Paolo Pendola, ricercatore, storico, artista, di Burgio presenterà, con la collaborazione delle amministrazioni comunali di Villafranca Sicula e di Lucca Sicula il suo ultimo libro “La Truffa del Risorgimento” – Intervista a Garibaldi.
Noi lo abbiamo intervistato ampiamente e ci ha raccontato le sue ricerche, gli studi, tratti della sua vita e aspetti del suo impegno culturale e sociale.

Chi è Paolo Pendola ?
– Ha 75 anni, è maestro d’arte ceramista, ha conseguito la maturità magistrale, è pensionato, è sposato con Maria Restivo da 49 anni, ha due figli, Giuseppe e Davide, e due nipotini, Paolo e Chiara.
Parliamo dell’ultimo libro su “La Truffa del Risorgimento”. Cosa l’ha spinto ad occuparsi di un fatto storico nazionale ?
– La lettura di libri non scolastici in cui è descritta la verità storica su L’Impresa dei Mille , le testimonianze di garibaldini, Borboni e ufficiali inglesi presenti a Palermo che hanno avuto contatti diretti con Garibaldi.
Chi era Garibaldi ?
– Garibaldi è stato un idealista, massone, inizialmente repubblicano e mazziniano, poi passato dalla parte dei Savoia anche per convenienza. Ricordo che era stato condannato a morte assieme a Mazzini per i moti di Genova del 1834. Della sua impresa (quella dei Mille) rimane il fatto che si pentì pubblicamente, scrivendo all’amica Adelaide Cairoli: “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Io ho la coscienza di non aver fatto male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato odio”. Il suo mito di Eroe dei Due Mondi analizzando bene la sua storia, non è altro che una bufala ottocentesca che ancora persiste.

La Sicilia con L’ Unità d’ Italia ci ha perso o guadagnato ?
– Secondo il mio pensiero, la Sicilia con il resto del Regno delle Due Sicilie, ha interrotto il suo percorso storico perché d’un tratto si è ritrovata colonia di un piccolo Stato, indebitato fino al collo con l’Inghilterra. La Sicilia, è storia, non digeriva tanto i Borboni, perché da sempre pretendeva una certa autonomia mai concessa. La Sicilia, così come del resto le regioni meridionali, nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia, non sono diventate italiane, ma sono state annesse al Piemonte come è stato ripetuto spesso dagli stessi Presidenti del Consiglio nelle sedute della Camera dei Deputati in risposta a interrogazioni di deputati meridionali. La prova certificata è il nome adottato del re Vittorio Emanuele II che avrebbe dovuto essere Vittorio Emanuele I re d’Italia.
Dove ha già presentato il libro ?
– Il libro ha avuto il battesimo a Burgio presso il Circolo Unione il cui presidente è Santino Rizza che, assieme al prof. Vito Di Leonardi, ha curato la presentazione e il dibattito seguente. Ho avuto anche il piacere di presentarlo a Ribera, presso la sala convegni del Comune con la collaborazione dell’amico giornalista Totò Castelli che mi ha coadiuvato nella presentazione del libro. Poi in altre cittadine come Corleone, presso la sede del CIDMA, il Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del Movimento Antimafia. In questa sede fui coadiuvato da Leoluca Cascio. Poi Caltabellotta, Alessandria della Rocca, Bisacquino e Catania presso il Movimento Siciliano d’Azione, uno dei movimenti indipendentisti più importanti di Sicilia. Serata importante in cui fui coadiuvato da Mirko Stefio segretario del Movimento.
Pensa di continuare ad occuparsi di tali tematiche storiche ?
– Dalla pubblicazione del libro ho continuato a occuparmi di Risorgimento e, in particolare, dell’Impresa dei Mille perché non si finisce mai di scoprire verità nascoste. In questi giorni aspetto un’opera in due tomi di mille pagine dal titolo “ 1860 La Verità” che è la seconda serie di un’opera iniziata con un primo volume del 2022 con oltre duecento documenti sull’Impresa di Garibaldi. Due autori e ricercatori di Portici, Claudio Romano e Antonio Formicola, da anni lavorano su questo tema risorgimentale, mettendo alla luce documenti inediti anche alla storia ufficiale. Sto studiando in modo particolare anche le figure che la storia ci ha lasciato come i Padri della Patria: Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini e Garibaldi e i rapporti intercorsi tra loro specialmente nei fatti dell’Impresa dei Mille.

