La rassegna «Libri sotto le Stelle» ha accolto, nell’atrio del Complesso Monumentale Fazello, uno degli autori più apprezzati della narrativa italiana contemporanea, Luca Bianchini, che ha presentato il suo ultimo romanzo, Le ragazze di Tunisi, pubblicato da Mondadori.
Più che la semplice presentazione di un libro, quella di Bianchini è stata una narrazione intima, capace di intrecciare ricordi personali, storia familiare e memoria collettiva. L’autore ha raccontato come il romanzo sia nato quasi per caso, dopo la scomparsa del padre, sfogliando vecchi album di fotografie insieme alla madre. Immagini che lo hanno riportato in una Tunisi che conosceva soprattutto attraverso i racconti di famiglia.
La madre, nata a Tunisi da una famiglia siciliana emigrata nel secondo dopoguerra, gli ha restituito un mondo fatto di cortili condivisi, profumi, tradizioni e convivenza tra culture diverse. Da quei ricordi è nata una storia che racconta una comunità italiana ormai quasi dimenticata, quella dei tanti siciliani che scelsero la Tunisia come terra di lavoro e di speranza.
Nel corso dell’incontro, Bianchini ha ricordato come per anni avesse quasi messo da parte quelle origini, preferendo identificarsi con la famiglia paterna toscana. Soltanto ascoltando i racconti della madre ha scoperto quanto quella parte della sua storia fosse invece profondamente radicata nella propria identità.
Tra i passaggi più suggestivi del romanzo vi è l’immagine della giovane Anna che, dal terrazzo di casa, osserva le navi in partenza dal porto di Tunisi verso l’Italia, immaginando un futuro oltre il mare. Un’immagine che racchiude tutta la malinconia e la speranza di chi sogna una vita diversa.
Al termine della presentazione abbiamo avuto l’opportunità di scambiare alcune riflessioni con l’autore. Gli ho confidato che proprio quella scena iniziale mi aveva particolarmente colpito. Frequentando la Tunisia da diversi anni per le missioni umanitarie che svolgiamo nel sud del Paese, ho avuto spesso l’impressione di assistere alla stessa scena, ma capovolta nel tempo.
Se negli anni Cinquanta erano molti gli italiani residenti a Tunisi a guardare con nostalgia le navi dirette verso la propria terra d’origine, oggi sono tanti giovani tunisini che osservano noi italiani arrivare nel loro Paese, confidandoci il desiderio di partire. Ragazzi e ragazze che sognano un futuro in Europa, ma che molto spesso si scontrano con l’impossibilità di ottenere un visto per espatriare legalmente.
Una riflessione che Luca Bianchini ha condiviso con interesse, riconoscendo come il Mediterraneo continui a raccontare le stesse speranze, pur con protagonisti diversi. Cambiano le direzioni dei viaggi, ma restano immutati il desiderio di costruirsi un futuro migliore e quella sottile malinconia che accompagna chi guarda l’orizzonte immaginando un’altra vita.
È forse questo uno dei messaggi più profondi di Le ragazze di Tunisi: il Mediterraneo non è soltanto un mare che separa due continenti, ma uno spazio che unisce storie, culture e destini, ricordandoci che, al di là delle epoche e delle frontiere, i sogni delle persone finiscono spesso per assomigliarsi.
Emanuele Miceli





