Agrigento: Il fuoco brucia i boschi dei Monti Sicani. Ospedale e famiglie sgomberati da Bivona e Santo Stefano. Monumenti messi in sicurezza da squadre forestali e canadair

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Il polmone verde dei Monti Sicani, nel territorio a cavallo tra le province di Agrigento e Palermo, è stato pesantemente cancellato dalle fiamme che hanno bruciato migliaia di ettari di bosco ancora da quantificare, hanno fatto sgomberare diverse centinaia di famiglie nelle periferie dei centri abitati e nelle villette di campagna presenti ai margini delle aree boschive e hanno fatto chiudere la casa di cura “Attardi” con il trasferimento in altre strutture sanitarie dei 22 pazienti ricoverati. La più grave tragedia ambientale dell’ultimo mezzo secolo.

La situazione non è ancora tranquilla perché i focolai sembrano spenti, ma di notte ripartono. Per tre giorni i canadair con centinaia di voli hanno fatto la spola tra il mare Mediterraneo, sul litorale di Ribera, Seccagrande e Borgo Bonosgnore, rovesciando sui boschi in fiamme dei Sicani tonnellate di acqua salata. I continui lanci d’acqua e gli interventi della Forestale, della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco con uomini e mezzi hanno messo in sicurezza aree sensibili del vasto territorio.

L’incendio, spinto dal vento di scirocco, da Bivona ha raggiunto il centro abitato di Santo Stefano Quisquina. Oltre 100 persone sono state già sgomberate in via precauzionale. Sono arrivati subito i canadair, ma hanno destato preoccupazione un deposito di ossigeno nella clinica Ignazio Attardi da dove sono stati portati via 22 pazienti, una stazione di rifornimento di carburante e una fabbrica di giochi d’artificio. Più squadre di vigili del fuoco arrivati dai distaccamenti di Sciacca e Canicattì, oltre a rinforzi di carabinieri e polizia, hanno presidiato le aree e messo in sicurezza gli impianti.

Il sindaco di Santo Stefano di Quisquina, Francesco Cacciatore, ha parlato di «situazione drammatica», invitando un centinaio di residenti di contrada Canfuto e Bosco Kadera a lasciare le proprie abitazioni. L’Anas ha reso noto che, a causa dell’incendio, è stata temporaneamente chiusa, in entrambe le direzioni, la strada statale 118 «Corleonese -Agrigentina» dal km 71,600 al km 73,800, a Santo Stefano Quisquina.

Evacuati quanti vivono per villeggiatura o si trovano nella zona di montagna al confine fra Cammarata e Santo Stefano Quisquina. Preoccupazione per il bacino dell’Acqua Vera e per alcune strutture della ristorazione. La strada all’altezza del Belvedere è chiusa, così come la provinciale 24 fra i due paesi. «Per motivi di sicurezza invito quanti si trovano nell’area montana a lasciare l’area con calma e a non utilizzare percorsi alternativi – dice il sindaco di Cammarata Giuseppe Mangiapane – Raccomando di seguire le indicazioni delle autorità».

A Bivona, a causa del vasto incendio, dopo i gravissimi danni ai boschi cancellati letteralmente dalle fiamme, sono saltate più tubature della rete idrica. «Abbiamo attivato il servizio di autobotte per garantire approvvigionamento idrico per le utenze che non hanno più acqua», ha spiegato il sindaco Milko Cinà.

L’eremo di Santa Rosalia, edificato a partire dal 1624 ai piedi del monte della Quisquina vicino alla grotta dove visse la Santuzza palermitana dal 1150 al 1162, è stato messa in sicurezza. Da ieri mattina e per tutta la giornata le squadre di terra, canadair ed elicotteri hanno bloccato l’arrivo del fuoco all’immobile che comprende la chiesa, la cripta, il convento e locali attigui. «Al momento sembra messo in sicurezza – spiega il sindaco di Santo Stefano Quisquina, Francesco Cacciatore – Siamo però preoccupati per il vento che non aiuta affatto le operazioni di spegnimento, anzi riaccende i focolai».

Dai prossimi giorni, tra cenere e tizzoni, inizierà la ricognizione per quantificare i danni delle fiamme che, grazie alla prevenzione e al pronto intervento, per fortuna hanno solo spaventato le popolazioni.