Resoconto sul convegno del 10 ottobre 2014, “Paesaggio tra sviluppo e conservazione”

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In apertura è stato letto il documento riprodotto sulla brochure d’invito all’evento.
Sono intervenuti per i saluti ed una breve premessa
– Germano Boccadutri, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Agrigento
– Massimiliano Trapani, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della prov. di Agrigento
– Salvatore Graceffo, in rappresentaza del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Agrigento
– Fabio Tortorici, Presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia
– Calogero Zicari, in rappresentanza dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Agrigento
– Domenico Terlizzese, Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati della provincia di Agrigento
– Vincenzo Grillo, Presidente del Collegio degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati delle provincie di Agrigento e Trapani
A seguire sono intervenuti
L’on. Roberto Di Mauro, deputato regionale, che ha ribadito la necessità di collegarsi ai territori per la stesura ti tutti i livelli di pianificazione.
L’On. Tonino Moscat, deputato nazionale, che ha contestato i principi fondativi di questo Piano paesaggistico, aggiungendo che è necessario collegarsi a tematiche più ampie che consentano di intercettare finanziamenti europei per creare occasioni di sviluppo e lavoro.
Quindi è stata la volta delle relazioni scientifiche.
Ha iniziato il prof. Ferdinando Trapani, che si è soffermato sul concetto di identità e di paesaggio. La legge sul paesaggio del ’39 si basava sulla necessità di costruire una nazione. Paesaggio è identità nazionale, patria. Oggi manca questo radicamento culturale e “chi fa il Piano” non può che essere “chi abita il territorio”. La mancata partecipazione (concertazione) rende monco questo Piano Paesaggistico.
A seguire, il prof. Giuseppe Trombino ha sostenuto che questo Piano Paesaggistico prevede solo tutele e non prevede alcun progetto di paesaggio. Solo colorazioni in rosso, verde e giallo, per il resto nulla. Questo approccio è sbagliato.
Nel dibattito successivo sono intervenuti:
Mimmo Fontana, Presidente regionale di Lega Ambiente, che si è detto d’accordo con quanto sostenuto dal prof. Trombino affermando che è stata una grandissima occasione perduta, dove sono state vincolate con livello di tutela 3 (il massimo) dei luoghi che invece andrebbero demoliti e ricostruiti, luoghi da riqualificare che, in questo modo, brutti sono e brutti rimarranno. Un Piano Paesaggistico deve prevedere la riqualificazione con un “progetto” complessivo del paesaggio, dove la pianificazione non può e non deve essere esclusa, dove le professionalità che ne redigono le linee devo possedere capacità pianificatorie e non soltanto conservatrici. Uno degli errori principali è stato quello di partire dal Piano Agricolo Forestale, vincolando tutto ciò che è “verde”, farse al fine di garantire superfici a quella manovalanza che si dovrebbe occupare di foreste. Non si trova altra logica giustificazione. Le osservazioni al piano non bastano. La sospensione non basta. Il Piano Paesaggistico va REVOCATO.
Su delega di Erica Capraro, responsabile del WWF di Agrigento, è intervenuto l’arch. Giuseppe Mazzotta sostenendo che anche per il WWF questo Piano Paesaggistico non soddisfa e non produce gli effetti che uno strumento di così grande importanza dovrebbe generare. Tutt’altro. La mancata concertazione ed informazione da parte delle popolazioni abitano i luoghi tutelati, produce un risultato di contrarietà indotta ad un Piano che viene vissuto come imposto dall’alto e di cui si leggono evidenti tutta une serie di errori e contraddizioni. Anche per il WWF, quindi, il Piano Paesaggistico va revocato oppure sospeso per ottemperare in modo serio all’obbligo di concertazione che la legge impone.
Per il Dr. Giuseppe Castellana, già alto dirigente regionale, il P.P. difetta nel processo di condivisione procedimentale, dove tutto ciò che è verde è stato vincolato a “bosco”. Una grave carenza a livello regionale, nell’era del digitale, inspiegabilmente è la mancanza di una carta dei vincoli onnicomprensiva, che faccia chiarezza una volta per tutte. E poi il tempo, gli imprenditori non possono sopportare i tempi che la politica e la burocrazia assegnano ad ogni loro atto, con il risultato che ogni iniziativa imprenditoriale, in Sicilia, viene negata.
Il vice Presidente nazionale della CNA, Giuseppe Montalbano, ha parlato di crisi epocale del settore artigianale. Il problema è di carattere burocratico. Siamo ad una soglia dal “default” e sembra che nessuno si preoccupi seriamente di produrre atti utili a sbloccare l’economia nazionale. Anzi, a tutti i livelli, si trovano o si inventano paletti per far accrescere i micro poteri diffusi.
L’arch. Giuseppe Vella, dirigente tecnico comunale, ha dichiarato che da Agrigento deve partire un messaggio chiaro. Manca una normativa siciliana “chiara ed applicabile”. Il P.P. non è stato per niente partecipato e NESSUNA osservazione presentata dai Comuni stata presa in considerazione.
Infine, l’On. Giovanni Panepinto, deputato regionale ha detto che questo Piano è stato un furto ed è delinquenziale chi continua a sostenerlo. Gli Ordini e collegi professionali DEVONO OCCUPARE l’Assessorato regionale ai BB:CC: Un livello così basso da parte di chi è chiamato a dirigere l’Assessorato regionale non è stato mai visto. Gli strumenti che servono a governare i territori devono essere “agili”, ed a tal fine è utile de localizzare le scelte di governo pensando anche a forme di “disobbedienza civile” (sui centri storici, ad esempio) per “primus vivere”.
Ha chiuso i lavori l’arch: Massimiliano Trapani, in rappresentanza della Rete delle Professioni Tecniche che ha organizzato il Convegno, affermando che si è avuta conferma, da tutti gli interventi che si sono succeduti, che evidentemente NOI PROFESSIONISTI NON SIAMO STATI DEI VISIONARI. Infatti, sentendo i professori universitari, il mondo del volontariato ambientalista, le categorie produttive, la politica, ci sentiamo rafforzati nel nostro convincimento che bisognerà proseguire nella nostra azione di contrasto e di proposta, e ciò nonostante la nostra posizione, sinora, sia stata possibilista per una sospensione, piuttosto che per la radicale revoca del P.P. suggerita da più parti. Raccogliamo il GRANDE SUCCESSO di partecipazione, che ha visto più di 500 professionisti assistere a questo dibattito, e l’invito da più parti invocato ad ALZARE I TONI della protesta, che nei prossimi giorni sarà concordata fra tutti i Presidenti.

GIUSEPPE MAZZOTTA