tenera roccia) e recentemente da una copertura che deturpa tutta l’area archeologica; il nostro anfiteatro naturale, sito in contrada Anguilla, vicino alla necropoli, nonostante la gravosa mano dell’uomo lo abbia addobbato di tralicci e cavi di alta tensione, si presenta integro, splendente di un bianco abbagliante, che vira verso il blu, sia alla luce del sole, che illuminato dalla luna.
I candidi bianchi cuscini che compongono gli elementi dei questa cavea naturale, sono composti da marna, una tenerissima roccia che rappresenta la testimonianza geologica del ritorno dell’acqua marina intrisa di fanghi, nel bacino del Mediterraneo, dopo che la cosiddetta crisi di salinità aveva prosciugato il nostro mare… proprio cosi: circa 6 milioni di anni fa, probabilmente a causa del sollevamento tettonico di Gibilterra e dell’aumento della temperatura del pianeta, il Mediterraneo senza il ricambio delle acque dall’oceano Atlantico, divenne progressivamente una sorta di palude salmastra fino a prosciugarsi quasi del tutto, con la formazione di rocce chiamate evaporitiche, come il gesso ed il sale; poi alcuni milioni di anni dopo, lo stretto di Gibilterra tornò nuovamente ad abbassarsi e con spettacolari cascate, le acque miste a fango dell’Atlantico vennero a colmare la depressione del Mediterraneo, che tornò ad essere un mare. Testimonianza di questo processo di riempimento del nostro mare, sono proprio le marne di Scala dei Turchi, di Torre Salsa, di Capo Bianco e di Ribera.

Come godere di questo luogo di singolare bellezza? Un’idea è quella di ascoltarvi al tramonto, della buona musica, con eventi come quelli che ci hanno deliziato la scorsa estate ad Eraclea Minoa, organizzati da Giuseppe Mazzotta presidente del WWF Sicilia area Mediterranea, con la direziona artistica del maestro Nino Macaluso. Il luogo è di facile accesso e l’acustica deve essere straordinaria; niente sedie, poiché è sufficiente portarsi da casa un cuscino ed indossare un vecchio jeans : il resto è godimento assicurato.
Ma non è tutto bianco, quello che luccica: oltre all’elettrodotto, che se pur antiestetico ha sempre una sua funzione, questo sito è stato deturpato ancor più gravemente, dalla mano dell’uomo, quella manina che approfittando dell’isolamento del luogo, si apre troppo spesso per depositare rifiuti di ogni tipo, nel nostro caso, proprio dietro l’ampia cavea di marna!
A bonificare il sito, potrebbero intervenire le mani buone dell’uomo, come quelle dell’Amministrazione Comunale, dei soci del WWF e di semplici volontari, che come in altre occasioni hanno riparato il danno apportato dagli altri, dimostrando che ad essere “lontani dalla civiltà”(come è stato affermato da una giornalista francese, percorrendo la provinciale Ribera-Borgo, colma di sacchetti di spazzatura), non sono i riberesi, ma uno sparuto numero di individui, il cui grado di evoluzione si è fermato ad un livello neppure assimilabile a quello degli animali, dato che neppure gli animali, abbandonano i loro rifiuti, dove vivono!
E dopo aver riportato il sito al suo naturale splendore, si potrebbe dar luogo ad una prima teatrale, con uno spettacolo musicale o una rappresentazione teatrale, nel Teatro dei Turchi (così sarebbe bello chiamarlo), inaugurato dopo appena 5 milioni di anni!
Mimmo Macaluso