È passato dalla storia locale, da Burgio e i suoi personaggi, a vicende nazionali. Come mai ?
– Non ho finito di studiare e fare ricerche su Burgio e burgitani che hanno lasciato un segno nella storia. Entro la fine dell’anno darò in stampa l’ultimo libro che tratta di storia del mio paese dal titolo: “ Burgio, il cinquecento e altre storie”. Una raccolta di notizie storiche del XVI secolo e altre storie di cui molte inedite che trattano aneddoti e fatti di cronaca avvenuti nei secoli passati. In appendice una raccolta di foto molte delle quali mai pubblicate. Ho un altro lavoro iniziato da tempo dal titolo “ Cerco l’Uomo”, un saggio che vorrei trasformare in romanzo.
Quali altri libri ha scritto ?
– In tutto sono dodici di cui un romanzo “ Laggiù ad Atene” e un commedia in dialetto siciliano “ L’Amuri Vinci” non ancora portati in stampa.
Come ha finanziato la loro pubblicazione ?
– Tutte le mie pubblicazioni sono state autofinanziate

Ha altri hobby: scultura, pittura, ceramica ?
– Sebbene mi sia diplomato nella sezione ceramica presso l’Istituto Statale d’Arte di Sciacca, nei primissimi anni degli anni Settanta iniziai a dipingere con la tecnica ad olio. L’Espressionismo astratto fu seguìto dal Realismo fino all’Astrattismo puro di oggi. Sempre in quel periodo, avendo conosciuto il maestro scultore Carmelo Cammarata di Bivona, iniziai l’avventura della scultura con l’alabastro, ma fu solo una piccola parentesi. Mi sono dedicato molto alla fotografia, immortalando tutti gli angoli e i monumenti di Burgio e creando un archivio con migliaia di foto. Nel 2013 iniziai a manipolare l’argilla creando manufatti unici in terracotta e in maiolica e, in particolare, piccoli e grandi presepi sempre in terracotta, ottenendo ottimi riconoscimenti nei concorsi locali di “ Presenpinfesta” annuali a Burgio.

Cosa può fare per Burgio e cosa la città potrebbe fare per lei ?
– Credo di avere fatto e dato tanto al mio paese. Il mio amore per questo luogo lo dimostrano i fatti, le pubblicazioni, centinaia di quadri e disegni raffiguranti strade, luoghi e monumenti, alcuni non più esistenti. Le mie maioliche sui muri e sulle panchine. Il mio passato da presidente della Pro Loco locale, in cui sono riuscito a portare in alto il nome di Burgio. Le mie ricerche e alcune scoperte storiche che sono andate aldilà delle precedenti dei miei conterranei che mi hanno preceduto. Vorrei fare ancora tanto per il mio paese ma, non ci sono le condizioni socio-politiche e culturali per poterlo fare. Per me il paese non può fare nulla.

Quale personaggio locale di ieri vuole ricordare e perché ?
– Voglio ricordare il maestro Antonino Provenzano che scrisse un libro dal titolo “ Nel paese Buio, Il sospiro della Giustizia”, Ed. Bartolomeo Guadagna, Sciacca 1908. Già il titolo è una storia. “ Buio” sta per Burgio a identificare un paese dall’oscurantismo esistente. Il maestro, dopo un po’ di tempo dalla pubblicazione del libro, dovette fare le valigie e trasferirsi a Roma con tutta la sua famiglia. Perché? Il suo libro è la storia della vita quotidiana di Burgio di quel tempo. Il maestro denuncia i soprusi, le angherie e le sopraffazioni dei potenti di turno tra i quali i consiglieri comunali e i possidenti nei confronti delle” classi meno abbienti”. Mai, il maestro, cita uomini e luoghi con il vero nome, usa sempre pseudonimi. Il maestro non è più tornato a Burgio.






