Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla geografia di una città, ma alla sua anima. Luoghi che custodiscono ricordi, raccontano storie e conservano, quasi gelosamente, le abitudini e le tradizioni di intere generazioni. A Ribera, uno di questi luoghi è certamente il Circolo dei Buoni Amici, una prestigiosa istituzione che, dal lontano 1844, accompagna la vita sociale della nostra cittadina.
Quando il Circolo muoveva i suoi primi passi, l’Italia unita non esisteva ancora. La Sicilia apparteneva al Regno delle Due Sicilie e gli avvenimenti che avrebbero condotto al Risorgimento erano ancora in gran parte da scrivere. Da allora sono passati i moti rivoluzionari del 1848, l’impresa dei Mille, l’Unità d’Italia, due guerre mondiali, la nascita della Repubblica e le grandi trasformazioni economiche e sociali del Novecento.
Eppure, mentre fuori tutto cambiava, il Circolo continuava a rappresentare un punto di riferimento, un luogo d’incontro, di conversazione e di appartenenza.
Varcare oggi la soglia del Circolo dei Buoni Amici significa entrare in una dimensione particolare, dove il presente convive con il passato. È come se le pareti, gli arredi e gli ambienti avessero conservato qualcosa delle voci, delle discussioni e delle storie di quanti, nel corso degli anni, hanno frequentato quelle stanze.

Qui generazioni diverse continuano a incontrarsi. Gli anziani portano con sé il patrimonio dell’esperienza e della memoria; i più giovani rappresentano la continuità di una tradizione che, proprio attraverso il confronto tra età differenti, trova la forza per rinnovarsi.
E tra le immagini più caratteristiche di questo ambiente ve n’è una che merita di essere ricordata: la lettura del giornale con il tradizionale bastone portagiornale.
Un gesto semplice, quasi un piccolo rito, che ci riporta a un’epoca in cui il giornale rappresentava uno dei principali strumenti di informazione e di conoscenza del mondo. Le pagine, sistemate sull’apposito supporto di legno, venivano sfogliate con calma, mentre attorno prendevano vita conversazioni, commenti e discussioni sui fatti del giorno.
Era un modo diverso di informarsi. Non esisteva la rapidità dei telefoni cellulari, non c’erano notizie che si susseguivano continuamente sugli schermi. C’era il tempo della lettura, della riflessione, del confronto. E soprattutto c’era il piacere di condividere una notizia, di discuterla insieme, magari con opinioni differenti, ma con quella partecipazione che rendeva il Circolo una piccola comunità nella comunità.

Quel bastone portagiornale, apparentemente un oggetto di altri tempi, assume così un significato che va ben oltre la sua funzione pratica. Diventa il simbolo di una cultura della socialità, di un modo di vivere i rapporti umani che oggi rischia lentamente di scomparire.
Tra le testimonianze custodite all’interno del Circolo merita una particolare attenzione il ritratto di Francesco Crispi, racchiuso in una ricca cornice decorata. La sua presenza richiama il legame tra la storia della nostra cittadina e quella dell’Italia.
Crispi, nato a Ribera nel 1818, aveva ventisei anni quando il Circolo iniziava la sua lunga storia. Erano gli anni che precedevano i grandi sconvolgimenti del Risorgimento, ai quali egli avrebbe preso parte da protagonista, fino a raggiungere i vertici della politica nazionale.

Quel ritratto sembra stabilire un ideale collegamento tra due secoli di storia, ricordandoci come anche i luoghi della quotidianità possano diventare custodi della memoria collettiva.
Perché un circolo storico non è soltanto un insieme di stanze, di tavoli e di sedie. È soprattutto l’insieme delle persone che lo hanno frequentato, delle amicizie che vi sono nate, delle discussioni che vi si sono accese e dei ricordi che vi sono rimasti.
In un tempo in cui molte tradizioni vengono abbandonate e tanti luoghi di aggregazione scompaiono, la presenza di un’istituzione nata nel 1844 assume un significato ancora più importante.

Il Circolo dei Buoni Amici è, in fondo, un piccolo grande patrimonio di Ribera. Un patrimonio fatto di storia, di uomini, di relazioni e di quella particolare atmosfera che si avverte entrando in un luogo nel quale il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.

Perché le città non vivono soltanto attraverso i loro monumenti e le loro strade. Vivono anche attraverso quei luoghi nei quali, generazione dopo generazione, si continua a coltivare il valore dell’amicizia.
E non potrebbe esserci testimonianza più bella per un circolo che, fin dalla sua denominazione, ha scelto di chiamarsi dei Buoni Amici.
EMANUELE MICELI





